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Zika. Le informazioni sul clima arma contro il virus

Piogge e inondazioni renderebbero più vulnerabili alcune popolazioni alle infezioni. Il controllo di questi eventi potrebbe contrastare la diffusione del virus.

01 MAR - (Reuters Health) - Nell’isola caraibica di Barbados, la raccolta dell’acqua piovana è utilizzata per aumentare le scarse riserve di acqua. Ma c’è un problema: gli esperti di salute ambientale hanno registrato un aumento della riproduzione delle zanzare nei silos di raccolta. In un Paese che sta lottando contro la febbre dengue e che ha fatto registrare recentemente qualche caso di Zika virus, controllare la popolazione della zanzara Aedes aegypti, che trasmetterebbe all’uomo il virus, ha una elevata priorità.
 
Diarmid Campbell-Lendrum, capo dell’ufficio per il cambiamento climatico e per la salute dell’OMS a Ginevra, ha dichiarato che c’è una risposta facile ed economica: ricoprire i silos con delle zanzariere. Ma prima di tutto dovrebbe essere confermato il collegamento tra clima e problemi di salute, ma questo non sempre avviene. In Barbados, però, sembrerebbe che il collegamento ci sia, ha dichiarato.

La situazione epidemiologica
Il Paese caraibico è uno dei sette ad aver preso parte al primo progetto mondiale sull’adattamento dei sistemi di salute pubblica al cambiamento climatico, lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dal Programma di Sviluppo ONU nel 2010. Obiettivi del lavoro nelle Barbados erano: migliorare i servizi di raccolta dell’acqua per eliminare le zanzare, dare avvisi tecnici sulla costruzione e il mantenimento dei silos e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla sicurezza dei metodi di raccolta dell’acqua. “Si tratta di pianificare le aree urbane in modo che i progetti di insediamento e i servizi idrici e sanitari vengano progettati sulla base del rischio per la salute”, ha dichiarato Campbell-Lendrum. “Le pressioni fatte per analizzare l’impatto sulla salute del cambiamento climatico e degli eventi atmosferici estremi stanno aumentando man mano che Zika si diffonde”, ha precisato.


L’esponente dell’OMS avverte che i focolai attivi di Zika virus sono presenti in circa 40 Paesi dall’inizio dell’epidemia nel 2015. Inoltre, secondo la Pan American Health Organization (PAHO), nel continente americano la zanzara Aedes sarebbe in tutti i Paesi, eccetto Canada e Cile.

I sintomi del virus
L’infezione di Zika virus in sé, nella maggior parte dei casi, produce solo deboli sintomi o nessuno, ma gli scienziati stanno valutando se causa microcefalia nei neonati, un difetto per cui i bambini nascono con una testa più piccola del normale e potrebbero soffrire di problemi di sviluppo. Il virus Zika è stato anche associato alla sindrome di Guillain-Barré, una malattia rara nella quale il sistema immunitario attacca il sistema nervoso. Attualmente non ci sono cure né vaccini contro l’infezione da Zika, e l’OMS ha dichiarato che ci vorranno almeno 18 mesi per avviare i primi studi clinici su larga scala sull’immunizzazione. Il che significa che al momento sarebbe meglio puntare l’attenzione su dove e come il virus si riproduce, controllando le zone di riproduzione della zanzara vettore, dalle taniche di acqua ai sottovasi, alle grondaie e agli pneumatici usati, e prendendo precauzioni contro la puntura dell’insetto.

Zika e il clima
“Gli scienziati che studiano il clima hanno un ruolo chiave nella battaglia contro Zika, dal momento che le infezioni trasmesse dalla zanzara sono strettamente legate al meteo e alle condizioni climatiche”, ha dichiarato Campbell-Lendrum. “Mentre non si sa se e come il cambiamento climatico e il fenomeno meteorologico del Niño, che ha portato siccità e inondazioni in diverse parti del mondo nei recenti mesi, possano aver influenzato la diffusione del virus Zika – ha aggiunto parlando alla Thomson Reuters Foundation – è altamente probabile che queste condizioni meteorologiche inusuali possano aver reso più facile la sua trasmissione”.

