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Gara Consip su manutenzione apparecchiature elettromedicali. Aiic: "Prezzi sotto i parametri minimi della sostenibilità"

di Lorenzo Leogrande

Sono state effettuate diverse simulazioni applicando le condizioni della convenzione al parco tecnologico di ospedali reali. I risultati delle simulazioni confermano l’inadeguatezza della convenzione in relazione alle necessità manutentive minime di un ospedale. Senza aspettare che accada qualcosa di eclatante per doverne prendere atto, ognuno si prenda la propria responsabilità.

23 MAR - L’attività manutentiva, eseguita a regola d’arte, secondo le norme di riferimento, consente di garantire la corretta funzionalità di un bene, oltre che prolungare nel tempo la sua durata. Questo vale per ogni ambito necessiti di manutenzione: un immobile, una strada, un’automobile. Vale a maggior ragione per sofisticate apparecchiature elettromedicali, tecnologie dalle quali può dipendere la correttezza di una diagnosi, l’efficacia di un trattamento, a volte la vita di un paziente. Le tecnologie elettromedicali costituiscono un asset strategico per una struttura ospedaliera, di un certo rilievo anche sotto il profilo economico, stante la loro numerosità, il loro valore d’acquisto, l’impatto spesso diretto sul DRG. Rappresentano quindi un valore economico non trascurabile (si stima complessivamente superiore ai 10 Mld di Euro, Cavicchi 2010), un patrimonio che deve essere preservato quanto più a lungo possibile.

Così come sottoponiamo la nostra auto a controlli periodici atti a verificare che tutti i componenti funzionino correttamente, o straordinari al fine di risolvere situazioni conclamate di malfunzionamento, allo stesso modo è necessario manutenere un’apparecchiatura elettromedicale, con l’obbligo di preservarne nel tempo sia il corretto funzionamento, sia il valore.

E’ di questi giorni la notizia che Consip sta procedendo all’attivazione delle convenzioni sulla gara centralizzata denominata SIGAE 4 (servizi integrati di gestione dell’assistenza delle apparecchiature), per l’outsourcing a società di servizi, della manutenzione delle apparecchiature elettromedicali in tutta Italia. Come associazione di professionisti che coordinano le attività manutentive nelle strutture ospedaliere italiane, riteniamo doveroso esprimere le nostre motivate preoccupazioni, per l’esito di questa gara e per le conseguenze che potranno derivarne. A causa dell’impostazione della gara e del conseguente atteggiamento dei partecipanti, i prezzi di aggiudicazione vanno infatti molto al di sotto dei parametri minimi di sostenibilità, riscontrabili dall’esperienza pluriennale dei professionisti che operano nel settore e dalla letteratura nazionale e internazionale di riferimento. A conferma di quanto asserito, sono state effettuate diverse simulazioni applicando le condizioni della convenzione al parco tecnologico di ospedali reali. I risultati delle simulazioni confermano l’inadeguatezza della convenzione in relazione alle necessità manutentive minime di un ospedale.

Il settore dell’outsourcing della manutenzione delle apparecchiature elettromedicali è stato negli ultimi 10 anni oggetto di continue contrazioni della spesa nonostante il progressivo incremento del patrimonio gestito. Il primo impianto e poi il rinnovo dei contratti di manutenzione integrata ha innescato un fenomeno di ribasso che ha portato nel primo periodo oggettivi benefici economici in virtù delle ottimizzazioni operative. Successivamente (siamo alla 4 edizione di questo tipo di gara) questo stesso meccanismo virtuoso è stato oggetto di speculazioni commerciali finalizzate al posizionamento dei player di mercato, a discapito della qualità dei servizi. A nostro avviso si è ormai giunti ad uno scenario di mercato maturo e si fa fatica a comprendere il senso di una esasperazione delle condizioni economiche di fornitura, con forti preoccupazioni sul versante della qualità dei servizi che potranno essere erogati. Qual è l’equilibrio tra un “servizio” alla comunità, in termini di benefici derivanti dalla razionalizzazione della spesa, e il rischio derivante da una consistente riduzione della qualità e sicurezza su un asset strategico del SSN?

Qualità e personalizzazione dei servizi rappresentano le reali necessità di un ambito che va caratterizzandosi quotidianamente, anche a livello internazionale, per complessità e differenziazione. Trattandosi di servizi e non di beni, non si può prescindere da una cultura della misura, che nel nostro paese fa sempre più fatica a prendere piede. I prezzi delle aggiudicazioni non possono prescindere da un controllo sui reali costi di gestione, dalla rilevazione di esito e qualità del servizio reso. Non basta la previsione di un adeguato sistema di penali a tutelarsi da eventuali inefficienze nel servizio, se poi negli ospedali non vi sono figure competenti realmente in grado di controllare.

E’ giunto il momento della responsabilità, senza aspettare che accada qualcosa di eclatante per doverne prendere atto, ognuno sappia prendersi la propria. Chi fa le gare, affinché si strutturino ambiti competitivi che sappiano intercettare le reali necessità, che prevedano meccanismi affidabili di valutazione della qualità effettiva e soprattutto consentano la partecipazione solo a chi ha i requisiti per poterla garantire. Il mercato, che non ceda a lusinghe di monopolio: intanto prendo, poi si vedrà. Le amministrazioni, che pur se obbligate o fortemente invogliate ad aderire alle convenzioni, predispongano condizioni di controllo reale dei servizi che si esternalizzano.

Si eviti di deprimere un settore che ha bisogno di ben altro, come testimoniato dai trend di “tecnolocigizzazione” dei moderni ospedali. Si eviti di contribuire alla scellerata tendenza di depauperare le competenze interne alle strutture ospedaliere, sia sotto il profilo tecnico gestionale, sia quello economico amministrativo. Con queste prospettive invece si rischia di svalutare, delegittimandole, nuove e preziose professionalità che raccolgono l’apprezzamento crescente di tutto il settore, del mondo industriale, delle istituzioni, dei tanti giovani che scelgono ogni anno di dedicarvi il proprio impegno.

Se ci viene più facile, ricordiamoci della nostra auto: recenti studi (DAT, Federconsumatori, siti web case automobilistiche) rilevano come il costo relativo alla manutenzione complessiva annuale di un’automobile può oscillare dal 4% al 7% del valore di acquisto del veicolo stesso, in relazione a casa automobilistica ed intensità d’utilizzo. Nella gara in oggetto, in molte classi di apparecchiature si prevede un costo complessivo annuo della manutenzione inferiore all’1% del valore a nuovo delle tecnologie installate. Tale riferimento risulta molto inferiore rispetto alla media delle gare d’appalto per la manutenzione delle apparecchiature biomediche aggiudicate negli ultimi anni in Italia, ma anche alla spesa che ognuno di noi sa di dover sostenere per la propria automobile.

A voi tutti le dovute riflessioni, per noi non è più tempo di politically correctc, semplicemente non ci crediamo.

Lorenzo Leogrande
Presidente AIIC 

23 marzo 2015
© Riproduzione riservata

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