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Cieco o ipovedente il 18,6% degli italiani over15, ma pochi centri e mal distribuiti. I dati del Ministero


L’1,9% degli italiani dai 15 anni in su soffre di gravi limitazioni sul piano visivo (5% tra gli over65 e 8% tra gli over75), mentre il 16,7% ha limitazioni moderate. Ma i Centri per la cura diminuiscono (da 54 nel 2019 a 50 nel 2020) e la distribuzione a livello regionale è molto disomogenea. Se avere assistenza era già difficile, la pandemia nel 2020 ha complicato le cose: 17.634 pazienti seguiti nei Centri rispetto ai 26.063 del 2019. La Relazione del Ministero della Salute.

07 FEB - Lo Stato italiano riconosce l’efficacia della prevenzione e della riabilitazione visiva destinando anche finanziamenti specifici per le attività dei Centri di educazione e riabilitazione visiva delle Regioni e per le attività istituzionali della Sezione Italiana dell’Agenzia Internazionale per la prevenzione della Cecità (sottoposta alla vigilanza del Ministero della Salute). Ma la vita per l’1,9% degli italiani con più di 15 anni di età (5% tra gli over65 e 8% tra gli over75) che soffre di importanti limitazioni sul piano visivo non è semplice, perché i Centri per la cura e la riabilitazione sono pochi, e mal distribuiti tra le Regioni. È quanto emerge dalla Relazione del ministro della Salute sullo stato di attuazione delle politiche inerenti la prevenzione della cecità, l'educazione e la riabilitazione visiva (legge 284/97) per l’anno 2020, reso ancora più complicato dalla pandemia di Covid-19.

Anzitutto, i dati. Quelli italiani sono in linea con l’UE: l’1,9% delle persone dai 15 anni in su, come accennato, soffre di gravi limitazioni sul piano visivo. A questi si aggiunge il 16,7% della popolazione che soffre di limitazioni moderate nella vista, quota che sale al 28,8% tra chi ha più di 65 anni e al 33,9% di chi ha più di 75 anni. Dunque, se si sommano le limitazioni visive moderate a quelle gravi, complessivamente ne soffre il 18,6% della popolazione, percentuale che sale al 33,8% tra gli ultrasessantacinquenni e al 41,9% tra gli ultrasettantacinquenni.

E il numero dei soggetti affetti da ipovisione, rileva il ministero, “è in aumento per molteplici cause, tra cui, in particolare per quanto riguarda il nostro Paese, il progressivo aumento della speranza di vita”, che ha portato a una maggiore diffusione di malattie oculari legate all’invecchiamento, quali la degenerazione maculare legata all’età, il glaucoma, la cataratta, patologie vascolari retiniche. “Hanno influito anche i grandi progressi scientifici e tecnologici dell’oftalmologia registrati negli ultimi decenni, che hanno portato ad una riduzione dei pazienti destinati alla cecità, ma che, contemporaneamente, hanno determinato un incremento dei soggetti con residuo visivo parziale, insufficiente a garantire il mantenimento di una completa autonomia”. Inoltre, “la migliorata assistenza neonatologica ha aumentato la prevalenza di patologie legate alla prematurità”.

Tanto più è precoce l’identificazione delle cause di danno funzionale o di ostacolo alla maturazione, tanto più aumenta la possibilità di trattamento o di efficaci provvedimenti riabilitativi. Tuttavia non sempre è facile accedere a questi servizi. I centri segnalati dalle Regioni sul territorio nazionale per l’anno 2020 sono 50, con una “progressiva riduzione” nel corso del tempo (i centri segnalati erano 54 nel 2019). La Lombardia è la Regione che presenta il numero maggiore dei centri in termini assoluti (15). La Regione Basilicata ha comunicato che, dal 2018, non vengono effettuate attività di prevenzione e riabilitazione visiva sul territorio regionale ai sensi della legge n. 284/97 per criticità organizzative connesse al reclutamento del personale. Le Regioni Molise e Sicilia (quest’ultima per il secondo anno consecutivo) non hanno dato risposta alle richieste di fornire al Ministero i dati relativi all’attività dei centri di riabilitazione visiva. La Regione Puglia ha segnalato l’attività di un solo centro rispetto ai 4 centri attivi nel 2019. Dunque, complessivamente, nel 2019 le Regioni hanno segnalato l’attività di 4 centri in meno rispetto all’anno precedente.

Alcune delle Regioni meno popolose hanno comunque un centro di riabilitazione visiva (ad esempio la Valle d’Aosta) o più di uno (ad esempio l’Abruzzo, 3).

Persiste quindi, rileva la Relazione, “una disparità a livello regionale nell’applicazione della legge n. 284/97, ulteriormente aggravata dalla necessità di fronteggiare l’emergenza pandemica. I pazienti seguiti nei vari centri nel 2020 sono stati 17.634, in netto calo rispetto all’anno precedente (-32,3%), in cui erano stati seguiti 26.063 soggetti. Complessivamente i pazienti seguiti in età pediatrica sono 4.651, in diminuzione rispetto al 2019, quando erano 6.930. “Questa diminuzione è in linea con la diminuzione del numero di pazienti nella popolazione generale, in quanto la percentuale di pazienti di età 0-18 anni è rimasta stabile (26,6% del totale nel 2019 e 26,4% nel 2020)”, evidenzia il ministero.

I disabili visivi pediatrici sono una minoranza rispetto al gran numero degli anziani, tuttavia il loro processo riabilitativo costituisce un impegno ed un onere maggiore. Nel 2020 i pazienti seguiti di età superiore ai 65 anni, la fascia d’età più interessata dai disturbi visivi in termini di prevalenza, sono stati 7.995 (il 45,3% del totale), in calo in termini assoluti rispetto al 2019, quando erano 11.679 (44,8% del totale).

07 febbraio 2024
© Riproduzione riservata

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