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Medici gettonisti, chi sono e quanto guadagnano? “Non sono reali le cifre circolanti sui media”


"Dopo il Covid la situazione è diventata intollerabile e ho scelto di andare via dalla sanità pubblica, che io ho difeso e difenderò sempre. Da un paio d'anni lavoro come 'gettonista', voglio chiarire che lo stipendio non sono le cifre apparse sui giornali, io non prendo il triplo dei miei colleghi. Guadagno meno di 50 euro l'ora perché devo pagarmi tutto da sola, la previdenza, l'assicurazione. Guadagno se lavoro, se mi faccio male sto a casa e non prendo un euro", racconta una dottoressa gettonista. L’inchiesta dell’Adnkronos Salute.

09 OTT -

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, a più riprese ha attaccato il fenomeno dei medici gettonisti provando anche a limitarne il ricorso da parte degli ospedali con una serie di interventi normativi. Ma chi sono questi professionisti e quanto guadagnano rispetto ai loro colleghi?

A raccontarlo è un'inchiesta condotta dall'Adnkronos Salute. "Lavoro in pronto soccorso dal 1999 e mi è sempre piaciuto, ma ora è tutto cambiato e sicuramente non in meglio, anzi. Ho chiesto di cambiare reparto, ma mi è stato negato. Dopo il Covid la situazione è diventata intollerabile e ho scelto di andare via dalla sanità pubblica, che io ho difeso e difenderò sempre. Da un paio d'anni lavoro come 'gettonista', voglio chiarire che lo stipendio non sono le cifre apparse sui giornali, io non prendo il triplo dei miei colleghi. Prendo meno. Certo, un collega giovane che guadagna 1.200 euro per un turno di 12 ore ed è disponibile sempre, a fine mese può arrivare a cifre importanti, anche 10mila euro. Ma il prezzo che paga è alto: non hai più una vita soprattutto se la cooperativa per cui lavori 'affitta' le tue competenze in un grande ospedale", racconta la dottoressa Antonella Maria Ciammella.

"Io guadagno meno di 50 euro l'ora - precisa - perché devo pagarmi tutto da sola, la previdenza, l'assicurazione. Guadagno se lavoro, se mi faccio male sto a casa e non prendo un euro. Certo - avverte la dottoressa - oggi che sono in una clinica privata convenzionato al Ssn con un piccolo pronto soccorso, i ritmi non sono quelli di un Umberto I o di un San Camillo. Ma stanno assumendo diversi medici con contratti a gettone perché dovrebbero aprire una nuova struttura".


La dottoressa specializzata in Gastroenterologia ha sempre lavorato nei dipartimenti di emergenza urgenza. "Sono stata molto bene a Formia con un bravo primario che era riuscito a portare il pronto soccorso ad ottimi livelli, poi è tornato a Roma. Ma nella Capitale - sottolinea - la sanità vive altre dinamiche, spesso legate a baronati e politica, e qui le cose sono peggiorate. Poi ho avuto qualche problema di salute, il carico di lavoro in pronto soccorso è diventato insormontabile e infine è arrivata la pandemia Covid che ha trascinato tutti nel baratro".

Dopo il Covid il Governo ha deciso di dare un incentivo a chi, dipendente dell'ospedale ma in altri reparti, decideva di fare dei turni in pronto soccorso. "Ma non ti improvvisi medico di emergenza - conclude la dottoressa - Sono venuti a dare un mano ma molti non sanno cosa fare, serve una professionalità che non si inventa da un giorno all'altro".



09 ottobre 2023
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