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Covid. Medici privati anche loro in prima linea... ma ignorati

di Carmela De Rango

04 NOV - Gentile Direttore,
agire nell'immediato per salvaguardare i medici, che sono nuovamente chiamati al fronte contro il Covid. Questo l'auspicio della CIMOP, che intende mettere l'accento su alcuni passaggi strategici per non smarrire il preziosissimo contributo delle professionalità sanitarie e il diritto alla salute che anche i medici hanno, ma che spesso viene relegato in secondo piano.
 
Ci aspettiamo uno screening periodico del personale medico che, nei fatti, è già equiparato tra pubblico e privato per le operatività di gestione dei pazienti Covid. La drammatica emergenza legata al Covid nelle ultime ore si sta intensificando ulteriormente in tutte le Regioni, con una serie di conseguenze a pioggia. La prima è che, alla luce del grande sforzo collaborativo che i medici della sanità privata hanno apportato alle comunità e alle istituzioni, non vi è un pari riscontro delle parti datoriali ma neanche da parte delle istituzioni. La nota dolente è ancora una volta legata alla posizione di AIOP, che si è rifiutata di rinnovare il nostro contratto, pur avendo portato fino alla conclusione le trattative, a mezzo della propria delegazione, e pur avendo l’esempio edificante di ARIS, che al contrario lo scorso 7 ottobre ha responsabilmente e correttamente sottoscritto il contratto con CIMOP.

 
La situazione è pesante, i medici di qualsiasi specialità e anche quelli che operano in LP, ricevono ordini di servizio per la turnazione nei reparti Covid, organizzati anche nella aziende sanitarie private su richiesta regionale. In alcune strutture scarseggiano i DPI, scarseggia il personale che giorno dopo giorno diventa positivo ed è quindi posto in isolamento. Nessun incentivo riconosciuto per la prima ondata come invece è stato riconosciuto ai colleghi degli ospedali pubblici. Solo alcune aziende private hanno riconosciuto incentivi a seguito di riconoscimenti privati, ma sono stati erogati in base a delle logiche non comprensibili e non condivisibili e comunque non sempre condivise.
 
Aggiungo che le Regioni non hanno mai convocato Cimop, nonostante siano state inviate precise richieste di convocazione, in particolare Regione Lombardia non ha esitato a chiedere alle aziende private sia medici da inviare a Bergamo e Milano, che posti da dedicare ai pazienti Covid. Insomma, a fronte di una richiesta di impegno supplementare, a cui i medici non si sottraggono, non si vede riconosciuta ai medici della sanità privata l'equiparazione dei titoli e quella economica: dobbiamo purtroppo prendere atto che, da una parte, si continuano a chiedere ai medici sacrifici fisici ed economici (in termini di mancato aumento contrattuale per i medici che operano in strutture Aiop), ma dall’altro nessuno presta ascolto alle loro giuste istanze.
 
In altre parole, non si esita a chiedere ai medici un corposo intervento a supporto di medici pubblici, sia pure su base volontaria, senza tuttavia concedere agli stessi risorse per l’applicazione doverosa del nuovo contratto collettivo (già peraltro sottoscritto da Aris e Cimop e applicato nelle strutture associate all’Aris). Siamo soltanto noi medici a vedere in questo scenario un incredibile corto circuito, professionale e sanitario?
In sintesi siamo utili a lavorare anche nei presidi pubblici ma con una retribuzione inferiore del 50 % per i medici che operano nelle strutture Aiop e senza il riconoscimento dei titoli di carriera? E poi, perché CIMOP non è stata convocata dalle istituzioni e dalle aziende in questa riorganizzazione di attività dedicate ai pazienti Covid?
 
In questo scenario, in considerazione dell'elevatissimo numero degli asintomatici, il riferimento ad uno screening periodico degli operatori sanitari con cadenza fissa è basilare, ritenendo che il semplice controllo della temperatura non può essere ovviamente sufficiente a rappresentare un'azione di carattere preventivo, senza dimenticare che gli spostamenti che ci vengono richiesti non vengono poi affiancati dalla tutela del posto di lavoro sempre in ambito regionale (nei contratti libero-professionali non può esistere ordine di servizio ma solo libera scelta oppure vuol dire che il tuo contratto LP equivale ad una dipendenza).
 
Per queste ragioni la CIMOP ritiene che la sanità privata debba ripartire da una adeguata attenzione al proprio personale, già enormemente provato dall’ondata pandemica precedente, da screening periodici, adeguati DPI e da un contratto di lavoro per tutti i medici: senza voler assumere le sembianze di una Cassandra, ritengo che senza tali armi “caricate” in modo adeguato il Covid ci annienterà.
 
Carmela De Rango
Segretario Nazionale della CIMOP (Confederazione Italiana Medici Ospedalità Privata)

04 novembre 2020
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