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Il declino della medicina del lavoro

di Giuseppe Leocata

23 GEN - Gentile direttore,
sono passati tanti anni dalla Legge n. 833 del ’78, un ricordo sbiadito e soltanto nella memoria della generazione di quelli che oggi hanno almeno sessant'anni, sono cambiati il mondo e pure il concetto dell’essere in salute, sono stati modificati i servizi sanitari e la risposta al bisogno di salute delle persone. Questo declino non è recente, seppure oggi sta assumendo tinte sempre forti.
 
Questo clima di incertezza e di crisi del sistema che ha investito la sanità pubblica non ha risparmiato neanche la medicina del lavoro. Nei lontani anni 60-70 si utilizzavano termini ormai desueti e reperibili soltanto in vecchi ‘dizionari sindacali’: “soggettività operaia, committenza operaia, non deleghe e non monetizzazione del rischio”.
 
Chissà quanti si ricordano del significato di questi termini/concetti/valori, le nuove generazioni di medici del lavoro e di tecnici della prevenzione non li conoscono neanche,  in modo particolare nei Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di lavoro nell’ambito delle ASL.
 
La cosiddetta memoria storica non è stata tramandata dagli operatori della prevenzione più anziani (quelli che allora facevano i ‘rivoluzionari’) e in alcune realtà si ha una sensazione che rimanda al mito di Cronos, che ebbe da Rhea molti figli e che per paura che uno di questi lo avrebbe spodestato (come era capitato al padre Urano) - non potendo ucciderli poichè divinità immortali - appena nati li ingoiava. Cronos, il Tempo, che divora tutte le cose che egli stesso ha creato …
 
In questo ambito ci si trova ad operare, muovendosi nell’ambito di norme molto complesse che però non è opportuno modificare in un periodo ‘politicamente caotico e debole’ come l’attuale, del resto penso che non siano sufficienti soltanto le leggi per tutelare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, ma che sia assolutamente necessaria una cultura collettiva che oggi è decisamente in crisi.
 
Nei lontani anni ‘80 del secolo scorso alcune menti illuminate avevano istituzionalizzato in molte regioni italiane un modello di intervento organico in materia di igiene sicurezza del lavoro. Il quadro organico era il punto di riferimento per lavoratori, imprese produttive e di servizi, sindacati e associazioni imprenditoriali, medici del lavoro aziendali e tecnici della sicurezza sempre in ambito aziendale.
 
Questo si articolava in diverse realtà italiane in Servizi di primo (Servizi di Medicina del lavoro delle ASL), secondo (Unità Operative di Medicina del Lavoro Ospedaliere) e terzo livello (Centri Universitari di Medicina del Lavoro). Il modello è decisamente in crisi, tramontato. Nel settore della medicina del lavoro si ha la sensazione di vedere persone e istituzioni ‘sole’, isole senza ponti di comunicazione e senza la ‘visione di sistema’ che anni fa si era sviluppata tra tutti gli operatori e che una lettura della realtà a 360°.
 
Va ripreso un ragionamento e va attuato al più presto un percorso operativo sul ‘macrosistema’ per ritornare al governo della ‘Politica’ sull’economia o meglio, per essere più puntuali, sulla logica delle banche e delle assicurazioni multinazionali che operano pure nel settore della salute e della sicurezza sul lavoro, in senso lato, e che utilizzano la statistica e l’epidemiologia per attuare scelte con ferrea logica matematica e sempre più mirate a ciò che è più opportuno (‘redditizio’) in termini di ‘investimenti monetari’ e non ricorrendo a valutazioni mirate al sociale.
 
Anche nella medicina del lavoro, una seria razionalizzazione degli interventi affrontata in modo condiviso può evitare eventuali ‘sprechi’ senza per questo tagliare sui servizi essenziali per l’igiene e la sicurezza dei lavoratori e senza gravare sull’economia delle imprese. Il cosiddetto ‘Stato leggero’ deve assolutamente mantenere e garantire alcuni servizi che fungano da ‘regolatori di sistema’, senz’altro adeguandone i principi ispiratori e le funzioni alla realtà del mondo del lavoro molto cambiata dagli anni ’80, dal punto di vista sociale ed economico.
 
