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Aids. Il rischio di sieropositività cresce inversamente allo status socio-economico

di Andrew M. Seaman

l’Hiv è un fenomeno biologico e comportamentale, ma oggi è divenuto anche un fenomeno sociale e strutturale, che richiede un approccio che vada al di là del singolo individuo. Uno studio della New York University mette in relazione rischio di sieropositività e status socio-economico.

08 GIU - (Reuters Health) -Nei giovani uomini omosessuali e bisessuali, il rischio di infezione da Hiv è connesso a questioni sociali: secondo Perry Hakitis della New York University (USA), autore di uno studio in materia su 594 pazienti, essere di razza nera o ispanica è connesso ad un aumento del rischio di sieropositività, soprattutto in relazione al fatto che queste categorie sono di solito caratterizzate da un basso reddito o dalla residenza in quartieri poveri, con un’elevata prevalenza dell’Hiv.
 
Il Centers for Disease Control and Prevention (CDC) stima che circa 1,1 milioni di persone negli USA convive con l’infezione da Hiv, e che un soggetto su sei non ha mai ricevuto diagnosi. Benché solo il 4% degli uomini statunitensi sia omosessuale o bisessuale, essi rappresentano circa i due terzi delle nuove infezioni da Hiv della nazione. Nelle ricerche precedenti il comportamento non è stato in grado di spiegare le disparità nei tassi di infezione che si riscontrano in questi pazienti: i giovani omosessuali di razza nera o ispanica non sembrano infatti intraprendere comportamenti sessuali maggiormente a rischio rispetto alle loro controparti di razza bianca. Secondo l’autore, incolpare di tutto soltanto l’appartenenza a una razza potrebbe essere troppo semplicistico: negli USA lo status socio-economico è strettamente connesso alla razza stessa e le persone con uno status sociale ed economico inferiore verosimilmente vivono in aree più povere, con meno accesso all’assistenza sanitaria ed una maggiore quantità di infezioni a trasmissione sessuale non trattate.

I giovani omosessuali e bisessuali potrebbero inoltre non essere educati a sufficienza su queste ultime, ed i genitori eterosessuali potrebbero non essere attrezzati adeguatamente per trasmettere un’educazione su questi argomenti. Secondo alcuni esperti, la situazione potrebbe migliorare tramite un’educazione più completa sulla salute sessuale, ma i giovani potrebbero anche non godere di una completa autonomia nelle proprie decisioni in questo campo, specie con partner più anziani. I ricercatori affermano che il prossimo passo consisterà nello studiare il modo in cui gli uomini selezionano ed incontrano i propri partner: l’Hiv è un fenomeno biologico e comportamentale, ma oggi è divenuto anche un fenomeno sociale e strutturale, che richiede un approccio che vada al di là del singolo individuo.

Fonte: J Acquir Immune Defic Syndr online 2015, pubblicato il 5/6

Andrew M. Seaman
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science) 

08 giugno 2015
© Riproduzione riservata

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