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Esclusività, per le professioni infermieristiche bisogna fare in fretta 

di Marcello Bozzi

31 MAR -

Gentile Direttore,

preso atto delle discussioni e delle documentazioni “in progress”, Andprosan esprime forte apprezzamento per il superamento del vincolo dell’esclusività per le professioni sanitarie, per i maggiori riconoscimenti economici per chi opera nell’emergenza e per l’attenzione al grande problema della violenza nei luoghi di lavoro.

È condivisibile anche il pensiero del Ministro Schillaci che dichiara “si tratta solo di un primo passo” e, al riguardo, ci permettiamo di portare all’attenzione la necessità del riconoscimento dell’indennità di esclusività alla Dirigenza delle Professioni Sanitarie - unica dirigenza rimasta esclusa – per un pari riconoscimento di diritti e dignità rispetto alle altre dirigenze sanitarie. L’auspicio è che il Ccnl 2019-2021, scaduto da due anni, il cui rinnovo è in discussione in Aran, possa superare tale questione (la cui necessità e criticità era già stata segnalata nelle dichiarazioni congiunte in calce al Ccnl Dirigenza Sanitario 2018-2021), al pari dell’indennità di specificità, caratteristica di ogni professione, stante l’inter-professionalità di ogni intervento sanitario.

Relativamente alle Professioni Infermieristiche, per aumentare l’attrattività verso il Ssn, alcune considerazioni e proposte:

  1. adeguamento delle condizioni stipendiali;
  2. adeguamento delle indennità “di disagio” (es. nel 1990 l’indennità di reperibilità era quantificata in 40.000 lire e oggi, dopo 33 anni, €21,60);
  3. ripensamento dei paradigmi assistenziali - a fronte delle evoluzioni normative e formative che hanno interessato le professioni sanitarie, è necessario rivedere le organizzazioni ed i sistemi di cura e assistenza. È anacronistico il mantenimento delle organizzazioni di un lontano passato (care a tanti “nostalgici”) ed è necessario, a fronte delle evoluzioni avvenute, rivedere staffing, skill-mix, ruoli e responsabilità;
  4. sviluppo dei percorsi di carriera, nel rispetto dell’articolazione organizzativa prevista dalla l. 43/2006;
  5. in applicazione del Ccnl Area Comparto, rendere “tabellari” i riconoscimenti economici per gli sviluppi “professionali” (come era già in essere negli anni ‘70/’80). Se il riconoscimento rimane collegato alla perimetrazione dei fondi è possibile che gli stessi rimangano a beneficio di pochi. Se intervengono le regioni con interventi diretti per l’adeguamento dei fondi necessari per i riconoscimenti di cui sopra si potrebbe venire a creare una pericolosa differenziazione sul territorio nazionale (altro segnale che l’autonomia differenziata – in sanità – è un pericolo di non poco conto!);
  6. chiara definizione delle posizioni dirigenziali (nel rispetto delle articolazioni previste dal CCNL Dirigenza Sanitaria) che devono essere ricoperte con Dirigenti delle specifiche aree professionali (al pari di quanto avviene nelle Direzioni delle Discipline Cliniche (a nessuno verrà mai in mente di mettere un Chimico a dirigere una Chirurgia Toracica!).
  7. lo sviluppo della Laurea Magistrale anche nella clinica (da valutare se con separazione dall’organizzazione e/o con lo sviluppo in specializzazioni post Laurea Magistrale);
  8. la definizione di standard “base” e il riconoscimento dei Docenti Disciplinari (strutturati in Università) per il funzionamento dei Corsi di Laurea di I e II livello, dei Master e dei Dottorati di ricerca (51 Docenti per 214 Corsi attivati non è accettabile). Se non c’è il riconoscimento ufficiale dei Docenti non c’è nemmeno il riconoscimento della Disciplina … e al riguardo vale la pena di ricordare “il valore” portato dai Corsi di Laurea in Infermieristica (I e II livello + Master) al sistema universitario;
  9. il riconoscimento dei Direttori dei Corsi di Laurea (“battezzati” con la spada … ma con il mantenimento nell’Area del Comparto, con riconoscimenti economici spesso minimali (proposta di incarichi dirigenziali a t.d., con il contestuale “congelamento” della posizione ricoperta nell’Area del Comparto);

In ultimo il richiamo all’attenzione a due aspetti:

A margine, ma di grande rilevanza, serve un adeguamento curricolare e professionale per gli Operatori di Supporto (Oss). Allo sviluppo verso l’alto delle professioni sanitarie deve corrispondere un parallelo sviluppo delle professioni sotto-ordinate a quelle che hanno avuto evoluzione formativa e normativa. Diversamente il sistema rimane “ingabbiato”. Alcune Regioni stanno “forzando” (Lombardia e Veneto) verso la Formazione Complementare degli Oss, con adeguamenti normativi regionali ad indirizzi della CSR dell’anno 2003. Forse tali percorsi, a distanza di 20 anni, pur comprendendo le esigenze delle Regioni, non sono più adeguati. Meglio ripensare in toto il percorso formativo ed il profilo professionale degli Oss, riprendendo i progetti “nel cassetto”, (unitamente ai riconoscimenti contrattuali e alle necessarie contestuali riqualificazioni) per una migliore risposte ai nuovi bisogni delle persone e alle nuove necessità delle organizzazioni e delle aziende.

Dott. Marcello Bozzi

Segretario ANDPROSAN - Associata COSMED



31 marzo 2023
© Riproduzione riservata

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