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Emergenza sanitaria in pieno caos contrattuale e gestionale

di G.Esposito e F.Fini (Fimeuc)

14 DIC - Gentile Direttore,
a 48 ore dalla storica giornata di sciopero nazionale in difesa della sanità pubblica, è bene ricordare che l’emergenza-urgenza già da anni soffre le conseguenze di tagli, esternalizzazioni, precarietà, assenza di politiche nazionali di governance.
 
Proprio 25 anni fa nasceva quel complesso sistema di intervento sul territorio (DPR 27 marzo 1992) le cui prestazioni divenivano un livello essenziale di assistenza. Ma, da quel giorno, il processo di ottimizzazione dell’offerta dei servizi ha, invece, ceduto il passo a un progressivo deterioramento. Infatti, nonostante il successivo accordo tra Stato Regioni del 1996 e il supporto delle società scientifiche che hanno proposto standard organizzativi e di formazione, il sistema appare oggi diverso nelle singole regioni e senza alcuna effettiva integrazione, ancora oggi, tra il sistema di emergenza pre-ospedaliera e ospedaliera.
 
Assistiamo da anni a un costante smantellamento di uno dei settori strategici del nostro Ssn sotto i colpi di diversi fattori, solo per citarne alcuni: continui tagli dei posti letto ospedalieri, riduzione del personale nei Pronto Soccorso, una irrazionale regionalizzazione e una giungla di accordi lavoro disomogenei.
 
Sotto lo stesso tetto, nelle aziende sanitarie, convivono i medici di ex guardia medica e i convenzionati che hanno superato il corso di formazione per l’emergenza sanitaria, quelli transitati alla dirigenza (art. 8 c. 1 bis del D. Lgs. 229/ 1999), i dirigenti Medicina e Chirurgia d’Urgenza e Accettazione, gli anestesisti e poi, ancora, quelli con o senza specializzazioni. Con contratti che possono essere fissi, a rotazione, a gettone e integrati nei DEA.
 
Non solo. Fianco a fianco, in prima linea e con le stesse funzioni operano professionisti con diversi diritti e retribuzione. I convenzionati, rispetto ai dipendenti, hanno meno tutele: niente ferie, tredicesima, indennità notturne e festive, congedo matrimoniale, malattia, tutela maternità e allattamento, adozione, affidamento, part-time, 104, lutto, non riconoscimento del lavoro usurante e del rischio biologico, applicazione deficitaria delle coperture per l’infortunio sia “in itinere” sia durante il servizio, anche causati da terzi, ecc….
 
L’altra faccia della medaglia è la variabilità nei modelli organizzativi regionali, senza reale integrazione tra il personale nel territorio e quello impiegato sul versante ospedaliero, con un utilizzo difforme della continuità assistenziale nella gestione della risposta sanitaria alle chiamate di soccorso, un uso non omogeneo dei mezzi e delle figure professionali, per qualifica e quantità. E nonostante la presenza di un protocollo unico, persistono croniche disomogeneità nell’attivazione dell’elisoccorso.
 
Quindi c’è il nodo irrisolto del fabbisogno, della programmazione e della formazione. Infatti, nonostante dal 2006 sia attiva la Scuola in Medicina d'emergenza-urgenza, nel 2014 i primi specialisti sono stati solo 100 e nel 2016-17 le borse di emergenza-urgenza previste solo 181. Considerato che il Ssn ha al suo attivo 427 ospedali di P.S, 96 Dea di primo livello e 119 di secondo livello, possiamo affermare che i contratti di specializzazione sono insufficienti, ne servirebbero almeno 250-300 l’anno.
 
Riassumendo: un caos contrattuale e gestionale che mortifica la professionalità dei medici, crea frustrazione e può mettere in seria discussione l’efficacia del servizio per i cittadini.
 
Queste difformità, anche considerando le nuove conoscenze, la necessità di nuovi assetti organizzativi e i nuovi bisogni, impongono una revisione della normativa che tenga conto della nuova scuola di specializzazione, delle attività di cura e diagnosi del settore pre-ospedaliero e ospedaliero per i pazienti di ogni età, delle carriere e contratti dei medici di emergenza.
 
La Fimeuc, da sempre impegnata a lavorare sui tavoli tecnici inter-societari e con le istituzioni, si è fatta promotrice di questa necessità e propone nel IV Congresso Nazionale, il prossimo 15 dicembre a Firenze, un percorso di riforma che parta da una riscrittura del DPR 27 marzo 1992 e che tenga conto di questi aspetti. Questa assise dovrà rappresentare il momento finale di un percorso di studio e l’occasione per il confronto su proposte concrete con la parte pubblica e con la Politica, affinché alcune richieste fondamentali per il cambiamento e il miglioramento siano accolte e realizzate.
 
Giovanna Esposito
Presidente Fimeuc
 
Fabiola Fini
Segretario Fimeuc 

14 dicembre 2017
© Riproduzione riservata

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