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Diritto di critica

So per esperienza che il rapporto tra critica e relazioni è difficile ma nessuno di noi che abbia a cuore le sorti della sanità pubblica, dovrebbe rinunciare a renderlo possibile perché le relazioni, quanto la critica, sono beni preziosi per tutti

14 MAR - Ai quesiti posti su questo giornale a Cittadinanzattiva e relativi alla sua proposta di ricorrere alla sussidiarietà e quindi ai Comuni per risolvere la grande questione della diseguaglianza, non ho avuto risposte. Peccato. Mi dispiace.
 
I cognitivisti sostengono che dietro ai comportamenti apparentemente incomprensibili delle persone vi sono sempre delle ragioni in qualche parte della mente. Quali quelle dietro all’indifferenza di Cittadinanzattiva? Il sospetto che ho è che vi sia imbarazzo nei miei confronti a causa di un precedente editoriale (QS 6 novembre 2017).
 
Siccome mi interessa discutere con Cittadinanzattiva tutte le sue proposte per la semplice ragione che è una delle più importanti associazioni civili impegnata nella sanità, del nostro paese, non ho alcuna difficoltà a dissipare, tirando un po’ ad indovinare, eventuali malintesi. L’occasione tuttavia è buona per fare una riflessione sui problemi che immancabilmente esistono tra critica e relazioni con gli altri.

 
Tutti e ciascuno
Sono precisamente 8 anni che scrivo editoriali su questo giornale:  771 in tutto. Vale a dire 97 editoriali all’anno, 8 al mese e 2 a settimana. Per non contare le migliaia di articoli scritti su altri giornali durante gli ultimi 40 anni e più recentemente sul mio blog. Davvero tanti.
 
Scrivere è l’unico mezzo che ha un cittadino solo, libero di essere un cittadino, di perseguire magari vox clamantis in deserto il proprio sogno riformatore che, nel mio caso, è quello di curare tutti in modo eguale, cioè pubblico, ma attraverso una medicina personale cioè in modo singolare. Il mio sogno è azzerare, come sembra voler fareCittadinanzattiva, le diseguaglianze.
 
L’universalismo per me è una teoria dell’equilibrio tra opposti quantificatori sociali: “tutti” e “ciascuno”, quindi un equilibrio tra “politica” e “epistemologia”, tra chi definisce ciò che deve essere “eguale” e chi definisce ciò che deve essere “discreto”. La sanità non può che essere “uguale per tutti” ma la medicina non può che essere “discreta per ciascuno”. Questo il mio ideale di giustizia. Quale quello di cittadinanza attiva?
 
La critica della ragione
Come tutti gli editoriali, anche i miei, sono l’esercizio non di una critica ma della critica. Cioè di una condizione di libertà intellettuale senza la quale non c’è vera conoscenza. Essi, circa le cose da comprendere, a volte parlano bene e a volte parlano male, ma, in entrambi i casi, di critica sempre si tratta. E’ un errore ritenere che critica equivalga solo a “parlar male” di qualcosa. Critica a parte le sue strette implicazioni con la democrazia, è, kantianamente la condizione per comprende il reale. “Critica” e “comprensione” sono la stessa cosa.
 
Essa è, per me, il prendersi la responsabilità intellettuale di un giudizio non tanto su qualcosa, su un documento, una affermazione, una proposta, ma su come tutto ciò viene pensato. E’ quella che Kant chiamava la critica della ragione. Per quello che è possibile, a questa critica, cerco di attenermi.
 
Critica e disaccordo non sono la stessa cosa. Il disaccordo è una semplice divergenza di opinione, la critica invece è un modo di pensare diverso da un altro modo di pensare. Il “diverso modo di pensare” è il principale problema con gli altri, credetemi, molto più del disaccordo.
 
La presunta incompatibilità tra critica e relazioni
In questi anni mi sono interrogato spesso sui rapporti difficili tra la funzione della critica e le relazioni con gli altri:
- da una parte  la critica è necessaria  per ovvie ragioni  ma  essa  potrebbe compromette le relazioni con gli altri perché normalmente chi viene criticato si sente attaccato  si arrabbia e non ti parla più;
- dall’altra vi è la necessità di  salvaguardare le relazioni senza le quali nessun sogno riformatore sarebbe possibile. Senza relazioni le alleanze sono impossibili.
 
Che fare? La critica e le relazioni sono davvero incompatibili? Se lo fossero sarebbe molto triste perché, in questo caso, la critica pagherebbe il prezzo dell’intolleranza e le relazioni sarebbero tali solo grazie ad atteggiamenti accondiscendenti e tolleranti se non opportunistici.
 
Per uscire da questo dilemma, l’editorialista deve sforzarsi di essere critico e nello stesso tempo rigoroso nelle sue argomentazioni, onesto nell’esercizio della sua intellettualità, e nello stesso tempo rassegnarsi al fatto che in genere:
- alla critica  nessuno farà mai dei monumenti,
- esiste la possibilità che la critica possa essere  fraintesa,
- esiste l’intolleranza.
 
