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Crisi e prezzi bassi spingono verso l'export parallelo dei farmaci. E la filiera è in allarme

di Gennaro Barbieri

Pesenti (Adf): "Il problema coinvolge tutta la filiera e danneggia soprattutto i cittadini". Racca (Federfarma): "La soluzione potrebbe essere l'adozione di un prezzo unico in ambito europeo". Scaccabarozzi (Farmindustria): "No allarmismi, ma intervenire per evitare danni al paziente". E Mandelli (Fofi) presenta un'interrogazione a Lorenzin

15 LUG - Il problema della carenza di alcuni farmaci sul territorio italiano sta assumendo sempre maggiore rilevanza e ha definitivamente attirato l'attenzione dei soggetti coinvolti. Le settimane scorse Federfarma Lazio ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica in cui ha segnalato "l'irreperibilità per lunghi periodi" di alcuni prodotti. L'anomalia è stato denunciata anche da Aldo Pesenti, presidente dell'Associazione distributori farmaceutici (Adf). "Le nostre difficoltà a ricevere dalle industrie le quantità richieste di certi farmaci ricadono sulla farmacia e alla fine sui cittadini, compresi i pazienti affetti da importanti patologie".

Alla base di questa dinamica risiede il fenomeno dell'export parallelo. In base alla legislazione vigente, infatti, le aziende produttrici o i distributori all'ingrosso possono esportare in altri Paesi farmaci destinati al mercato domestico. Oltre a questi soggetti però, in base al D.Lgs 219/2006 che regolamenta il commercio di farmaci sul territorio nazionale e nell'ambito della comunità europea, anche le farmacie possono acquisire l'autorizzazione di distributore all'ingrosso di farmaci e operare quindi nel mercato parallelo. Un meccanismo che, soprattutto durante una congiuntura economica sfavorevole, induce sempre più operatori a rivolgersi verso mercati in cui la vendita di farmaci è più redditizia: Germania, Olanda e Inghilterra su tutti.

"Si tratta di un problema che sta aumentando in maniera esponenziale - mette in guardia Annarosa Racca, presidente nazionale di Federfarma - I farmaci in Italia costano molto poco e quindi è più conveniente venderli in altre realtà. E' una dinamica che rischia di mettere in crisi il nostro mercato, ma che va inquadrata all'interno del contesto europeo. Sotto un profilo legale, il fenomeno è perfettamente legittimo, ma noi siamo per la tolleranza zero verso chi fa parallel trade, siano farmacie o distributori intermedi". Racca però invita "a non lasciarsi intimorire da eccessivi allarmismi poiché i medicinali in farmacia ci sono e ci saranno sempre". E indica una possibile via d'uscita: "Il problema va risolto a livello comunitario e in questo senso una possibile soluzione potrebbe essere rappresentata dall'adozione di un prezzo unico in Europa: sarebbe un utile intervento per evitare che si creino dislivelli tra i vari mercati".

La situazione fortunatamente non sembra aver raggiunto livelli d'allerta. "Il problema è localizzato in alcune aree geografiche - osserva Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria - Non siamo però davanti a un fenomeno generalizzato e strutturale e infatti l'Aifa non ha mai prodotto riscontri in questo senso". E' comunque necessario intervenire per eliminare queste dinamiche lì dove sono presenti. "E' assurdo che in alcuni casi il paziente rischi di non reperire il farmaco a causa dell'export. Per limitare il problema, cerchiamo sempre di effettuare previsioni in eccesso per la filiera, proprio in considerazione di possibili esportazioni". E sull'idea di fissare un prezzo unico europeo, anche Scaccabarozzi esprime il suo sostegno. "Potrebbe rappresentare un buon rimedio. L'ideale sarebbe individuare un prezzo unico per il libero mercato e prevedere delle variazioni per la cessione ai vari servizi sanitari nazionali. Questo perché in Europa il quadro economico è estremamente multiforme ed eterogeneo".

La necessità di accrescere l'attenzione sul fenomeno è condivisa anche da Pesenti. "Le farmacie che acquisiscono la licenza per operare anche come grossisti devono essere sottoposte a controlli più frequenti e rigorosi. Del resto - sottolinea - anche a carico di noi distributori ci sono verifiche accurate e continue. Mi riferisco in particolare ai controlli effettuati da Asl e Nas nei nostri magazzini". Anche per Pesenti serve una decisa inversione di rotta "perché il problema danneggia tutta la filiera e soprattutto rischi di creare enormi disagi ai cittadini. E' compito dello Stato ricercare le responsabilità e individuare le omissioni o gli abusi per risolvere il problema".

Sulla questione si è espressa anche la Fofi, per bocca del suo presidente nazionale Andrea Mandelli. "“La Federazione ha lanciato per prima l’allarme su questo aspetto, che è centrale per la tutela della salute dei cittadini e il funzionamento del servizio farmaceutico. Ci siamo impegnati da subito a creare una collaborazione concreta tra i diversi attori del comparto per risolvere la questione e intendiamo proseguire su questa strada con tutte le nostre risorse”. E lo stesso Mandelli ha presentato, lo scorso 21 maggio, un'interrogazione al ministro della Salute proprio su questo tema, chiedendo un intervento atto "a garantire la reperibilità all'interno del mercato nazionale di medicinali di efficacia terapeutica indispensabile, la cui carenza può causare gravi danni alla salute dei pazienti che ricorrono all'utilizzo di tali farmaci". Una soluzione condivisa ed efficace è necessaria in tempi stretti: l'anello più debole della catena sono sempre i cittadini.
Gennaro Barbieri

15 luglio 2013
© Riproduzione riservata

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