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Sanità integrativa. Labate: “La giusta risposta per contenere la spesa e vivere meglio”


La spesa pubblica è destinata a salire tanto che, secondo le previsioni, entro il 2050, anche nei Paesi europei dovranno fare i conti con un’incidenza sul Pil di oltre il 2% rispetto a quella attuale. Come fronteggiare questa situazione? La risposta è l’assistenza sanitaria integrativa, come spiega a Quotidiano Sanità Grazia Labate, docente di Economia sanitaria all'Università di York (Inghilterra).

24 GIU - Continua a crescere la spesa pubblica. E a pesare sono soprattutto i costi della sanità. Teoricamente sarebbero possibili tre modi per contenerla: aumentare la contribuzione collettiva al Ssn, attraverso l’incremento della pressione fiscale; aumentare la spesa out of pocket, ossia la spesa privata a carico dei cittadini; promuovere forme di assistenza sanitaria integrativa. Ed è proprio su questa strada che occorre camminare.
Ne è convinta Grazia Labate, ed sottosegretaria alla Salute nel governo Amato e oggi docente di Economia sanitaria all'Università di York, che ha presentato i dati relativi allo stato dell’arte della Sanità integrativa in Italia in occasione del convegno tenuto al Sanit lo scorso 14 giugno. “L’assistenza sanitaria integrativa – spiega Labate a Quotidiano Sanità - permetterà di “recuperare l’ingente ammontare di spesa sanitaria privata, completando il percorso necessario per favorire lo sviluppo dei fondi integrativi e della mutualità di territorio, prevista dal nostro  ordinamento”. Ma non solo. Secondo Labate questo percorso deve riguardare anche aspetti “culturali volti a favorire la responsabilizzazione dei cittadini per superare la bassa propensione al risparmio sui rischi da eventi per cure di lunga durata o inabilità, affermando anche per questa via un loro reale empowerment”.

I fatti parlano chiaro. In Italia, al pari dei paesi industrializzati, la spesa sanitaria e socio sanitaria sia destinata ad aumentare, quale risultante di interrelazioni tra fattori demografici, economici, tecnologici, socioculturali. E un aumento delle patologie croniche e degenerative tra la popolazione over 65 che subisce una forte impennata nella fascia di età oltre i 75 anni, a cui oggi appartiene una consistente quota della popolazione italiana. “Questa situazione sfferma la necessità del secondo pilastro del Ssn, che va inteso come uno strumento non antitetico o in contrasto con le finalità di tutela universalistica della salute, ma al contrario come una risorsa che possa supportare il Ssn, attraverso un riorientamento ed una gestione più appropriate e strutturate delle risorse private”, spiega Labate, aggiungendo che “una strada innovativa ed italiana per un efficace mix tra pubblico e privato è stato il principio ispiratore dei decreti Turco del marzo 2008 e del decreto Sacconi dell’ottobre 2009 che hanno vincolato il 20% delle prestazioni erogate dai fondi sanitari, dalle casse e dalle sms, alla copertura  di prestazioni per non autosufficienza ed odontoiatria, al fine di godere del beneficio fiscale armonizzato previsto dalla legge finanziaria 2008 nella misura di 3615.20 euro”.

Il cammino, comunque, è già iniziato. Come dimostra il fatto che negli ultimi 5 anni si sia registrato un trend di crescita dei fondi sanitari e della Società di mutuo soccorso (Sms). “I dati che avevamo raccolto nel gruppo tecnico, che ho coordinato, presso il ministero della Salute fino al marzo 2008, ci indicavano in 416 il totale esistente tra Fondi, Casse e Sms con una platea di 5.983.000 iscritti ed un totale di circa 10.341.210 beneficiari”. E tra il 2009 e il 2011, aggiunge Labate, “oltre 50 rinnovi contrattuali hanno previsto accordi di sanità integrativa”.
Cosa significa questo? “Nell’ipotesi che solo il 50% dei dipendenti sottoscrivano l’adesione ai nuovi fondi sanitari integrativi, potremmo stimare un numero di iscritti tra vecchi fondi e nuovi intorno ai 7 milioni e ad un probabile numero di beneficiari intorno agli 11milioni”.
I vantaggi di questo nuovo sistema sono, secondo l’economista, enormi non solo per le casse dello Stato, ma per il benessere e il livello di soddisfazione dei cittadini, “riducendo gli attuali  costi per le famiglie e convogliando l’enorme massa di spesa privata verso forme solidaristiche di ripartizione dei rischi, soprattutto per le cure a lungo termine”. Il tutto, in integrazione con il Ssn a base universalistica, “che sempre più dovrà connotarsi per la qualità delle sue cure primarie, per l’eccellenza delle cure ospedaliere,per ricerca ed innovazione”.

Il prossimo step di questo percorso è, secondo Labate, la costituzione di un tavolo tecnico che potrebbe rappresentare il supporto per formulare proposte, in ordine alla costituzione di fondi aperti da parte delle Regioni e degli enti locali. “Bisogna poi sperimentare accordi con gli attuali fondi e SMS per la gestione di pacchetti,  in ordine al problema della non autosufficienza, di domiciliarità e bassa e media intensità di cura, mettere in campo una rinnovata sinergia di rapporti pubblico-privato . Solo così – conclude Labate – si potrà vincere la sfida del III Millennio: vivere a lungo sì, ma con migliore qualità di vita”.
 

24 giugno 2011
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