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Infermieri, è tempo di liberarsi da retaggi culturali anacronistici

di Matteo Incaviglia

02 LUG - Gentile direttore,
visto la caratura di Quotidiano Sanità e visto il susseguirsi di inesattezze succedutesi nel tempo (vedi alcuni articoli sulle mansioni infermieristiche, ultimo a firma del presidente del MIGEP), riteniamo necessarie alcuni chiarimenti, a beneficio dei lettori e fruitori del sistema sanitario nazionale, e non ultimi degli stessi operatori sanitari.
 
I retaggi culturali che ancora oggi aleggiano intorno alla professione Infermieristica e, purtroppo duri a morire, vedono l’Infermiere come un semplice aiutante del medico, non a caso in alcuni articoli si legge: “assistere il medico”.
 
L’infermiere è percepito dalla società e spesso dallo stesso legislatore come unico riferimento per la soluzione a qualunque problema: dallo svuotamento del pappagallo alla più complessa somministrazione di una terapia salvavita.
 
Questa discrepanza è una catena che ci tiene legati alla anacronistica visione dell' infermiere tutto fare, tale visione viene continuamente alimentata dagli stessi infermieri, principalmente coordinatori e dirigenti che con ordini di servizio di dubbia legittimità - per usare un eufomismo - pretendono dagli Infermiere l’esecuzione di mansioni che già dal 1985 la Cassazione dichiarava essere di competenza del personale cosiddetto "subalterno".
 
Ancora oggi in moltissime realtà gli infermieri svolgono le stesse attività (mansioni) che svolgevano 40 anni fa in barba a lauree, master, dottorati ecc.
 
Ai colleghi che si scandalizzano nel leggere il termine "MANSIONI" diciamo: tranquilli, il termine mansione non è dequalificante nè offensivo, tutti i lavoratori giuridicamente svolgono mansioni, infatti, per mansione si intende "tutte quelle attività che il lavoratore deve svolgere per adempiere all'obbligazione contrattuale" e che appartengono al proprio profilo professionale, in poche parole: ogni lavoratore deve svolgere le mansioni per le quali è stato assunto.
 
L’aver ottenuto, con legge 251/2000, la dirigenza Infermieristica, non sembra aver spostato di una virgola la realtà della condizione lavorativa della stragrande maggioranza degli Infermieri Italiani.
 
Eppure la succitata legge si prefiggeva di apportare un radicale cambiamento alla professione: sconfiggere e archiviare definitivamente l’ausiliarietà ed evolvere verso una professione realmente autonoma ed intellettuale così come previsto dall’art 2229 c.c.
 
Tutto quanto prima citato sembra essere un miraggio!
 
La formazione
Da Regionale è divenuta Universitaria, tuttavia poco sembra essere cambiato tanto è vero che ancora oggi (2017) si parla di giroletti e di Nightingale, sembra rivivere ancora l’Infermiere di Crimea.
 
Chiarisco subito, non voglio tirarmi addosso le ire degli estimatori della Nightingale: ritengo giusto ricordarla dal punto di vista storico, sicuramente le sue intuizioni hanno avuto un’importanza fondamentale, ma nulla hanno a che vedere con l’ infermieristica di oggi, come del resto tutta la medicina è radicalmente diversa da quell’ epoca.
 
La signora della lanterna si suole chiamarla, oggi però usiamo le lampade led.
 
La professione Infermieristica potrà conquistare la propria professionalità solo quando si libererà dai retaggi culturali che la tiengono legata all’anacronistica visione qui descritta.
 

Matteo Incaviglia
Segretario Sicilia Associazione Avvocatura di diritto infermieristico


02 luglio 2017
© Riproduzione riservata

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