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Campania. Con la polemica politica sul commissario non si risolvono i problemi della sanità regionale

Non è certo sufficiente inviare un commissario e non sembra neanche questo il momento adatto, visto il trend positivo nei punteggi Lea. E poi non è assolutamente detto che un commissario riuscirebbe a fare di più e meglio. Si continuino a monitorare le performance della regione e si pensi a come redistribuire il fondo nazionale, che penalizza fortemente tutte le regioni meridionali

17 APR - Gentile Direttore,
commissario sì, commissario no. Questa è la polemica di questi giorni per la sanità campana. Una polemica tutta politica o si vuole davvero aiutare il sistema sanitario regionale a recuperare un gap ancora evidente verso le altre regioni del nord? Una polemica solo politica o si vuole dare un aiuto ai tanti operatori sanitari costretti a un lavoro massacrante per garantire turni in ospedale e in ambulatorio? Una polemica solo politica o si vuole migliorare lo stato di salute dei cittadini campani, che hanno una speranza di vita di 81 anni contro gli 83,2 dei cittadini milanesi?
 
La sanità è materia delicata e difficile e in Campania lo è ancor di più. Per tante ragioni. Per prima cosa le risorse. Analizzando le singole proposte inserite nel documento di economia e finanze, nonché i dati economici, si evince che il rapporto spesa sanitaria/Pil rimane identico al 2018 (6,6%) per gli anni 2019 e 2020, per poi ridursi al 6,5% nel 2021 e al 6,4% nel 2022. Nello specifico, poi, le risorse destinate alla regione Campania sono state, nell’ultimo decennio, di 1695 euro pro - capite a fronte dei 1819 euro per la Lombardia e dei 1925 per l'Emilia Romagna.

 
La ripartizione del fondo nazionale non tiene in nessun conto dell’indice di vulnerabilità sociale e materiale, che individua una condizione di incertezza, suscettibile di trasformarsi in vero e proprio disagio economico e sociale. Attraverso questo indicatore, è possibile stimare per ciascun territorio la sua vulnerabilità, a partire dalle caratteristiche di chi ci abita. Più è alto, maggiore è il rischio di disagio sociale in quella zona.
 
Questo indice condensa in un’unica misura diversi indizi, che segnalano possibili situazioni di sofferenza. Ad esempio la presenza di genitori single con figli, di giovani che non studiano e non lavorano, di famiglie numerose e in abitazioni sovraffollate, di anziani soli, di persone senza titolo di studio. Se l’indice è inferiore a 97, il territorio ha un basso indice di vulnerabilità; se il valore supera 103, il rischio è alto. La Campania è a 111.
 
Ed è unanimemente riconosciuto da tutta la letteratura internazionale che le popolazioni a rischio sociale utilizzano di più e male i servizi sanitari, così come è noto che la speranza di vita e la qualità di vita senza malattia sono strettamente correlate al titolo di studio.
 
La ripartizione del fondo sanitario, 114 miliardi, viene effettuata secondo vari parametri, tra i quali il peso maggiore lo detiene la popolazione anziana. La Campania, per esempio, che è una regione giovane con un’alta percentuale di bambini 0-17 anni, riceve quindi minori risorse, anche se ha il più alto tasso di povertà, di mamme teenager e di genitori con livello di istruzione uguale o inferiore alla terza media: condizioni che, come è scientificamente provato, influenzano lo stato di salute.
 
Sul versante del personale poi non viene certamente in soccorso la legge di bilancio. I tanti vincoli imposti alla spesa e alla dotazione del personale stanno indebolendo il servizio sanitario in tutte le regioni. La norma, infatti, oltre a non allentare i vincoli sul personale, mette a rischio il rinnovo dei contratti della dirigenza, atteso da dieci anni, e non va ad incidere sulla formazione e l’aggiornamento del personale. L'unico intervento adottato, volto a contrastare la carenza di professionalità mediche, attraverso l’aumento delle risorse per la formazione dei medici di medicina generale e dei medici specialisti, è purtroppo negativamente compensato dalla mancanza di misure finalizzate a superare la carenza di professioni infermieristiche. L’assenza di misure sul personale del Sistema Sanitario Nazionale potrebbe essere motivata dalla necessità di una puntuale valutazione dei fabbisogni, tema da definire con il prossimo Patto per la Salute.
 
Se a questo poi aggiungiamo in Campania le infiltrazioni mafiose nelle amministrazioni delle ASL, come affermato dal direttore dell'ASL Napoli 1, la situazione diventa davvero difficile. Né è concepibile, come denunciato già da tempo da Bruno Zuccarelli, vice segretario nazionale di Anaao Assomed, che alcuni ospedali del centro storico di Napoli possano essere utilizzati dalla camorra per organizzare summit, custodire armi e droga ed evitare controlli da parte delle forze dell'ordine.
 
Se non si interviene subito con misure strutturali, con nuovi finanziamenti da pretendere dal governo centrale, con lo sblocco del turnover per il personale, con una nuova organizzazione più efficace e più efficiente a livello regionale, con più trasparenza nelle amministrazioni, con minori connivenze con la malavita, la situazione della sanità in Campania non potrà migliorare, e si incentiva ulteriormente la migrazione sanitaria, già di per sé elevata.
 
Ma, soprattutto, saranno resi vani gli sforzi praticati in questi anni da tutto gli operatori sanitari, testimoniati da un salto in avanti straordinario del punteggio LEA in Campania, passato da 106 nel 2015 a 153 nel 2017 e ancora in aumento nel 2018.
 
Come si comprende, non è certo sufficiente inviare un commissario e non sembra neanche questo il momento adatto, visto il trend positivo nei punteggi Lea. E poi non è assolutamente detto che un commissario riuscirebbe a fare di più e meglio. Si continuino a monitorare le performance della regione e si pensi a come redistribuire il fondo nazionale, che penalizza fortemente tutte le regioni meridionali.
 
Paolo Siani
Pediatra e Parlamentare PD

17 aprile 2019
© Riproduzione riservata


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