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Crea 2021. Disequità e consumi sanitari privati


27 GEN - Equità: un problema irrisolto ed in crescita
Nel 2018, Il 77,6% (circa 20 milioni di nuclei) delle famiglie italiane ha fatto fronte a spese per consumi sanitari, contro il 61,8% del 2014 (sebbene con una variabilità importante a livello regionale).
 
La spesa media “effettiva” privata per consumi sanitari risulta di 1.850,5 euro con un incremento medio del +9,4% rispetto al 2014.
La crescita della spesa è del +15,6% e +15,5% nei primi due quintili di consumo (famiglie meno abbienti), e del +12,1% e +3,5% degli ultimi due (famiglie più abbienti).
 
Il gap di spesa sanitaria fra primo e ultimo quintile, nell’ultimo quinquennio, si è quindi ridotto, passando da 3,9 a 3,5 volte, ma per effetto di un maggiore onere che pesa sulle famiglie meno abbienti.
 

 
 
Per confronto, nel caso dell’Istruzione, la spesa nei primi due quintili si è invece ridotta ( -5,2% e -22,3% rispettivamente) ed è aumentata quella negli ultimi due (+20,4% e +38,7% rispettivamente); nel caso dei Trasporti si è ridotta per le famiglie del I quintile (-7,5%) ed è cresciuta progressivamente in tutti gli altri.
 


In altri termini, mentre per i Trasporti si osserva un andamento “protettivo” almeno verso le fasce più deboli, in Sanità è evidente che è in atto un processo iniquo, con un aggravamento della spesa dei meno abbienti; iniquità che si ritrova, anche se in forma diversa, nell’istruzione, dove è probabile che i dati indichino una tendenza al “drop out” da parte delle famiglie più abbienti che spendono molto più delle altre per l’istruzione dei figli (peraltro meccanismo che si riscontra anche in Sanità, ma su un settore specifico, ovvero quello dell’odontoiatria, che rimane appannaggio dei più “ricchi”).

Disagio economico per i consumi sanitari privati
Nel 2018, 3,1 milioni di famiglie hanno dichiarato di aver cercato di limitare le spese sanitarie per motivi economici, e di queste 819.482 le hanno annullate del tutto: i due terzi di queste famiglie appartengono ai quintili di minor consumo.
Rispetto all’anno precedente, il fenomeno delle “limitazioni” ha coinvolto 1,1 milioni di famiglie in meno, e quello delle “rinunce” circa 300mila in meno. Se nel 2014 il fenomeno coinvolgeva l’11,5% ed il 5,3% delle famiglie del I e II quintile rispettivamente, nel 2018 tali valori si sono ridotti rispettivamente all’8,2% e al 3,6%.
 
 

 
Malgrado ciò, il disagio economico per le spese sanitarie, combinazione di impoverimento per consumi sanitari e “nuove” rinunce per motivi economici, rimane significativamente superiore nel Sud del Paese (8,3% a fronte del 7,9% dell’anno precedente); segue il Centro (5,9% a fronte del 6,4% del 2016) e il Nord (4,1% a fronte del 3,5% del 2016).
 


Inoltre, a fronte della diminuzione delle “rinunce”, aumenta l’incidenza del fenomeno dell’impoverimento delle famiglie per spese sanitarie: sono 449.939 (11.429 in più rispetto all’anno precedente) i nuclei familiari impoveritisi (1,74% dei residenti e 2,2% di quelli che sostengono spese sanitarie). Rispetto al 2014 la sua incidenza è passata dal 2,0% al 2,2%.
 
Il fenomeno coinvolge le famiglie dei quintili più bassi (I e II), ma inizia ad interessare, pur se in minima parte, anche quelle del III quintile.
Le famiglie residenti nel Mezzogiorno continuano ad essere le più colpite: 3,3% (0,1 punti percentuale in più rispetto al 2017 e 0,3 rispetto al 2014), contro l’1,4% di quelle del Centro (0,3 punti percentuali in più rispetto al 2017), l’1,0% di quelle del Nord-Est (invariato rispetto all’anno precedente) e lo 0,8% di quelle del Nord-Ovest (0,2 p.p. in più rispetto al 2017).
 
Applicando soglie di povertà relativa regionali, la misura del fenomeno dell’impoverimento registra 610.396 famiglie impoverite (2,4% delle famiglie), ovvero circa 160.000 famiglie in più rispetto alla metodologia “standard”. Aumenta l’incidenza nelle realtà del Nord e si riduce in quelle del Sud; il picco di incidenza, pari al 2,2% si registra, però, sempre al Sud; segue il Centro con l’1,3% e poi il Nord con l’1,2% in media.

27 gennaio 2021
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