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Antibiotici e falsi miti. Sondaggio internazionale Oms: per 2 persone su 3 distruggono anche i virus

di Viola Rita

I risultati di un questionario cui hanno risposto 10mila persone di 12 paesi. Ben il 57% dei rispondenti, inoltre, ritiene di non poter fare nulla per combattere l'antibiotico resistenza. Al contrario, gli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolineano che l’assunzione corretta e secondo prescrizione degli antibiotici, l’igiene personale e la vaccinazione sono misure importanti per ridurre l’impatto del fenomeno

16 NOV - Parte oggi, lunedì 16 Novembre, e si concluderà domenica 22 Novembre, la prima World Antibiotic Awareness Week, la Settimana Mondiale dedicata alla Consapevolezza sugli Antibiotici, lanciata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, quest’anno per la prima volta. 
In occasione dell’inizio della Manifestazione globale, oggi l’Oms ha presentato i risultati di un sondaggio svolto su 10mila persone provenienti da 12 Paesi del mondo, smascherando alcune credenze errate relative all’antibiotico-resistenza. Sulla pagina ufficiale dell’Oms è inoltre possibile testare la propria conoscenza dell’argomento.
Dai risultati del Sondaggio, emerge che il 64% (quasi due persone su tre) dei rispondenti ritiene che gli antibiotici possano essere utilizzati per trattare raffreddori e sindromi influenzali, senza considerare il fatto che questi farmaci non combattono i virus, ma soltanto i batteri. Circa un terzo delle persone (32%), inoltre, ritiene opportuno interrompere la terapia antibiotica in presenza di un migliorato benessere dell’individuo, invece che completare il ciclo indicato dal medico.
 
Attualmente, batteri sempre più resistenti alle terapie rappresentano alcune delle più significative potenziali minacce biologiche per la salute a livello globale. La resistenza antimicrobica rappresenta dunque un problema di salute globale che è possibile combattere attraverso la “prevenzione, accesso ad acqua pulita, vaccinazione”, secondo l’Oms. Spesso, un uso eccessivo e/o non adeguato degli antibiotici può aumentare lo sviluppo di batteri resistenti. Proprio per questo motivo, la nuova campagna globale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, intitolata ‘Antibiotici: gestiscili con cura’, ricorda l’importanza di un utilizzo consapevole e adeguato di questi farmaci, nell’obiettivo di ridurre per quanto possibile il problema, sia a livello individuale che a livello della società. 
 
“L'aumento del fenomeno dell’antibiotico-resistenza individua una crisi sanitaria globale ed ora i governi riconoscono tale fenomeno come una delle maggiori sfide per la salute pubblica attuali. Il problema sta pericolosamente raggiungendo alti livelli in tutte le parti del mondo”, ha affermato Margaret Chan, Direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in occasione del lancio odierno dei risultati del sondaggio Oms. "La resistenza agli antibiotici sta compromettendo la nostra capacità di trattare le malattie infettive e minando molti progressi nel campo della medicina”.
“I risultati di questo sondaggio mettono in luce la necessità urgente urgente di aumentare le conoscenze sul tema della resistenza agli antibiotici", spiega il dottor Keiji Fukuda, Rappresentante Speciale del Direttore generale per la Resistenza antimicrobica. "Questa campagna è solo uno dei modi in cui stiamo lavorando con i governi, le autorità sanitarie e con altri partner per ridurre la resistenza agli antibiotici. Una delle più grandi sfide in ambito di salute del 21° secolo richiede un cambiamento globale nel comportamento degli individui e della società”.
 
Ecco alcune idee errate e molto diffuse, emerse dal questionario Oms
Tre quarti (76%) dei partecipanti al sondaggio ritengono che l’antibiotico resistenza si manifesti quando il nostro corpo diventa resistente agli antibiotici. In realtà sono i batteri - dunque non gli uomini o gli animali - a diventare resistenti a questi farmaci e la loro diffusione causa delle infezioni difficili da trattare. 
 
Il 66% dei rispondenti, inoltre, ritiene che una persona che assume gli antibiotici secondo prescrizione non sia a rischio di antibiotico-resistenza, mentre quasi la metà (44%) di chi ha partecipato al sondaggio pensa che questo problema possa riguardare soltanto chi assume regolarmente gli antibiotici. Al contrario, la resistenza agli antibiotici può riguardare chiunque, a qualsiasi età e in qualunque paese, come spiegano gli esperti Oms.
 
E ancora, più della metà (57%) dei rispondenti crede di non poter far nulla per ridurre l’impatto di questo fenomeno, mentre circa i due terzi (67%) pensano che gli operatori sanitari possano risolvere il problema prima che diventi troppo serio. Al contrario, sia i singoli individui che gli operatori sanitari possono adottare alcune importanti misure affinché gli antibiotici rimangano efficaci il più a lungo possibile, mentre gli operatori sanitari da soli non sono in grado di sconfiggere  complessivamente questa minaccia. Un altro punto saliente emerso dal questionario, dichiarano gli esperti Oms, mette in luce che quasi i tre quarti (73%) dei rispondenti ritiene che gli agricoltori dovrebbero ridurre la quantità di antibiotici somministrata agli animali che producono il cibo.
 
Ecco cinque importanti misure per l’individuo nella lotta all’antibiotico-resistenza:
1.     Utilizzare gli antibiotici soltanto quando prescritto da un professionista certificato in ambito della salute
2.     Completare sempre la prescrizione, anche se ci si sente meglio
3.     Non utilizzare mai antibiotici rimanenti
4.     Non condividere gli antibiotici con altre persone
5.     Prevenire le infezioni lavando regolarmente le mani, evitando contatti stretti con persone ammalate e mantenendo sempre aggiornate le proprie vaccinazioni.
 
Allo scopo di aumentare la consapevolezza e la comprensione del fenomeno dell’antibiotico-resistenza, inoltre, uno dei cinque obiettivi del Piano di Azione globale varato nell’Assemblea Mondiale sulla Sanità tenutasi nello scorso Maggio 2015 prevede lo svolgimento di programmi di comunicazione, formazione e training efficaci sull’argomento. 
 
Viola Rita

16 novembre 2015
© Riproduzione riservata

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