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Bene Regione Lombardia su percorso pazienti oncologici

di Paolo Scanagatta

16 MAR - Gentile Direttore,
scrivo questa lettera per manifestare il mio appoggio alla decisione di Regione Lombardia di restituire importanza ed attenzione in questa fase post-pandemica al percorso dei pazienti oncologici (nota XI/5883 del 24/01/2022).

Come recentemente evidenziato dalla vicepresidente Letizia Moratti, nonostante il netto calo delle procedure di screening causate negli ultimi due anni dalla pandemia, Regione Lombardia è riuscita a distinguersi tra le più performanti, con riferimento soprattutto all'attività di chirurgia oncologica che ha rispettato al 60% i tempi di attesa nel 2020, salendo all'80% nel 2021; inoltre, da aprile saranno introdotti dei meccanismi penalizzanti e premiali per sollecitare il rispetto delle liste d'attesa nelle strutture pubbliche e private accreditate, proprio a cominciare dagli interventi di oncologia chirurgica.

In questo senso è importante soffermarsi su quanto sia decisivo per un percorso diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA) di un paziente oncologico, il tempo che passa dall’inizio di tale percorso al principio della terapia; a livello internazionale e anche nella gestione delle liste d’attesa si è da tempo largamente concordi che “non possono trascorrere più di 30 giorni dalla diagnosi di tumore all’inizio della terapia: chirurgia, chemioterapia, radioterapia, etc.” [GIMBE; 2017; vol.9, numero 3, e1000163].

Questo perché i tumori sono per definizione patologie tempo-dipendenti, ed i pazienti oncologici in fase diagnostica, anche se non hanno previsione di peggioramento clinico immediato, possono avere sequele anche gravi legate all’attesa.

Prendiamo per esempio un paziente con tumore polmonare candidato ad una procedura o ad un intervento chirurgico diagnostico (biopsia TAC guidata, broncoscopia EBUS o intervento in sala operatoria di toracoscopia o mediastinoscopia): ipotizzando di dichiarare l’urgenza e di eseguire tali esami-procedure con la conseguente priorità (72 ore), la diagnosi istologica arriva in media dopo 7-10 giorni, e altrettanti giorni passano per la caratterizzazione molecolare del tumore polmonare, ormai imprescindibile per poter iniziare il trattamento.
Quindi si può osservare come, anche riducendo al minimo i tempi, si riesca con fatica a rimanere nella tempistica ideale di 30 giorni dall’inizio del percorso diagnostico all’inizio del trattamento.

Le liste di attesa degli esami e delle procedure diagnostiche e la carenza di risorse umane (personale medico, infermieristico, di assistenza e spazi in sala operatoria) sono ancora tali da rendere obiettivamente difficile la presa in carico dei malati oncologici e avviare il percorso diagnostico garantendo in tempi adeguati la procedura o l’intervento al quale il paziente dovrebbe poter accedere per evitare un “ritardo diagnostico”, ovvero una diagnosi che interviene quando la patologia di base è più progredita rispetto al momento in cui si sarebbe dovuta e potuta identificare, per cui , secondo i medici legali, anche se è corretta risulta errata nel rapporto cronologico con la possibilità di essere posta (con conseguente peggioramento della prognosi per il malato).
 
Per questo motivo i pazienti oncologici hanno tutti i criteri, nella fase diagnostica/stadiativa, per poter essere inclusi nel percorso delle urgenze.
Occorrerebbe pertanto, in un momento storico ancora difficile per le conseguenze delle ondate pandemiche, che nella gestione delle risorse dell’urgenza vengano attentamente considerate e contemplate le urgenze diagnostiche oncologiche perché, nonostante tali pazienti possano sembrare apparentemente meno urgenti rispetto a malati classicamente inclusi nelle flow-chart dell’emergenza-urgenza, i malati di tumore sono affetti da malattie intrinsecamente subdole, che possono rapidamente portarli ad un peggioramento clinico modificando o vanificando l’effetto delle – a quel punto tardive- terapie.
 
Dr. Paolo Scanagatta
Direttore UOC Chirurgia Toracica
ASST Valtellina e Alto Lario
 


16 marzo 2022
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