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16 GENNAIO 2022
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Più che le diffide, dall’Anaao servono proposte operative

di Giovanni Delogu

02 NOV - Gentile Direttore,
la recente presa di posizione dell’Anaao culminata con una diffida alle Aziende Sanitarie di utilizzare nei reparti Covid solo personale con specializzazione idonea è stata forse necessaria ma soltanto per riportare la questione sul piano della realtà in un contesto dove le aziende, impiegando alla disperata e disordinatamente il personale disponibile, ottengono solo l’effetto di mandarlo allo sbaraglio: con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di responsabilità etica professionale e umana.

Pneumologi, intensivisti-emergentisti erano stati lasciati soli. Ora, invece, saranno male accompagnati. (Chissà cosa ne penseranno i malati da assistere?)

Ma i medici disponibili per il SSN in Italia quelli siamo.

Allora, siccome in questa drammatica contingenza (improvvisa ma non più imprevedibile né inattesa) serviamo tutti, quello che davvero mi attenderei è che, in un’ottica strategica più pragmatica e lungimirante, vorrei che l’Anaao si facesse portavoce presso il ministro della Sanità anche di proposte operative concrete: che si provvedesse da subito alla "formazione Covid" di quanti tra noi medici già lavoriamo nel SSN ma con mansioni specialistiche differenti: perché è indubbio che non si tratterebbe di partire da zero.


Il percorso dovrebbe essere sul campo e non su youtube (come pure accaduto), ma neppure nella trincea di prima linea: ci si dovrebbe formare in un settore clinico appositamente allestito per la didattica: primum non nocēre: ricordiamocelo e ricordiamoglielo al Ministro e alle nostre Aziende.
Serve perciò un corso di formazione, realisticamente rapido (articolato entro non più di un paio di settimane), che ricopra gli elementi teorici e pratici (“hands on”, direbbero gli inglesi) indispensabili ed essenziali (una sorta di ACLS dove, se vogliamo, la “C” non starebbe più per cardiac ma per Covid; ma forse andrebbe bene anche “ARLS", Advanced Respiratory Life Support).

Il congelamento del NON-Covid, in questo scenario sarebbe perciò imprescindibile (in modo da concentrare le limitate risorse umane disponibili sull’emergenza).

Il corso necessiterebbe di una standardizzazione nazionale, ovvero di formale validazione: sia dal punto di vista tecnico clinico (con annessa verifica finale che i candidati abbiano acquisito lo standard minimo di competenza richiesto), sia dal punto di vista amministrativo medico legale: ovvero con riconoscimento di Advanced Covid, o Advanced Respiratory, Life Support Provider.

Non ultimo il ri-mansionamento professionale che tale strategia comporta.

Ancora manca una condivisione di responsabilità con lo Stato e l’unica via in emergenza che al momento le aziende potrebbero seguire resta la forma dell’ordine di servizio (ODS): purché nei termini previsti dalla legge: la comunicazione verbale (le chiacchiere) e la posta elettronica (personale esperienza) non sono previste.
Ma l’ODS ha "gambe corte". E’ un’istituto che non ammette eccessi e distorsioni: insomma non se ne può abusare.
 
Perciò l’unica soluzione praticabile rimasta per risolvere ulteriori impasse e contenziosi, potrebbe essere quella di codificare questa strategia sotto forma di Decreto Legge. Senza ulteriori tentennamenti e procrastinazioni.
 
Dr Giovanni Delogu
Dirigente Medico
Unità Operativa di Neurologia
Ospedale di Livorno


02 novembre 2020
© Riproduzione riservata


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