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Dare valore aggiunto alla Medicina Generale

di Marco Magri

10 GIU - Gentile Direttore,
il ruolo e l’organizzazione delle cure primarie, uno degli anelli deboli del SSN, rimane uno degli elementi più controversi. Questa attenzione corre spesso il rischio di scivolare nella filosofia, allontanandosi da quegli elementi di concretezza e praticità (merce rara di questi tempi) di cui l’argomento avrebbe bisogno.

Il Medico di Medicina Generale (MMG) è al centro di tutto questo dibattere, anche se la sensazione è che, tranne alcune eccezioni, non ne abbia molta consapevolezza. Una categoria in difficoltà e con scarso peso politico.

Recentemente il dibattito si è focalizzato sulle sue forme aggregative, come le Società di servizi con modello cooperativo.

La necessità di dare risposte a bisogni di salute sempre più complessi ha progressivamente favorito l’“aggregazione” per lavorare meglio ed utilizzare opportunità difficilmente accessibili al singolo. Sono nate le prime Cooperative che poi hanno avuto una espansione, in Lombardia prima con il progetto regionale CREG e poi con la PIC.

Il sistema sanitario, si è fortemente avvalso di queste durante il periodo COVID (centri vaccinali, telemonitoraggio). Il lavoro di uscita dalla pandemia sarebbe stato più difficile senza questo supporto. Ma si fa sempre fatica a fare tesoro dell’esperienza.

Il modello cooperativo non è esente da criticità, e avrebbe bisogno di essere rivisto e rielaborato.
Condizione irrinunciabile è che il modello debba essere “indipendente” da fattori esterni, siano essi sindacati o società private, e guidato esclusivamente dal consenso degli MMG soci che decidono di volta in volta sulle strategie.

L’indipendenza porta con sé la necessità di avere una propria “rappresentanza” presso le istituzioni. Cosa che adesso manca ed i risultati sono evidenti.

La novità (relative) della Medicina Generale sono rappresentate dalle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT). Le cooperative potrebbero essere per loro un sostegno come Federfarma sta adesso facendo per la “Farmacia dei servizi”. Quindi le AFT come “dimensionamento” dell’area di attività (con risvolti nelle CdC e nei Distretti) e le Società di servizio come strumento. Questo permetterebbe di essere più incisivi anche sulla cronicità dove si ha l'impressione che la presa in carico (slogan troppo gettonato) del paziente cronico, atto medico per eccellenza, oggi vede più attive categorie come il farmacista o l'infermiere.

Diverse sono le opportunità che le forme aggregative strutturate apportano al sistema. Prima di tutto, anche con il contributo di soggetti esterni (managerialità) danno un supporto “organizzativo” alle cure primarie (carenza evidenziata dalla pandemia).

Permettono di introdurre elementi di “innovazione tecnologica” all'interno degli studi dei medici. Qui sono nate le esperienze più significative sulla telemedicina. Inoltre, permettono di intessere “relazioni” paritarie sia con le istituzioni sanitarie ma anche con gli enti locali, se crediamo che l'integrazione socio sanitaria sia il futuro della sanità pubblica.

Capacità di organizzarsi, di introdurre innovazione e di fare relazioni: elementi di cui la medicina generale ha oggi fortemente bisogno.

Tra i commenti in questi giorni c'è anche il fatto che le cooperative sarebbero un elemento favorente la sanità privata.

Pare strano che questa critica venga fatta alla medicina generale e non alle attività di altre categorie professionali ed in un momento in cui sempre più si vocifera di grossi gruppi imprenditoriali che si stanno attrezzando per entrare nel sistema delle cure territoriali.

Il MMG e le cure primarie rappresentano oggi l'unico presidio che ha ancora una connotazione “essenzialmente” pubblica del SSN e lo sforzo delle (vere) forme organizzate della medicina generale va proprio nella direzione di rafforzare questo presidio pubblico, inserendo quegli elementi gestionali che possono, a fatica e senza risorse aggiuntive, competere con i sistemi sicuramente più organizzati ed attrezzati del privato.

E’ vero che la frammentarietà e la conflittualità all'interno della Medicina generale, il “primo presidio di salute del cittadino”, non sono di aiuto. Il ricambio generazionale fa fatica e non si vede quella spinta unitaria della categoria che potrebbe facilitare alcuni passaggi. Ma è anche vero che da questo “presidio” passano la più importanti problematiche del nostro SSN: le liste di attesa, gli affollamenti dei pronti soccorsi, l’appropriatezza, l’assistenza domiciliare, l'integrazione socio sanitaria.

Le forme aggregative, dai modelli più semplici a quelli più organizzati, sono strumenti per lavorare meglio, consentendo una dipendenza solo dal paziente e dal suo bisogno di salute e di assistenza. Solo con modelli gestionali nuovi ed innovativi è possibile conservare l’autonomia, chiarezza di obiettivi ma anche motivazione, che non sempre è solo economica, per una professione che di motivazione ha assoluto bisogno.

Tutto questo è possibile e fattibile: basterebbe solo volerlo!

Marco Magri
Medico

10 giugno 2024
© Riproduzione riservata

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