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La seconda Pasqua in isolamento

di Ettore Jorio

15 MAR - Gentile Direttore,
una Pasqua come quella che si profila non l’avremmo, fino a qualche tempo fa, augurata neppure al peggiore dei nostri nemici. Sarà una celebrazione della resurrezione del Cristo appena sussurrata, per come dimostra anche il silenzio degli addetti ai lavori che non si adoperano come ogni anno, impauriti come sono dal contagio sempre in agguato.
 
Sarà una Pasqua in rosso ovunque, quasi uguale a quel Natale che tutti ricorderanno come il peggiore della loro vita, quanto ad entusiasmo. Una Pasqua rossa imposta responsabilmente da Draghi in via cautelare per evitare il nero. Quel buio che ci offusca il sole da quindici mesi. Ci rende le giornate tristemente uguali. Cancella persino i sorrisi soliti tra genitori e figli. Per non parlare di quelli tra nonni e nipoti, alcuni dei quali negati (ahinoi) per sempre.
 
Insomma, la paura è tanta, provocata dalla crescita smoderata e l’aggressività del Covid inglese, che non risparmia neppure i bambini.
 
Dunque, ci toccherà da subito un quaresima più quaresima di quella solita. Più viola di sempre. Alla ricerca di un vaccino che ci tranquillizzi e che ci dia la speranza di potere rivedere in giro, passata la tempesta, le facce di sempre. Di ascoltare quelle risate chiassose che non ci infastidiranno più, tanto ci sono mancate.
 
Il problema è rappresentato dallo scandire delle giornate, dal loro evolversi in una penosa ripetitività. Oltre a questo, un dramma. Quello vissuto da chi campa vendendo e producendo qualcosa, costretto come sarà nuovamente a chiudere la propria attività e non godere, così come avvenuto con le altre festività passate, di quel mercato che la Pasqua ha assicurato da sempre rimpinguando il loro cassetto. Quegli incassi indispensabili alle loro famiglie per andare avanti.
 
Si diceva delle giornate. Costituiscono un vuoto da riempire. Una somma indeterminata di ore inutili, da non potere più dedicare al nostro star bene bensì ad alleviare il nostro star male. Quella solitudine che si registra nella ripetitiva compagnia familiare, spesso caratterizzata da un latente potenziale stato depressivo che, difficilmente, ci restituirà la vita di prima. Manca persino il chiasso dei bambini, in casa e nei cortili che non ci sono più. Loro stanno crescendo nel grigiore che distingue una vita ormaia messa così, dopo oltre un anno di terrore, di brutte notizie e di cautele che spengono ogni genere di entusiasmo.
 
A fronte di questo, occorre reagire. Necessita un colpo di reni per vivere, del tipo quello dei ciclisti sul fino del traguardo. Dobbiamo difenderci attaccando. Occorre farlo negli spazi ristretti e utilizzando le occasioni limitate, frequentemente al di sotto del minimo. Non sarà sufficiente “Luna Rossa” a ridarci, con le sue bellissime prestazioni da ammirare alle quattro del mattino, quella ilarità e spensieratezza che, solitamente, iniziava con la domenica delle Palme. Necessita pertanto la soluzione, quella generale che non esclude alcuno.
 
Dobbiamo (tutti) inventarci un novello uovo di Pasqua. Potrà essere di cioccolato o meno, ciò che conterà sarà la sorpresa. Dovrà essere quella che vogliamo, che desideriamo: una vaccinazione universale. Va pretesa in favore di chiunque e a tutti i costi, mettendo da parte le preoccupazioni immotivate.
 
Quanto alla vaccinazione, non sono accettabili discriminazioni e scansioni temporali decise dal più becero federalismo sanitario, manifestatosi in tutta la sua pericolosità in questa pandemia.
 
Alla comunità nazionale, molta della quale residente in un territorio montano, in alcune parti a viabilità disperata, va assicurata una inoculazione diffusa e senza rischi.
 
In proposito, si impegnino tutti. A cominciare dai sindaci, capaci come sono i nostri a trasformarsi in vaccinatori ideali, da divenire megafoni attraverso i quali strillare per guadagnare l’esigibilità dei diritti e “cani da guardia” a che le procedure siano rispettose dei doveri e delle uguaglianze. Da quei sindaci che in molti trascurano essere legislativamente intesi come la «massima autorità sanitaria locale» e, in quanto tale, direttamente esposta, tanto da renderla destinataria di una più immediata vaccinazione.
 
Sarà così una Pasqua meno ricca di cacao ma più piena di speranza.   
 
Ettore Jorio
Università della Calabria


15 marzo 2021
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