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Il virus delle aggressioni al personale sanitario

di Biagio Papotto

04 GEN - Gentile Direttore,
un virus, certamente. Ci deve essere un qualche virus responsabile degli attacchi d'ira che sfociano nelle aggressioni verso i medici ed il personale sanitario. Pensiamo ad un virus, cioè qualcosa di - sia pure a fatica - individuabile ed isolabile - perché ancora fatichiamo ad accettare l'idea che sia soltanto ignoranza, brutalità, se non vera e propria demenza. 
 
Gli ultimi scellerati episodi ci portano ad interrogarci ancora sulle cause, ma è ancora più aspro il dolore se consideriamo che quasi nessuno si interroghi sugli effetti. 
 
Si, perché in alcune nazioni che con faciloneria bolliamo come arretrate ci sono sciamani che si scagliano contro i medici... Ci sono cioè persone che vedono nei medici una minaccia per il proprio potere. 
 
Allo stesso modo - a volte - i medici sono additati come pericolosi agitatori sociali, poiché sovvertono, magari solo con banali consigli igienici, usi inveterati, pericolosi, quando non vere e proprie mutilazioni. 
 
Eppure non possiamo fare a meno di pensare come - anche in scenari di conflitti crudeli - le insegne di medici e di assistenza sanitaria godono del rispetto di ambo le parti. Gli esempi emblematici di Emergency e di MSF, solo per citarne due, sono li' a dimostrarlo. 
Valgono però in Congo, in Sudan, in Iraq, solo per citarne alcuni, e non nella civilissima Italia, dove lo stupido scherzo di far accorrere inutilmente le ambulanze è stato in questi ultimi anni sostituito da aggressioni e violenze. 
 
Nei primi giorni di agosto del 2018 un collega di Crotone che ha dedicato la propria vita alle emergenze è stato aggredito e ferito. 
 
Rimessosi in sesto, ha preso la decisione di lasciare il posto. Fa ancora il medico, cura la gente come ha sempre voluto fare, applica la scienza per cui ha studiato una via, continua ad onorare il giuramento, ma è passato alle cure palliative. 
La CISL Medici, nel condannare senza alcuna attenuante qualsiasi atto nei confronti dei colleghi e degli operatori sanitari, invita tutti a riflettere sulla necessità ormai improcrastinabile di una specifica previsione legislativa. 
 
Oltre all'accusa di lesioni, oltre alle ingiurie, oltre al di per se' già gravissimo reato di interruzione di pubblico servizio, occorre tenere presente che la conclamata penuria dei medici aggrava la situazione. Basti pensare che l'aggressione ad un medico di pronto soccorso può da sola essere causa del mancato intervento dello stesso su un successivo grave caso, con la conseguenza non improbabile del decesso di qualcuno che invece il collega avrebbe potuto salvare. 
 
Si è tanto parlato e scritto (giustamente) delle aggressioni al personale addetto ai trasporti. Le aziende interessate hanno pensato a possibili rimedi sotto forma di telecamere di sorveglianza, pulsanti di allarme, vigilanti in borghese (sul tipo degli "sceriffi dell'aria" presenti in incognito sui voli negli USA). 
 
E' indispensabile che per le violenze contro i medici ed il personale sanitario la politica e le amministrazioni agiscano senza perdere neppure un altro giorno, perché la CISL Medici denuncerà senza esitazione tutte le situazioni in cui l'inerzia delle decisioni sarà stata concausa di altri episodi. 
 
Nel frattempo, non potendo, per legge e coscienza, invitare i colleghi ad un giorno di sciopero assoluto, ci limitiamo a lasciare immaginare a qualsiasi persona di normale intelligenza cosa succederebbe se all'improvviso scomparisse il personale medico e sanitario, così come in quel film di qualche anno fa ("Cose dell'altro mondo") capitava a tutti gli immigrati, dopo tanto sciocco razzismo. La violenza fisica o verbale è SEMPRE da condannare, ma aggredire un medico e impedirgli così si curare anche altre persone deve essere un reato da stroncare con la severità PIÙ ASSOLUTA. 
 
In uno stato civile, ovviamente... 
 
Biagio Papotto
Segretario Generale Cisl Medici Nazionale

04 gennaio 2020
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