Al fine di ‘provocare’ un dibattito in un‘ottica di ‘sistema’, si fa soltanto cenno alla debolezza dei diversi nodi della rete della prevenzione e della salute e della sicurezza sul lavoro e all’assottigliamento delle relative maglie nell’ambito della Sanità: i Lavoratori (i quali oggi più di ieri hanno la priorità di conservare a qualunque costo il posto di lavoro e il salario, ‘prioritari’ rispetto alla loro salute globale nei luoghi di lavoro), il Sindacato (in forti difficoltà e che non riesce più ad incidere nel mondo della sicurezza e dell’igiene del lavoro come negli anni passati), la Imprese virtuose (le quali andrebbero valorizzate), le Unità Operative Ospedaliere di Medicina del Lavoro (sempre più ridotte e ‘non in linea’ con la ‘mission’ delle aziende ospedaliere: ‘curare i malati’), le Cliniche Universitarie (anch’esse con risorse sempre di più ridotte e che i diverse realtà svolgono anche pregevoli progetti di ricerca …).
 
Il Medico Competente, non è un mero esecutore di norme giuridiche stabilite da altri ma una figura umana e professionale di riferimento per il lavoratore (questo può avere maggiori e regolari contatti con questa figura piuttosto che con il proprio medico curante) e la sua medicina del lavoro deve continuare a seguire un suo percorso globale e in autonomia, non subordinato a figure tecniche né imbrigliato in gare al ribasso per la sorveglianza sanitaria e va inserita in un ‘sistema sociale più organico’ rispettoso della professionalità di questi medici, a tutela dei lavoratori e delle imprese, in relazione alle norme e al buon senso. La sua importanza va affermata fortemente e le imprese devono assolutamente comprenderne il significato e dare spazio al suo agire.
 
Parallelamente, vanno riprese e ribadite le funzioni dei Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro delle ASL, la promozione della salute e della sicurezza negli ambienti di lavoro, il controllo e prevenzione dei fattori di rischio negli ambienti di lavoro, la vigilanza sull'applicazione della normativa in materia di sicurezza sul lavoro, con l’obiettivo di contribuire a realizzare condizioni di lavoro sicure e igienicamente adeguate per chi lavora, attraverso l’attività sempre più imprescindibile della informazione, formazione e assistenza ai lavoratori, alle imprese, ai cittadini, ai sindacati, alle associazioni imprenditoriali, ai medici competenti e ai medici di base, così come alle figure tecniche della prevenzione e della sicurezza aziendale (Responsabili dei Servizi di Protezione e Prevenzione, ecc.) e svolgendo anche quella che - ormai da tempo - non è la loro unica attribuzione, l’attività di controllo e vigilanza nei luoghi di lavoro, su attrezzature e impianti, nonché su procedure di lavoro e sistemi organizzativi aziendali della prevenzione. Questi Servizi devono riacquisire una centralità e uscire dalla residualità alla quale sono sempre più relegati nel sistema sanitario pubblico e devono acquisire un ruolo nuovo e fortemente supportato istituzionalmente per ritornare ad essere il motore della prevenzione nei luoghi di lavoro (e direi anche in quelli di vita sempre meno distinti da quelli di lavoro nella ‘società delle 24 ore’).
 
E’ necessario, così, che non soltanto singole persone ma ‘gruppi’ di donne e uomini di buona volontà si mettano in gioco e si muovano subito per ripensare e ricreare un nuovo modello di sanità solidaristica e ‘al servizio dell’Uomo’, cittadino e anche lavoratore.
 
Un suggerimento per questo percorso ci viene dalla recensione di B. Vecchi su “Homo consumens” del sociologo Z. Bauman, “Non c’è nessun «principio speranza» a cui appellarsi, se non aderendo a quella caratteristica della natura umana che è prendersi cura dell’altro … Ma l’etica della responsabilità esprime la sua potenza politica solo se è un «fatto collettivo». Di azioni misericordiose è piena la modernità liquida, ma questo non ha cambiato lo stato delle cose”.
 
E Ken Loach, con il suo ultimo film “I, Daniel Blake”, ci trasmette sia una riflessione spietata su un mondo sempre più cinico, distratto e inutile, sia una fiducia assoluta negli esseri umani: “Dov’è la speranza? Penso che sia nella rabbia, in una rabbia costruttiva che potrebbe trasformarsi in un movimento …” “Un altro mondo è possibile e necessario”.
 
Giuseppe Leocata
Medico del lavoro, Milano

23 gennaio 2017
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