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Liberalizzazione farmaci. Farmacisti non titolari a QS: “Accentuerà divisioni e discriminazioni”


“Esiste una profonda divisione nella categoria tra chi è titolare di una o più farmacie e chi una farmacia non ce l’ha”. L’istituzione di parafarmacie ha creato nuove divisioni che ora rischiano di accentuarsi. Così in una lettera a Quotidiano Sanità dalla quale si sono però dissociati alcuni dei farmacisti citati.

13 DIC - Ecco la lettera che alcuni farmacisti collaboratori hanno inviato al Quotidiano Sanità per esprimere le loro preoccupazioni riguardo alla liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C con ricetta prevista dalla manovra e alle conseguenze che essa avrà su una categoria già segnata da “profonde divisioni interne”. Nell'originale pervenutoci per mail, compaiono 102 nominativi a calce della lettera. Dopo la pubblicazione questa mattina del testo della lettera e dei 102 nominativi abbiamo però ricevuto alcune telefonate dai "firmatari" che ci hanno segnalato di non aver mai aderito alla lettera.
Abbiamo pertanto contattato il dottor Marcello Natale, che ci ha inviato la missiva, chiedendogli chiarimenti. Natale ci ha assicurato che le adesioni alla sua lettera gli erano state comunicate attraverso un social network e che pertanto non era in grado di assicurarci la totale rispondenza delle adesioni ricevute.
A questo punto abbiamo deciso di pubblicare comunque la lettera ma con la sola firma di Natale, togliendo gli altri nominativi per evitare di pubblicare nomi non verificabili. In proposito, alla fine della lettera diamo conto di una precisazione pervenutaci dal dottor Carmine Della Monica, uno dei due farmacisti citati che ci hanno segnalato di non aver mai aderito alla lettera di Natale.
 
Ecco, in ogni caso, la lettera, che abbiamo comunque deciso di rendere pubblica perché le argomentazioni svolte ci sembrano meritevoli di essere lette, a prescindere da come la si pensi sulla querelle delle liberalizzazioni. (C.F.)

Gent.le direttore Cesare Fassari,

Con la presente chiediamo cortesemente di focalizzare l’attenzione sulla condizione dei farmacisti non titolari di farmacia.
Esiste una profonda divisione nella categoria, tra chi è titolare di una o più farmacie e chi una farmacia non ce l’ha. In nessun altra categoria professionale esistono, così come nella nostra, impedimenti e limiti così netti e precisi all’accesso alla professione. Un medico, laureato e abilitato alla professione, può aprire uno studio dove preferisce, così come lo possono fare un architetto, un ingegnere, un avvocato. Il farmacista invece non può. Il farmacista, per lavorare in proprio, deve necessariamente acquistare a prezzi esorbitanti una licenza da un collega più fortunato. Nella nostra categoria, quindi, il primo criterio che discrimina tra chi può lavorare in proprio e chi deve accontentarsi del lavoro dipendente è la disponibilità economica personale.
Proprio il lavoro dipendente costituisce un altro assurdo della nostra categoria. Il dipendente laureato in farmacia, benché proveniente da studi scientifici e operante nel settore sanitario, è inquadrato con CCNL, facente parte del comparto Commercio, Turismo e Servizi, perdendo di conseguenza tutti i diritti del contratto Sanitario, ma conservando i doveri di Educazione Continua in Medicina (ECM), che deve egli stesso pagare di tasca propria, e conservando in più tutte le responsabilità, anche penali, che la dispensazione dei medicinali comporta.
Continuando con gli assurdi, l’istituzione delle Parafarmacie ha creato un’ulteriore divisione e ha dato vita a una figura professionale del tutto incerta: il “Parafarmacista”. Al parafarmacista è permesso vendere solo i medicinali senza obbligo di prescrizione, anche se non esiste un corso di laurea in Parafarmacia, né un esame di stato che abiliti alla professione di parafarmacista. Nelle numerosissime parafarmacie italiane, infatti, lavorano unicamente farmacisti, che hanno effettuato lo stesso percorso formativo dei colleghi titolari di farmacia, con i quali condividono le stesse competenze e capacità di dispensare i farmaci e, cosa assurda, gli oneri del pagamento dell’Enpaf (Ente Nazionale di Previdenza e di Assistenza Farmacisti) nella stessa misura dei titolari di farmacia.
L’art. 32 della manovra messa in opera dal nuovo Governo prevede un radicale cambiamento del sistema farmaceutico, presentando ancora forti criticità in fatto di eguaglianza ed equità. In primis, il limite imposto alle parafarmacie nei Comuni con popolazione inferiore ai 15000 abitanti di vendere i farmaci con obbligo di prescrizione, cosa che creerebbe un’ulteriore discriminazione all’interno della categoria. In secondo luogo, il concorso straordinario per sedi farmaceutiche di nuova istituzione, che era stato inizialmente inserito nella manovra, come conseguenza della rivisitazione della pianta organica e dell’abbassamento del quorum a 4000 abitanti per farmacia, è improvvisamente stato cancellato.
Un secolo fa, nella riforma del sistema sanitario, Giolitti affermava il principio che l’assistenza farmaceutica alla popolazione, e quindi l’esercizio della farmacia, è un’attività primaria dello Stato, esercitata direttamente dallo stesso attraverso gli Enti locali (comuni), oppure delegata a privati per l’esercizio, in regime di concessione governativa. Ne conseguiva che la farmacia, giacché concessione governativa ad personam, non poteva essere né comprata, né venduta, né trasferita per successione o a qualsiasi altro titolo.
Un principio di giustizia ed equità che oggi è assente.

Marcello Natale - Napoli
Seguono altre adesioni
 
La precisazione del dottor Carmine Della Monica
"In queste ore la 'casta' che si oppone alla dispensazione dei farmaci di fascia C nelle parafarmacie se le sta inventando tutte, anche quella di firmare una lettera che vede farmacisti non titolari di farmacia contrari alle parafarmacie, con i nomi di molti colleghi titolari di parafarmacia, tra cui il mio, che di certo sono felicissimi di poter esercitare in libertà la professione, dopo aver atteso con enormi sacrifici che ci si accorgesse di noi .
La voglia di esercitare la professione ci ha portato chiedendo prestiti e mutui ad aprire una parafarmacia, raccogliendo le simpatie di tutti i colleghi, un po' meno dei titolari di farmacia, che vedono le nostre enormi difficoltà ed apprezzano il nostro coraggio.
In questo momento epocale la cosa più meschina è cercare di dividerci.
La fascia C in parafarmacia porta vantaggi per tutti: più lavoro per i colleghi collaboratori, la possibilità per loro stessi di aprire una parafarmacia, nasce il farmacista libero professionista svincolato dalla farmacia, il tutto sempre nella massima tutela della salute del cittadino.
Io e i colleghi di cui è stato utilizzato il nome a nostra insaputa stiamo adendo alle vie legali contro chi ha mandato questa falsa comunicazione".

Dottor Carmine Della Monica
Farmacista titolare di Parafarmacia
Consigliere Agifar Salerno
Proboviro Essere Farmacisti, associazione nazionale titolari di parafarmacia


13 dicembre 2011
© Riproduzione riservata

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