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Le richieste delle ostetriche al Governo Draghi

di Maria Vicario

16 FEB - Gentile Direttore,
l’Esecutivo, guidato dal presidente del Consiglio prof. Mario Draghi, ha di fronte a sé tematiche molto delicate e spinose da affrontare e tutte correlate evidentemente alla pandemia Covid-19 che ha interessato, e sta tutt’ora interessando, il nostro Paese. Mai come adesso la salute ha un posto essenziale nell’agenda programmatica e politica del Governo.
 
Una evidenza che però rischia di non risultare efficace nel medio e lungo periodo se non si saprà ascoltare e dare risposte a tutte le voci dei professionisti che quotidianamente operano in sanità. Quello che a oggi è mancato è un piano organico che riveda l’assistenza territoriale, in particolare per la promozione della salute delle donne. Un tema che la politica ha toccato solo marginalmente, ad esempio rispetto al necessario supporto alla genitorialità, senza interventi incisivi di fronte ai drammatici dati che annualmente fornisce l’Istat sulla denatalità diventata strutturale in Italia.

La professione ostetrica promuove ormai da tempo, presso i diversi tavoli istituzionali, la necessità di implementare nuovi modelli organizzativi che consentono sia di razionalizzare le risorse professionali e migliorare gli indici di efficienza e sostenibilità dell’organizzazione sanitaria, sia di fornire alla popolazione femminile di tutte le età un’assistenza sanitaria sicura, efficace e di qualità che migliori gli esiti sanitari-materno infantili.
 
Innanzitutto le stesse Linee d’indirizzo per la definizione e l’organizzazione dell’assistenza in autonomia da parte delle ostetriche alle gravidanze a basso rischio ostetrico (BRO) del Ministero della salute 2017, mai applicate realmente, indicano la strada per puntare primariamente sul modello organizzativo a conduzione  ostetrica che prevede la presenza di personale ostetrico e di supporto adeguatamente formato dalle stesse ostetriche, sia nei punti nascita sia sul territorio, in linea con la letteratura scientifica e le buone pratiche nazionali e internazionali.
 
Altro punto cardine è l’implementazione su tutto il territorio nazionale del modello di ostetrica di famiglia e di comunità, in grado di garantire capillarmente e a isorisorse assistenza sanitaria a tutte le donne, coprendo finalmente il vuoto che si è determinato sul territorio a causa di una decennale visione ospedalo-centrica. Questo significa avere rispetto della qualità di salute e di vita delle donne, poiché si è in grado di intercettare e dare risposte ai bisogni, espressi e inespressi, fino a oggi inascoltati ed elusi.

Puntare su professionisti preparati e formati adeguatamente e inseriti in modo appropriato nel sistema salute è un dovere del nuovo Governo che dovrà utilizzare le risorse del Recovery Fund per una reale riorganizzazione del comparto. 

Altre priorità sono la ristrutturazione dell’edilizia sanitaria, l’implementazione dell’uso di  nuove tecnologie più avanzate in grado di fare diagnosi precoci o terapie meno invasive con un più alto tasso di successo, lo sviluppo della Telemedicina e la riduzione drastica dei tempi delle liste di attesa del settore pubblico in ogni regione, per evitare che tanti assistiti siano costretti a rivolgersi al privato spesso indebitandosi, o spostarsi tra province e regioni diverse con i costi che questo comporta, o peggio ancora rinunciare a curarsi.

Sia nella prima sia nella seconda fase della pandemia, l’assistenza territoriale ha dimostrato le sue inadeguatezze e la sua carente capacità di filtro per l’accesso improprio alle strutture ospedaliere. È questa la sfida che deve affrontare il Governo, che per troppo tempo è stata elusa per diverse ragioni: per scarso interesse e/o poca convinzione dell’importanza della medicina del territorio che, come già detto, si è dimostrata l’anello debole del Servizio sanitario nazionale.

Si tratta di progetti per i quali occorre non solo una regia ma anche una gestione nazionale, complessiva e unitaria del Paese. Cosa che la modifica del Titolo V della Costituzione ha scardinato creando 20 servizi sanitari italiani non solo diversi, ma troppo spesso non all’altezza anche all’interno della stessa regione. Non è più possibile che esiti di salute e l’essere assistiti più o meno adeguatamente siano condizionati dal fattore geografico, dalla regione in cui si nasce, contrariamente a quanto sancito dall’art. 32 della Costituzione.

L’auspicio e la richiesta della FNOPO è che il nuovo Governo sviluppi una riforma organica di tutto il Servizio sanitario in grado di invertire la rotta rispetto alle inefficienze ormai note e in parte su indicate auspicando nuova centralità al ruolo dello Stato in materia sanitaria.

Le ostetriche, come sempre, sono in prima linea e si rendono disponibili a una nuova stagione di lavoro di riorganizzazione dell’assistenza che trae le basi dalla medicina di genere e vogliono essere protagoniste del futuro della sanità italiana al fianco delle donne. La Comunità professionale, inoltre, riconosce l’importanza della vaccinazione anti Covid e, come richiesto dalla FNOPO, si rende disponibile a essere tra i soggetti “vaccinatori” e a promuovere la vaccinoprofilassi come atto di estrema importanza per arrivare all’immunità di gregge.
 
Maria Vicario
Presidente Federazione nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica (FNOPO)

16 febbraio 2021
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