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Il Covid e le difficoltà per l’allattamento al seno

19 GEN - Gentile Direttore,
vi è un generale consenso nell’attribuire all’allattamento molteplici benefici per mamma, bambino, famiglia, società ed ambiente. Con visione ispirata potremmo dire che l’allattamento meriterebbe un doppio premio Nobel: per la Medicina e per l’Economia. Contrariamente alle premesse però, questo naturale comportamento da mammiferi non ha vita facile nella nostra società.

Da decenni si discute in ambito di Salute Pubblica della necessità di facilitarne l’avvio (nei Punti Nascita) e sostenerne la continuazione (sul territorio, negli Asili Nido, sui posti di lavoro), ma nonostante gli sforzi da parte dei molti motivati, l’investimento pubblico nella prevenzione è notoriamente ancora insufficiente ed incostante con risultati conseguentemente limitati e verifiche istituzionali ancora inadeguate.

La retorica su maternità e latte di mamma dovrebbe piuttosto far posto ad azioni concrete: incisivi piani di promozione dell’allattamento con compiti ed obiettivi precisi a coinvolgere non solo il settore sanitario, ma l’intera società civile.


L’attuale pandemia di COVID-19 ha evidenziato come sia necessaria una costante vigile tutela dell’allattamento e della relazione madre-bambino, che purtroppo si rivelano fragili, e quindi meritevoli di tutela, di fronte ai possibili fattori interferenti.  Infatti, ad inizio della pandemia queste pratiche erano state drasticamente penalizzate, potremmo dire contro ogni comune buon senso, mentre ora sono finalmente riconosciute sicure su base scientifica e più vantaggiose rispetto ad ogni possibile alternativa (separazione fra mamma e bambino, allattamento artificiale).

Eppure in molti ospedali italiani a distanza di quasi 11 mesi dall’inizio della pandemia, i neonati sani sono ancora tenuti separati dalle loro mamme SARS-CoV-2 positive, sistemati addirittura in incubatrici, anche quando le condizioni generali di salute di entrambi non lo richiederebbero, come chiaramente indicato dalla Società Italiana di Neonatologia. Questo non dipende dalla disponibilità di risorse umane o materiali (facile e usuale alibi) o dalle linee guida (che esistono e sono chiare), ma da inerzia e da tiepida attitudine di fronte all’allattamento e alla sua rilevanza.
Gli stessi policy makers regionali ed aziendali sono purtroppo spesso disattenti nel dare il giusto valore alle pratiche ospedaliere personalizzate del dopo-parto, fra le quali vanno incluse a pieno titolo la gestione congiunta della mamma COVID-19 positiva e del suo bambino e l’allattamento auspicabilmente esclusivo al seno materno.

Di recente però nuove nubi minacciose si sono delineate sull’orizzonte dell’allattamento. Infatti, i  vaccini COVID-19 a mRNA messi in distribuzione non sono stati testati nelle donne in corso di allattamento. Questo dipende non solo e non tanto dalla procedura d’emergenza seguita per autorizzarne una rapida e giusta disponibilità, quanto dall’inveterata consuetudine dell’industria farmaceutica di escludere dai trial clinici su nuovi vaccini (e prima ancora farmaci) le donne che allattano, a scanso di ogni qualsivoglia complicazione, anche medico-legale.
 
L’intento comprensibilmente è quello di evitare in fase sperimentale effetti avversi a donne che allattano ed ai loro lattanti. Eppure le conoscenze attuali di fisiologia della lattazione umana già ci permettono di ritenere l’assunzione di farmaci e vaccini a basso se non addirittura a bassissimo rischio per il bambino. Prendere l’iniziativa di studiare i vaccini in corso di allattamento non sarebbe quindi da intendere come un azzardo ed aiuterebbe invece significativamente le politiche vaccinali di salute pubblica. In altre parole esiste un’omissione e forse una discriminazione nei confronti delle donne che allattano, che dal canto loro vorrebbero potersi sottoporre alla vaccinazione ricevendo maggiori informazioni.
 
Rassicura che l’EMA, l’AIFA e le società scientifiche SIN, SIP, SIMP, SIGO, AOGOI e SIMIT ritengano che, in base alla plausibilità biologica, il rischio atteso di effetti avversi da vaccino COVID-19 m-RNA in allattamento sia estremamente basso. Inoltre in data 13 gennaio 2020 è uscito a cura del Ministero della Salute un nuovo modulo di consenso informato sul vaccino ad mRNA contro il COVID-19, in cui finalmente si sdogana il suo impiego in corso di allattamento.
 
Il dubbio amletico se vaccinare o meno in corso di allattamento viene quindi a ridimensionarsi molto, ma resta ancora aperta la questione, di principio e di sostanza, della necessità di una maggior equità nella ricerca di genere, in modo da prevedere l’inclusione specifica delle donne che allattano negli studi sull’introduzione di nuovi farmaci e vaccini.
 
Riccardo Davanzo
Istituto materno-infantile IRCCS Burlo Garofolo, Trieste

19 gennaio 2021
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