Il  caso “Cittadinanzattiva”
E’ accaduto che dopo il mio editoriale “Cittadinanzattivao “passiva”?I miei dubbi sul ruolo e il modus operandi di questa associazione“  la critica, suo malgrado, abbia causato l’ interruzione delle mie relazioni platoniche con Cittadinanzattiva da sempre fondate sulla stima reciproca.
 
Una possibile ipotesi potrebbe essere che il gruppo dirigente si sia sentito, a torto o a ragione, diffamato da quell’aggettivo “passiva” il che se fosse vero vorrebbe dire che:
- o la critica in tutta buona fede  non è stata attenta ad esprimersi nel modo giusto,
- o che è stata, per ragioni che non conosco, equivocata,
- o sia l’uno che l’altro.
 
Non lo so. Resta il fatto che nelle intenzioni dell’editorialista rispetto a Cittadinanzattiva non c’era vi assicuro nessun intento diffamatorio, come del resto in tutte le centinaia di editoriali sino ad ora scritti in questi anni e rivolti a tutti i principali protagonisti della sanità. Insisto la critica per me non è denuncia ma conoscenza. E allora?
 
Il ruolo dell’equivoco e del malinteso
Per farvi capire il grado di considerazione, non solo mio, ma anche del giornale, verso chi dirige Cittadinanzattiva, dovete sapere che in accordo con il direttore di QS, abbiamo voluto inviare per conoscenza in anticipo (cosa che non facciamo mai) quell’editoriale al suo presidente per avere eventuali osservazioni e per favorire una eventuale interlocuzione perché questa era l’obiettivo dell’articolo. Cioè aprire una discussione. Discussione che purtroppo non c’è stata. Allora?
 
Allora è possibile, anche alla luce di una breve presa di posizione, molto irritata da parte diCittadinanzattiva, pubblicata su questo giornale, che l’editoriale abbia suscitato una impressione errata relativa probabilmente alla questione dell’onestà e della correttezza del gruppo dirigente. Non vedo altra spiegazione possibile. Non penso che possano esistere altre spiegazioni. Sono abituato a discutere alla luce del sole e a chiarire pubblicamente il mio pensiero.  Per cui anche in questa circostanza non vedo nulla che impedisca un franco chiarimento pubblico. Insisto le relazioni sono importanti quanto la critica.
 
La mia critica a Cittadinanzattiva non riguardava ovviamente l’onestà e la correttezza del gruppo dirigente che assumo a priori come valori indiscutibili, (altrimenti non avrei scritto un editoriale ma avrei inoltrato una denuncia alla procura della Repubblica) ma riguardava  la complessità oggettiva di una onlus  che per statuto deve  procurarsi le risorse per autofinanziare le sue attività sul mercato e  nello stesso tempo mantenere la sua autonomia politica. Ora scambiare la complessità di quello che normalmente si chiama conflitto di interesse con l’onestà e la correttezza di chi questo conflitto deve governare, mi sembra un grossolano equivoco che con l’occasione ho piacere di chiarire una volta per tutte.
 
Dire che è complesso conciliare autonomia e risorse non vuol dire che il gruppo dirigente di Cittadinanzattiva specula sulle risorse che riesce a procurarsi.  Vuol dire semplicemente che se si prendono dei soldi, per esempio dal governo, per attuare dei progetti, poi non è così facile criticare il governo per le politiche che fa, ammesso di non condividerle. Nulla di più.
 
Per quello che mi riguarda l’onestà e la correttezza delle persone che dirigonoCittadinanzattiva non c’entra per niente. Non è in discussione.
Del resto nel mio editoriale mi sono preoccupato di specificare che tutta l’attività di cittadinanza attiva è legale e conforme al proprio statuto.
 
Conclusione
So per esperienza che il rapporto tra critica e relazioni è difficile ma nessuno di noi che abbia a cuore le sorti della sanità pubblica, dovrebbe rinunciare a renderlo possibile perché le relazioni, quanto la critica, sono beni preziosi per tutti.
 
Se ci sono stati dei malintesi spero di averli dissipati e quindi di poter avere le risposte alle mie domande e ai miei dubbi. La proposta di Cittadinanzattiva non è uno scherzo e ci riguarda prima di ogni cosa come cittadini più di quello che si immagina.  Se la proposta fosse un cavallo di Troia? Mi sono chiesto nel precedente articolo. Capisco che  Cittadinanzattiva abbia comunque il diritto di fare le proposte alle quali crede ma io come cittadino  ho comunque il diritto di conoscerle e di capirle soprattutto se mi riguardano  e come intellettuale  ho comunque il dovere di criticarle perché l’intellettuale per me è al servizio del popolo e della causa.
 
Ivan Cavicchi

14 marzo 2018
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