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Associazione Coscioni: “Serve una campagna informativa istituzionale sulle Dat”


09 FEB - “La maggior parte dei cittadini non è ancora informata adeguatamente, la legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento (DAT) è ancora in parte disapplicata: manca la campagna informativa istituzionale e la possibilità di depositare le DAT presso le strutture sanitarie, nonostante siano previste dalla legge”. A denunciarlo, a 15 anni dalla morte di Eluana Englaro, è l’Associazione Luca Coscioni, che in questi anni ha condotto una lotta senza tregua per chiedere una normativa che consenta ai malati di esprimere le proprie volontà quando le terapie non lasciano più spazio alla speranza.
 
L’Associazione Luca Coscioni fu accanto anche a padre di Eluana, Beppino Englaro, nella sua battaglia nei tribunali mirata all’ottenimento del “diritto a sospendere le cure e la nutrizione della figlia, così come da volontà di Eluana, consegnandola così a una dolce morte”. Il caso divise l’Italia, coinvolgendo il mondo giuridico, culturale e istituzionale a tutti i livelli, fino all’autorizzazione, dopo un iter travagliato, concessa al padre in qualità di amministratore di sostegno, a interrompere il trattamento di idratazione e nutrizione artificiale che manteneva in vita Eluana. 

“Grazie alla legge 219 del 2017 sulle Disposizioni anticipate di trattamento – dichiara in una nota Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni – è ora possibile  evitare situazioni come quella subita  dai Eluana Englaro, perché per coloro che non hanno redatto le DAT, l’amministratore di sostegno può ricostruire la volontà della persona dinanzi al giudice tutelare per conoscere il suo volere in tema di rifiuto o conferma dei trattamenti e così procedere nell’affermazione completa della volontà della persona. Tale procedura è confermata dalla più recente giurisprudenza”. 

La vicenda, così come quella di Piergiorgio Welby, segnò anche l’inizio dell’iter politico condotto dall’Associazione Luca Coscioni per la conquista di una buona legge sul fine vita, e ispirò la legge sul testamento biologico, le cosiddette DAT (Disposizioni anticipate di trattamento) ovvero i trattamenti che ognuno può decidere, in anticipo, di voler accettare o rifiutare nel momento in cui si troverà in una condizione di non poter comunicare la propria volontà.

“Una legge però ostacolata e in buona parte  disapplicata dalle istituzioni – dichiarano Marco Cappato e Mina Welby, Tesoriere e co-Presidente dell’Associazione Luca Coscioni - basti pensare che in 6 anni dall’entrata in vigore non c’è stata nessuna campagna informativa istituzionale, nonostante  sia  previsto dalla  legge, tanto che il diritto di depositare le disposizioni anticipate di trattamento è stato esercitato solo da 5 italiani su mille (dati Indagine Associazione Coscioni 2022, anche se le  nostra rilevazioni recenti indicano una costante crescita). Nessuna pubblicità, né sui media, né all’interno delle strutture sanitarie o nelle Asl, e nemmeno negli studi dei medici di base”. 

“Abbiamo più volte e invano – proseguono Cappato e Welby - chiesto spiegazioni al Ministro Schillaci e ai Presidenti delle Regioni. Nel nostro piccolo, attraverso il NUMERO BIANCO 0699313409, rispondiamo fornendo informazioni sul fine vita ogni giorno a circa 38 italiani, e nel 2023 abbiamo investito 30.000 euro in azioni di comunicazione sulla promozione del biotestamento, per una campagna continuativa e sempre in corso. A oggi, salvo rarissimi casi, risulta negata la possibilità di depositare le DAT presso le strutture sanitarie e, in assenza di dati disaggregati nella Relazione annuale che il Ministero presenta annualmente al Parlamento sull’andamento della legge, non è possibile per il Parlamento e l’opinione pubblica capire in quali territori la legge non è applicata. Anche su questo l’Associazione Luca Coscioni è attiva attraverso l’Osservatorio Permanente sulle DAT”.

09 febbraio 2024
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