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Covid-19 e influenza. Molti sintomi sono uguali ma anche senza tampone a volte è possibile distinguerli. Intervista alla prof. Calderaro

di Camilla de Fazio

I primi sintomi di Covid-19 e influenza stagionale possono essere molto simili: febbre alta, tosse mal di gola. Alcune caratteristiche permettono di distinguere le due condizioni, in caso di incertezza comunque i medici dovrebbero ricorrere alla diagnostica infettivologica. Secondo la Professoressa Adriana Calderaro dell'Università di Parma, è ragionevole credere che i virus influenzali di quest’anno avranno un impatto minore sulla popolazione, poiché non sono stati segnalati nuovi ceppi rispetto a quelli contro cui gran parte della popolazione è immunologicamente “armata”. Il vaccino antinfluenzale resta quindi fortemente raccomandato

05 OTT - Sono 2.578 i nuovi casi di Covid-19 registrati nella giornata di ieri. Sarà un inverno complicato, con il rischio concreto che i casi continuino ad aumentare e con la circolazione dei virus influenzali che confonde le acque. Di fronte a febbre, tosse e mal di gola, come potremo fare una distinzione tra polmonite da coronavirus e influenza? Quanto è importante fare il vaccino antinfluenzale? Ne abbiamo parlato con la Professoressa Adriana Calderaro, Professore di Microbiologia e Microbiologia Clinica all’Università degli Studi di Parma.

Professoressa, proprio alcuni giorni fa, nel suo laboratorio avete identificato il primo caso di influenza stagionale: un bambino di nove mesi affetto dal virus influenzale del ceppo A sottotipo H3, probabilmente N2. Di che virus si tratta? I vaccini antinfluenzali proteggono anche da questo virus?
Il virus identificato è un patogeno noto ormai da quattro anni. Ha iniziato a circolare nella popolazione italiana nella stagione autunno/inverno del 2016, quindi la maggior parte degli adulti è entrata a contatto con questo virus, pertanto il nostro organismo è pronto a formulare una risposta protettiva. Inoltre, le preparazioni vaccinali proteggono contro questo ceppo particolare, quindi possiamo stare tranquilli.


Possiamo già immaginare quali saranno gli altri virus influenzali che circoleranno quest’inverno?
Sicuramente ci saranno i virus degli anni passati. Ci aspettiamo che continuino a circolare influenza A H1N1 e l’ultimo virus di specie B identificato. Non ci aspettiamo invece delle nuove varianti. Nelle regioni del mondo dove per questioni climatiche e stagionali ci sono già stati casi di influenza non sono stati segnalati nuovi virus per ora, quindi non abbiamo motivo di pensare che ci saranno delle novità.
Per questo motivo è ragionevole supporre che la maggior parte della popolazione sia già “armata” nei confronti dei virus e che l’influenza avrà un impatto minore.

I sintomi di Covid-19 e influenza stagionale sono simili per molti aspetti, possiamo ricordare quali sono?
Dal punto di vista clinico, all’esordio della malattia, i segni prodromici, quindi le prime manifestazioni che fanno pensare ad un’infezione dell’apparato respiratorio, non sono facilmente differenziabili perché oggettivamente entrambe le condizioni sono caratterizzate da febbre alta e da una sintomatologia a carico dell’apparato respiratorio che inizia con bruciore di gola, tosse e aumento delle secrezioni nasali.
Nell’influenza, però, in associazione alla febbre, o addirittura quando la febbre non è ancora manifesta, si avvertono dolori muscolari, articolari, cefalea, senso di stanchezza. Questo è abbastanza suggestivo del virus dell’influenza. Mentre nell’infezione da coronavirus questi dolori sono riportati raramente ed è comune, anche nelle fasi iniziali, l’alterazione di due sensi, il gusto e l’olfatto. Nella storia dell’influenza non abbiamo questo tipo di alterazioni e questo ci aiuta nella diagnosi.
È chiaro che se i dolori muscolari e articolari non sono particolarmente accentuati, se c’è un’ostruzione nasale importante che altera l’olfatto e il senso del gusto è modificato perché il paziente si è automedicato con degli antinfiammatori, è difficile distinguere le malattie. In quel caso la diagnostica virologica è fondamentale, quindi si procede o a un prelievo di secrezioni naso-faringee (aspirato naso-faringeo) o a un tampone faringeo a partire dal quale il virologo può identificare e differenziare tutti i virus dell’apparato respiratorio presenti.

Sarà possibile effettuare questo tipo di analisi per tutte le persone che si ammalano?
La diagnostica infettivologica deve passare per il medico. In base alla storia del paziente e ai sintomi il medico decide se far eseguire un esame diagnostico oppure no. A volte dimentichiamo l’importanza del medico. Credo che i medici italiani abbiamo dimostrato di essere persone molto ragionevoli, molto sagge e molto preparate, e il passaggio attraverso il proprio medico è fondamentale prima di automedicarsi o autodiagnosticarsi qualcosa.

Quanto è importante la vaccinazione antinfluenzale quest’anno? Secondo lei andrebbe estesa alla popolazione in generale?
Il Ministero della Salute suggerisce la vaccinazione, che è consigliata e non è obbligatoria, per le fasce che sono più a rischio e non per tutta la popolazione. Tornando al discorso di prima, poiché non si tratta di virus influenzali nuovi e li abbiamo sicuramente incontrati, non c’è una popolazione priva di esperienza immunologica. Quindi oggettivamente non c’è un presupposto scientifico che giustifichi una vaccinazione antinfluenzale a tappeto.

In un vostro studio, pubblicato di recente sull’International Journal of Infectious Diseases mostrate come nei mesi passati Sars-Cov-2 circolava in concomitanza con altri virus respiratori. È possibile che lo stesso soggetto si ammali contemporaneamente di Covid-19 e di influenza?
In teoria è possibile, lo sappiamo. Le infezioni virali dell’apparato respiratorio sono molto frequentemente delle infezioni miste, quindi causate da più di un agente contemporaneamente, anche perché la modalità di trasmissione è la stessa. Altri coronavirus noti, che circolano ormai da decenni, danno infezioni miste. Quindi probabilmente anche Sars-Cov-2 è in grado di infettare con altri agenti. Lo abbiamo già visto nella stagione appena passata: all’apice della pandemia, in primavera, sono state diagnosticate delle infezioni da Sars-Cov-2 in maniera concomitante con altri agenti virali.

In questi casi ci attendiamo un’infezione più grave?
Non necessariamente. Nel nostro studio, per esempio, abbiamo osservato che le persone affette da Sars-Cov-2 e da altri virus hanno avuto un decorso simile a quello di una normale influenza o di un’infezione causata da due virus respiratori noti. La gravità dipende più che altro dalle condizioni di partenza del soggetto: lo sappiamo, nei giovani in salute l’infezione generalmente non porta a complicanze, proprio come accade per l’influenza; invece, in caso di comorbidità e/o età avanzata, ci può essere un maggior danno funzionale dell’apparato respiratorio. Comunque, sia nel caso dell’influenza sia nel caso del Covid-19, la storia naturale dell’infezione prevede una risoluzione spontanea perché il soggetto è in grado di sconfiggere l’infezione.
 
Camilla de Fazio

05 ottobre 2020
© Riproduzione riservata


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