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Violenza contro gli operatori sanitari. Mancano i protocolli con le Forze dell’Ordine

di Domenico Della Porta

Al momento non esistono accordi sottoscritti in tal senso, né è indicata nella quasi totalità dei Documenti della Valutazione del Rischio (DVR) previsti dalla normativa vigente in materia di salute e sicurezza sul lavoro, il D.Lgs..81/08, tale possibilità, tra gli interventi di protezione degli operatori sanitari, sicuramente di indubbia utilità

12 MAR - L’aggressione di un operatore sanitario oltre a provocare danni e postumi alla vittima, genera anche un disagio diffuso tra il personale e i colleghi dell’aggredito che lavorano nella struttura, con conseguenze sull’andamento del servizio.
 
A tale preoccupante conclusione sono giunti gli autori (Gualtieri e altri) di un recentissimo studio “Aggressioni al personale sanitario ed effetto della vittimizzazione indiretta sul benessere psicofisico dei lavoratori”, pubblicato sul primo numero di quest’anno del Giornale Italiano della Medicina del Lavoro ed Ergonomia della SIML, Società Italiana di Medicina del Lavoro.
 
Ecco uno stralcio dell’interessante articolo:Il settore dei servizi sanitari è uno dei settori produttivi maggiormente interessati dal fenomeno delle aggressioni sul posto di lavoro, sia per la frequenza degli eventi che per il livello di allarme da questi generato. Si tratta di un problema sottostimato in quanto le violenze subite non sempre vengono denunciate, talvolta per la lieve entità del danno subito, talvolta per il senso di indifferenza del management rispetto all’esperienza vissuta dal lavoratore. La letteratura sul tema fornisce consolidate evidenze riguardanti le conseguenze delle violenze sul posto di lavoro, effetti sulla salute psico-fisica che possono minare la capacità lavorativa degli individui e la loro motivazione. Affrontare il fenomeno delle aggressioni con interventi di prevenzione e di contenimento del rischio ha certamente il fine di tutelare i singoli da tali eventi, ma ha anche lo scopo non secondario di preservare la percezione dei lavoratori di un ambiente lavorativo sicuro e tutelato nei confronti di ogni forma di violenza, visto che, come evidenziano i dati dello studio, gli effetti delle aggressioni non si limitano al danno individuale subito dalla vittima, ma impattano anche sul resto dei lavoratori dell’organizzazione.”
 
Si stratta di un forte segnale che non va affatto sottovalutato, soprattutto in considerazione che a sei mesi dall’entrata in vigore della legge per la prevenzione e la gestione delle aggressioni in sanità, la 113/2020, ancora non è stato istituto l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, previsto dall’art.2 il cui insediamento doveva avvenire entro la fine del 2020.
 
Anche Maurizio Masciopinto, Questore di Venezia, nel corso di un suo intervento ad un incontro promosso dall’Ordine dei Medici di Venezia qualche mese fa, ha richiamato l’attenzione su questo importante organismo molto simile a quello del Ministero dell’Interno istituito per prevenire la violenza negli stadi.
 
Ecco alcuni passi salienti: “Sarebbe importante condividerne le esperienze e attivare le best practice con una visione molto ampia del tema della sicurezza, uscendo dalla logica che la difesa degli operatori sanitari sia solo frutto di un’attività di prevenzione e repressione delle forze dell’ordine. Oggi si può contare molto sulla tecnologia, settore su cui è importante investire e che offre tante soluzioni anche a bassissimo costo, come ad esempio apparecchiature piccolissime che possono essere collegate alle centrali di polizia e lanciare un immediato allarme attraverso un sistema di rete, esercitandosi a leggere gli episodi sentinella.
 
“Con la nuova legge che ha previsto l’inasprimento delle pene la procedibilità d’ufficio, la categoria attende la riattivazione dell’osservatorio, che sarà importante – ha sottolineato Filippo Anelli Presidente FNOMCeO – soprattutto nel rapporto con le Regioni, dato che il tema della violenza le attraversa tutte”.
 
“L’approvazione all’unanimità del provvedimento da parte del Parlamento è un atto di grande attenzione – ha proseguito Anelli – verso gli operatori sanitari. Al di là della legge, c’è anche un tema culturale da affrontare: la nostra professione non è più compresa nel suo ruolo essenziale all’interno della società, si è persa la visione del medico nella società, della sua missione. Un ruolo tornato poi alla ribalta durante la pandemia, con i medici eroi”.
 
Vale la pena perciò segnalare al nuovo Governo che l’articolo 7 della medesima legge, Misure di Prevenzione, recita testualmente: “Al fine di prevenire episodi di aggressione o di violenza, le strutture presso le quali operano (gli operatori sanitari delle 19 professioni sanitarie) siano previste, nei propri piani per la sicurezza, misure volte a stipulare specifici protocolli operativi con le forze di polizia, per garantire il loro tempestivo intervento.
 
Al momento non esistono accordi sottoscritti in tal senso, né è indicata nella quasi totalità dei Documenti della Valutazione del Rischio (DVR) previsti dalla normativa vigente in materia di salute e sicurezza sul lavoro, il D.Lgs..81/08, tale possibilità, tra gli interventi di protezione degli operatori sanitari, sicuramente di indubbia utilità.
 
Domenico Della Porta
Presidente Osservatorio Nazionale Malattie Occupazionali e Ambientali. Università degli Studi di Salerno
Esperto GdL Sicurezza Operatori Sanitari FNOMCeO


12 marzo 2021
© Riproduzione riservata

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