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Suicidio assistito. Tribunale ordina alla Asur Marche di verificare le condizioni di un paziente che aveva fatto richiesta


Dopo il caso “Mario” una nuova decisione, legata questa volta ad “Antonio”: il Tribunale ordina all’Asur Marche di verificare le condizioni del malato che aveva fatto richiesta di accedere all’aiuto al suicidio, come indicato dalla Corte Costituzionale. Gallo (Associazione Luca Coscioni): “È ora che si rispetti la legalità anziché continuare a negarla”

01 FEB - Nel giro di 7 mesi arriva la seconda conferma - dopo l’ordinanza del Tribunale di Ancona sul caso di Mario - che il diritto, in presenza di una richiesta, ad essere sottoposto a verifiche per poter procedere legalmente all’aiuto al suicidio assistito, così come sancito dalla Corte Costituzionale non può essere ignorato dalle aziende sanitarie: queste sono infatti obbligate ad accertare le condizioni necessarie per l’accesso alla pratica.
 
A puntare i riflettori sulla nuova ordinanza è l’Associazione Luca Coscioni che ricorda come sull’obbligo del Servizio Sanitario nazionale e regionale ad effettuare tali adempimenti al fine di rispettare la Sentenza 242/19 della Corte costituzionale anche il Ministero della Salute lo scorso 9 novembre abbia inviato una comunicazione alle Regioni.
Con una ordinanza di fine gennaio, i giudici marchigiani hanno, infatti, ordinato alla Azienda Sanitaria Unica Regione Marche di procedere con la verifica delle condizioni di Antonio (nome di fantasia), malato tetraplegico da 8 anni, per l’accesso all’aiuto al suicidio assistito, così come sancito dalla sentenza della Corte costituzionale 242/2019.
 
Il giudice ordina testualmente all’Azienda Sanitaria Unica Regionale Marche di provvedere, previa acquisizione del relativo parere del Comitato etico territorialmente competente, ad accertare:
- se Antonio è tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili;
- se sia pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli;
- se le modalità, la metodica e farmaco prescelti siano idonei a garantirgli la morte più rapida, indolore e dignitosa possibile
 
Secondo l’ordinanza infatti “diversamente opinando, si arriverebbe ad una abrogazione tacita della pronuncia della corte Costituzionale e al mantenimento dello status quo ante rispetto alla pronuncia”. Abrogazione che per legge non è possibile perché una sentenza della Corte Costituzionale non può essere riformata o cancellata dal Parlamento o da un Tribunale ordinario.
 
“Anche in questo caso – ha dichiarato l’Avv. Filomena Gallo, segretario Associazione Luca Coscioni e codifensore di ‘Antonio’ – i Tribunali affermano il diritto della persona malata ad ottenere le verifiche necessarie così come previsto dal giudicato costituzionale per poter procedere legalmente in Italia con auto-somministrazione del farmaco letale. Il diniego opposto dall’Asur, alla luce della consulta e delle motivazioni contenute nella decisione del Giudice ordinario, risulta illegittimo. Il Giudice autore dell’ordinanza, nell’applicare la portata della sentenza costituzionale, precisa che la sentenza di incostituzionalità sul caso Cappato-Antoniani non si è limitata a dichiarare una condizione di non punibilità e i suoi requisiti, come sostenuto dalla difesa dell’ASUR, ma ha altresì dettato dei presupposti procedurali (accertamento della struttura sanitaria pubblica e parere del comitato etico) che sono imprescindibili ai fini della non punibilità”.
 
Si tratta di procedure che coinvolgono soggetti terzi - rispetto a colui che vuole porre fine alla propria vita e da colui che verrebbe incriminato di aiuto al suicidio - che devono essere necessariamente coinvolti in un’ottica di tutela del soggetto debole, prosegue Gallo. “Ne consegue che tale sentenza non può che avere risvolti sotto il profilo civilistico e in particolare delle prestazione che il cittadino-paziente ha diritto di richiedere al sistema sanitario nazionale e ai suoi attori-organi – aggiunge – l’ordinanza rigetta dunque tutte le contestazioni formulate dall’ASUR Marche che continua ad opporsi alla decisione della Corte costituzionale, sminuendone o addirittura cercando di annullarne la portata normativa. Il reiterato ostruzionismo dell’azienda sanitaria sta comportando una continua negazione di diritti costituzionali ma soprattutto il prolungarsi delle sofferenze dei malati.
 
Auspichiamo – conclude Gallo – che a fronte della conferma degli obblighi del Ssn derivanti dall’affermazione del diritto ad accedere alla morte assistita sancito dalla Corte costituzionale, l’ASUR Marche collabori al rispetto della legalità anziché continuare a negarla”.

01 febbraio 2022
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