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I “falsi” rischi dell’aborto farmacologico

di Anna Pompili

23 GIU -

Gentile direttore,
il 12 giugno scorso è stata pubblicata l’ultima guida dell’OMS per un’assistenza clinica di qualità all’aborto (Clinical practice handbook for quality abortion care, WHO 2023). Si tratta di un manuale prezioso per gli operatori sanitari, perché definisce gli standard di una buona pratica clinica, legandoli all’etica professionale e ai diritti umani delle persone.

L’OMS ci ricorda che uno degli elementi chiave di una buona pratica clinica sta nel fornire informazioni corrette alle donne che richiedono di interrompere la gravidanza, prime fra tutte le informazioni che riguardano la sicurezza della procedura. Nella guida si sottolinea che l’aborto “sicuro” (ossia eseguito con procedure basate sull’evidenza, EBM) ha un rischio molto basso di complicazioni, inferiore all’1%: “il rischio di morte per queste procedure è inferiore a quello correlato ad un’iniezione di penicillina o al portare a termine una gravidanza. Non vi è alcuna evidenza di correlazione tra aborto volontario e problemi o complicazioni in gravidanze successive. Non vi è alcuna correlazione tra aborto volontario ed altre condizioni patologiche, quali tumore della mammella o depressione. Le sequele negative sulla salute psichica, descritte in alcune donne, sono l’effetto di condizioni patologiche preesistenti, piuttosto che dell’aborto volontario”.

Queste affermazioni, redatte da un pool di esperti a livello internazionale, sono state duramente criticate su queste pagine dal dott. Alberto Virgolino, presidente dell’Associazione Italiana Ginecologi ed Ostetrici Cattolici (AIGOC), che invoca per l’aborto farmacologico un giusto consenso informato, perché, egli scrive, “la verità scientifica sulle reali complicanze immediate, compresa la mortalità non vanno nascoste o sottovalutate”. A sostegno di questa sua affermazione, il dott. Virgolino cita uno studio del 2005, sulle complicazioni settiche dell’IVG farmacologica, un comunicato stampa AIGOC, che lamenta l’incompletezza dei dati riportati nella relazione ministeriale al parlamento, ma non fornisce elementi sul rischio di complicazioni, ed infine, riferimento più recente, l’analisi post-marketing del 2018 della FDA sull’uso del mifepristone per l’aborto.

Stupisce che al dott. Virgolino sia sfuggito il report FDA più recente, del 2022. Mi permetto di colmare questa lacuna, certamente involontaria, e ne riporto i dati: dal 2000 al 2022, si sono sottoposte ad un aborto farmacologico con mifepristone e prostaglandina circa 5 milioni e 600.000 donne americane. Tra queste, in questo arco di tempo, sono state registrate 28 morti (0,0005 %) e 97 (0,0017 %) gravidanze ectopiche.

Riguardo i decessi, l’FDA sottolinea che sono stati semplicemente registrati quelli di donne che si erano sottoposte ad IVG farmacologica, senza che sia stata stabilita una relazione di casualità con essa. In particolare, dopo aver riportato che 9 delle morti erano dovute a sepsi, per le restanti si sottolinea che in due casi si sarebbe trattato di omicidio, in uno di suicidio, in uno di perforazione di ulcera gastrica, in uno di tromboembolia polmonare, in altri di intossicazione/overdose di sostanze utilizzate in concomitanza.

Per quanto riguarda gli eventi avversi, fino al giugno 2022 ne sono stati registrati 4213 (0,008%), 1048 (0,019%) dei quali hanno richiesto ospedalizzazione. Sono state registrate 97 (0,0017%) gravidanze ectopiche e 604 (0,011%) emorragie che hanno richiesto emotrasfusione.

Nel 2021, dopo aver condotto una revisione del programma REMS (Risk Evaluation and Mitigation Strategy), la FDA ha stabilito, sulla base di una revisione della letteratura, la necessità di facilitare l’accesso al farmaco, permettendone la dispensazione anche in farmacie autorizzate. Il programma Mifepristone REMS è stato modificato il 3 gennaio 2023. Nel sito della FDA dedicato alle informazioni per medici e pazienti, nella sezione “Questions and Answers on Mifepristone for Medical Termination of Pregnancy Through Ten Weeks Gestation”, alla domanda “Is it safe to use mifepristone?” la risposta per tutte/i è “SI. La FDA ha approvato Mifeprex più di 20 anni fa sulla base di una revisione approfondita e completa delle prove scientifiche presentate e ha stabilito che era sicuro ed efficace per l‘uso indicato. Le revisioni periodiche della FDA dei dati post-marketing per Mifeprex e il suo generico approvato non hanno identificato alcun nuovo problema di sicurezza con l'uso di mifepristone per l'interruzione medica della gravidanza fino a 70 giorni di gestazione”.

Sappiamo tutti che non esiste un trattamento medico o chirurgico privo di possibili effetti avversi. In relazione all’aborto farmacologico con mifepristone, se facciamo riferimento alle percentuali riportate dall’FDA, queste sono definibili, secondo la classificazione del Consiglio per le Organizzazioni delle Scienze Mediche (CIOMS), come “molto rare”. Voglio comunque rassicurare il dott. Virgolino: nei nostri consensi informati, oltre che illustrarle, forniamo tutte le indicazioni per riconoscerle e per capire quando ci si deve recare in pronto soccorso. Non citiamo, invece, le “complicazioni a distanza” che egli elenca nel suo scritto e riguardo alle quali vi è una corposa e preponderante letteratura che ne afferma la assoluta inconsistenza. Questa letteratura è stata in parte già citata in un articolo scritto insieme con la dott.ssa Mirella Parachini, in risposta ad una lettera del prof. Noia, pubblicata nel 2018 su QS.

Dal 1948, quando l’OMS diede una definizione di “salute” alla quale ancora oggi facciamo riferimento, il diritto alla salute riproduttiva è andato sempre più intrecciandosi con i diritti umani; è proprio in quest’ottica che il Parlamento Europeo, in una risoluzione del 7 luglio 2022, ha proposto di inserire il diritto all’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Non capisco perché, invece, il dott. Virgolino, ginecologo, registri e lamenti, in relazione all’aborto farmacologico, una antitesi tra i due diritti.

Capisco, invece, le sue perplessità riguardo quello che lui definisce, con un certo spregio, “aborto fai da te”. Sono perplessità legate alla difficoltà ad accettare una procedura che, riconoscendo alla donna la capacità e la responsabilità di gestire una pratica medica -l’aborto- in prima persona, impone un cambiamento rivoluzionario nella relazione tra la donna e il personale sanitario. Sono perplessità legate alla ostilità verso modelli di relazione che mettono in crisi quello della medicina paternalistica “doctor centred”, togliendo potere ai medici e promuovendo l’”empowerment” delle persone.

Sono, in definitiva, perplessità legate alla difficoltà di guardare alle donne come cittadine a pieno diritto, responsabili, capaci di prendere decisioni in autonomia.

Anna Pompili

Ginecologa, Ass. Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, Ass. AMICA (Associazione medici italiani contraccezione e aborto)



23 giugno 2023
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