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Le donazioni di sangue: dal picco al recente calo. Ecco come intervenire

L’attenzione particolare ai giovani risulta elemento quanto mai necessario, poiché i numeri ci dicono come essi siano quelli che donano di meno. Un elemento di assoluto rilievo per l’accrescimento della solidarietà è poi quello relativo alla donazione di sangue da parte di stranieri. Il modo più appropriato ed efficace per far fronte alle esigenze future è quello di combinare miglioramenti organizzativi, implementazioni di innovazioni tecnologiche e campagne di sensibilizzazione.

18 GIU - Gli italiani sono tra i migliori donatori di sangue in Europa. Circa l’80% di loro, secondo l’Avis (Associazione Volontari Sangue), ha fatto periodicamente e con costanza donazioni, con un picco negli anni 2012-2013. A favorire il risultato, il forte radicamento dell’associazionismo sul territorio. Con alcune eccezioni di regioni che rimangono indietro rispetto agli standard richiesti dalla Ue, ma con un trend generale degli ultimi anni che è stato quello di un’evoluzione positiva del fenomeno.
 
In generale sembra che in questi ultimi anni la donazione sia riuscita a coprire il fabbisogno, anche in virtù del fatto che vi è stato un aumento tra gli italiani delle attività di volontariato a vario titolo. Secondo i dati Istat 2016 sull’attività di Avis (che ogni anno contribuisce a circa il 70% del fabbisogno nazionale), circa il 97% dei soci iscritti dona effettivamente il sangue. Il numero di donazioni AVIS totali ammontava, sempre al 2016, a 2.049.223. Il numero totale di donazioni di sangue e plasma al 2016 (Avis ed altre associazioni) ammontava a 3.036.634.

Tuttavia l’andamento crescente ha subito nel 2017, secondo i recenti dati del Cns (Centro Nazionale Sangue), una battuta d’arresto dopo il picco di donazioni del 2012 in quanto, rispetto al numero di donazioni del 2016 si è avuto un calo di circa 8mila unità nel 2017. I donatori lo scorso anno sono stati poco più di un milione e 680mila di cui 304mila nuovi e sono state effettuate oltre tre milioni di donazioni (3.006.726 per la precisione), trentamila in meno rispetto all’anno precedente.


Come sempre occorre essere prudenti nell’analizzare simili dati e, nonostante questa lieve battuta d’arresto, sembra di poter dire che per ora il sistema, basato su donazioni totalmente volontarie, regge bene, anche grazie alle implementazioni tecnologiche, tra le quali quella della donazione in aferesi. Si tratta di una procedura che avviene mediante apparecchiature automatiche che prelevano il sangue del donatore, ne separano i diversi componenti, trattengono quello di cui si ha necessità (plasma, piastrine, multicomponenti) e restituiscono i restanti elementi in un processo continuo, attraverso un unico accesso venoso e utilizzando solo materiale monouso.
 
Attraverso questo tipo di donazioni è stato possibile raccogliere quasi 830mila chili di plasma, indispensabile per la produzione di una serie di farmaci salvavita, con un aumento dell’1,8% rispetto al 2016, e nonostante il calo di donatori. L’aumento del plasma raccolto si spiega infatti per via dell’aumento del volume raccolto per ogni singola donazione. A fronte del calo dalla parte della donazione si registrava nel 2016 anche un aumento del numero di pazienti trasfusi, circa 660mila (+3,7%).
 
Altra importante tecnica, particolarmente promossa negli ultimi anni dal Ministero della salute, è la “Patient Blood Management” che permette di ottimizzare l’utilizzo delle unità di sangue. Riguardo il fabbisogno di sangue, l’Italia è infatti autosufficiente anche grazie alla compensazione tra Regioni, che prevede che quelle che raccolgono più sangue rispetto al proprio fabbisogno lo cedano a chi è in crisi, dato che la situazione non è del tutto uniforme sul territorio. Piacenza, la Regione Molise e Umbria hanno avuto recentemente difficoltà, e in particolare in Umbria l’Avis ha lanciato un allarme sulla base del dato preoccupante del calo tra 2015 e 2017 del 7,94%. Da cui anche la richiesta di andare al di là del solo sistema della compensazione, soprattutto per il futuro, anche in virtù del crescente andamento dell’invecchiamento della popolazione, ma di attuare interventi più mirati, in particolare sui giovani.
 
Inoltre, il nostro Paese non è ancora autosufficiente per quanto riguarda la raccolta del plasma e perciò occorre uno sforzo organizzativo delle istituzioni regionali ma anche un incremento degli investimenti. Ad esempio il Ministero della Salute ha inserito recentemente per la prima volta i donatori di sangue tra le categorie aventi diritto gratuitamente al vaccino antinfluenzale.
 
Andrebbe inoltre considerato il persistere di alcuni problemi nell’accreditamento dei centri di trasfusione sangue rispetto ai parametri chiesti dall’Unione Europea, che prevedono il rispetto di una serie di caratteristiche e requisiti di sicurezza e qualità. Per quanto riguarda il livello di consapevolezza e l’aumento dei donatori spontanei, è lecito aspettarsi molto dall’uso di supporti tecnologici, come le applicazioni per smartphone, al fine di sollecitare e coinvolgere soprattutto i giovani facendo da tramite tra questi e le associazioni. Infatti non vi è dubbio che i giovani rappresentino la popolazione target su cui investire, specie nel Sud Italia, anche a causa del già citato progressivo invecchiamento della popolazione.
 
L’attenzione particolare ai giovani risulta elemento quanto mai necessario, poiché i numeri ci dicono come essi siano quelli che donano di meno: infatti la fascia di età in cui i donatori sono più numerosi è quella 46-55 anni (il 29% del totale), e quelli tra i 36 e i 45 anni (il 26%). Solamente il 13% ha tra 18 e 25 anni. A tal proposito l’Avis stessa ha messo in campo sia strumenti per comprendere motivazioni, sensibilità e ostacoli pratici relativi al donare, sia strumenti per aumentare attivamente la sensibilità sull’argomento partendo dai più giovani, sia nelle scuole che tramite i social (in particolare Facebook).
 
A riguardo, negli ultimi mesi, il coordinamento delle associazioni e federazioni dei donatori di sangue, che riunisce Avis, Fidas (Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue), Fratres (Consociazione nazionale dei gruppi donatori di sangue delle Misericordie d'Italia) e Croce Rossa, ha organizzato una campagna, diretta in maniera particolare alla sensibilizzazione dei giovani sul tema della donazione. L’iniziativa prevede una pagina web sul sito del Cns che raccoglie video di testimonianze fornite sia da pazienti che da donatori, iniziative specifiche e contributi di personaggi famosi del mondo dello spettacolo e dello sport. Il materiale verrà anche rilanciato sui diversi social network.
 
Un elemento di assoluto rilievo per l’accrescimento della solidarietà è poi quello relativo alla donazione di sangue da parte di stranieri. È noto che gli immigrati donano in modo rilevante e in continuo aumento. Alcuni autori parlano di dono come fatto antropologicamente simbolico per l’integrazione.
 
Anche Avis sostiene questa tesi e si sta, ormai da una decina di anni, spendendo per sensibilizzare e informare anche gli immigrati sull’importanza del donare sangue. Sembrerebbe quindi che il modo più appropriato ed efficace per far fronte alle esigenze future sia quello di combinare miglioramenti organizzativi, implementazioni di innovazioni tecnologiche e campagne di sensibilizzazione rivolte in particolare ai giovani.
 
Carla Collicelli e Andrea Di Leo

18 giugno 2018
© Riproduzione riservata


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