I meteorologi avevano avvisato che El Niño, che provoca un riscaldamento della acque di superficie dell’Oceano Pacifico, avrebbe potuto essere seguito da un fenomeno opposto, noto come la Niña. Un evento che gli scienziati dovranno monitorare attentamente nei prossimi mesi per tenere sotto controllo la diffusione dell’infezione, unendo ai dati raccolti le informazioni sulle condizioni climatiche che favoriscono la riproduzione delle zanzare con i dati su dove stanno viaggiando le persone infette.

Erin Coughlan de Perez del Red Crescent Climate Center della Croce Rossa ha dichiarato che “man mano che si chiarisce il collegamento tra fattori climatici e Zika, potrebbero essere prese misure di sanità pubblica nelle aree a rischio per scongiurare epidemie”.

Rischio inondazioni e aumento della diffusione del virus
In un report sugli effetti del Niño sulla salute pubblica rilasciato a gennaio, l’OMS ha dichiarato che fino a maggio sono previste piogge più abbondanti della media in Sud America, in modo particolare in Ecuador, Perù, Paraguay, Uruguay, Brasile e Argentina. Queste potrebbero causare inondazioni e aumentare le malattie trasmesse dalla zanzara come la malaria, la febbre dengue, il chikungunya e Zika, hanno scritto gli autori nel report, il primo di questo tipo. “Stiamo dando molta più attenzione al collegamento tra clima e salute e stiamo cerando di usare queste informazioni per migliorare le risposte alle infezioni”, ha dichiarato Campbell-Lendrum.

Secondo Madeleine Thomson, esperta dell’International Research Institute for Climate and Society “è ormai sempre più riconosciuto il fatto che il clima debba avere un ruolo cruciale nell’ambito sanitario, ma le risorse per mettere in pratica questa realtà sono ancora poche. Il riscaldamento globale renderà infatti alcune popolazioni, in diverse parti del mondo, più vulnerabili alle malattie trasmesse dalle zanzare come dengue e Zika – ha dichiarato l’esperta – il punto chiave è capire come utilizzare le conoscenze per controllare meglio Zika e altre malattie infettive emergenti”.


Occhio alla dengue
Secondo l’OMS, la dengue, che causa sintomi simili a un raffreddore e potrebbe sfociare in una pericolosa febbre emorragica, è la malattia tropicale che si sta diffondendo più velocemente, con un numero annuale di casi che è aumentato di 30 volte negli ultimi 50 anni. Il fallimento nel controllare la dengue è dovuto in parte al fatto che le zanzare prosperano in piccole pozze di acqua stagnante nelle aree urbane e che le loro uova possono sopravvivere alla stagione secca.

L’urbanizzazione non pianificata potrebbe favorire la trasmissione della dengue e di Zika, dicono gli esperti. Questo è un problema nelle metropoli dei Paesi più poveri, in cui ci sono quartieri periferici dove mancano una rete idrica affidabile e case dignitose. “È la ricetta per un disastro e rafforza il bisogno di evitarlo con un’efficace pianificazione” ha dichiarato Robert Glasser, capo dell’Office for Disaster Risk Reduction delle Nazioni Unite (UNISDR).
La diffusione di Zika ha mostrato che l’emergenza può interessare tutti i Paesi, inclusi quelli più ricchi, facendo sentire il bisogno di cooperazione internazionale, azioni preventive e una risposta rapida, ha dichiarato Glasser. Ma gli sforzi per unire i singoli governi e le singole agenzie che lavorano separatamente sono ancora all’inizio, mentre una conferenza che dovrebbe affrontare il problema è in programma a Bangkok il prossimo mese.

Fonte: Reuters

Megan Rowiing

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

01 marzo 2016
© Riproduzione riservata


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