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La percezione dell’emergenza Covid-19: il punto di vista dei medici italiani

di L.Alletto, A.Bellia, L.Corsaro e K.Vaccaro

Da una recente indagine di Medipragma emerge un quadro di professionisti sanitari che stanno contribuendo con grande tenacia ma anche con profonda umanità alla gestione di una emergenza che con ogni probabilità lascerà una traccia importante nella vita di ognuno di noi. Si deve fare il possibile per capitalizzare l’esperienza giornaliera, per accumulare tutte le informazioni, per raccogliere i segnali, ed elaborare piani di azione appropriati a fronteggiare situazioni complesse

28 APR - E’ noto a tutti che “il medico” nella quotidianità fronteggia il rapporto con la malattia e anche con l’ineluttabile. Il salto di specie del Coronavirus, cui abbiamo assistito in questa pandemia, ha determinato anche un salto di dimensione della malattia: infatti all’impatto dirompente sul sistema sanitario, si sovrappone l’impietosa capacità di contaminazione dell’equilibrio fisico e mentale dell’intera umanità e l’invasione infiltrante nella sfera socio-economica della popolazione mondiale che l’attuale emergenza epidemica, senza distinzione, sta generando. 
 
Alla domanda “quanto potrà reggere il sistema sanitario” è giusto affiancare la domanda “quanto reggerà la trincea”?
 
Diamo dunque il benvenuto all’avvio di approfondimenti che tastino il polso e che suggeriscano, attraverso analisi interpretative adeguate, sistemi e modalità di gestione delle problematiche emergenti in chiave prospettica.
 
Una recente indagine di Medipragma, società di ricerche di mercato in ambito sanitario, ha voluto cristallizzare la percezione dell’emergenza COVID-19, attraverso la somministrazione on-line (metodologia instant CAWI), dal 23 marzo al 3 aprile, di un questionario strutturato ad un campione di medici, per cogliere le principali sensibilità di professionisti che, a vario titolo e livello, si trovano in prima linea in questo nuovo e inaspettato campo d’azione.
 
La ricerca ha interessato un campione di 1.122 medici distribuito sul territorio nazionale, ripartito tra una parte preponderante di medici di varia specializzazione (54% del campione), un gruppo di medici di medicina generale (33%), medici di medicina d’urgenza (9%) e una partecipazione pari al 2% di specialisti di malattie infettive (infettivologi, immunologi, virologi). Il campione è equamente ripartito tra professionisti con attività ambulatoriale (privata, convenzionata, ASL) e con attività di presidio (Ospedali, Università, Case di Cura). Il 18% del campione possiede una competenza sia sul piano biologico nel trattamento di malattie infettive/virali ed in particolare sul virus COVID-19, sia sul piano epidemiologico nell’ambito della gestione delle emergenze sanitarie o delle misure di prevenzione o contenimento delle patologie infettive.
 
I risultati dell’indagine, riportati di seguito, consentono una riflessione su un punto di vista centrale della gestione dell’epidemia ma anche nel post COVID-19, quale quello dei medici.
 
Un elemento di interesse deriva dalla conferma della referenzialità delle fonti di informazione. Come si evince dal grafico della Fig. 1, i principali canali per l’acquisizione di aggiornamenti sul tema del COVID-19 sono rappresentati da: siti governativi/istituzionali, per il 59% consultati giornalmente, riviste specializzate cartacee, per il 49% consultate da una a più volte al giorno, aggiornamenti epidemiologici sull’andamento dell’infezione, per il 28% verificati giornalmente.
 

 
Rispetto alla percezione dell’epidemia, una prima considerazione, su cui vi è una generalizzata convergenza dei medici intervistati, è che il pericolo rappresentato dal COVID-19 sia da collegarsi in primis alla sua contagiosità: il valore attribuito a questo aspetto è pari a 9 in una scala da 1 a 10 (1=nessuna-10=massima). Di conseguenza sono ritenute efficaci tutte le misure di confinamento adottate, a partire dall’isolamento dei positivi al social distancing per tutti (entrambi di nuovo con un punteggio medio relativo all’intero campione pari a 9) o ancora dalla chiusura dei mercati e delle scuole (punteggio 8), all’uso di mascherine (punteggio 7).
 
Di converso, viene evidenziato il non tempestivo intervento di isolamento di chi tornava a casa da zone a rischio (grado di accordo 9, in una scala da 1 a 10) e le mancate misure di assistenza specifica per l’anziano fragile e per le persone affette da altre patologie, che avrebbero dovuto rappresentare la prima misura di gestione della epidemia (grado di accordo 7) a fianco dell’intervento immediato sulle terapie intensive (grado di accordo 8).
 
Il campione intervistato, pur riconoscendo la rischiosità della situazione, definita come “un incubo” (media 7), si divide su alcuni atteggiamenti di irrazionale panico a cui si è assistito (accordo sull’affermazione “il panico è da stupidi” 5) e tra i quali viene ricordata la emarginazione dei ristoranti e negozi cinesi (media di accordo sul fatto di evitarli pari a 4).
 
Trova accordo unanime tra i medici intervistati l’analisi del “settore sanitario”, con un valore prossimo al massimo del punteggio, soprattutto in merito alla necessità di maggiori investimenti per rafforzare la medicina d’urgenza, dichiarata “prima misura” di gestione dell’epidemia ed anche punto nevralgico per reggere l’onda dell’aumento dei contagi. Prova ne è la difficoltà delle terapie intensive a gestire la straordinaria affluenza di pazienti COVID-19, con un numero insufficiente di ventilatori e di altre strumentazioni indispensabili per il trattamento delle gravi problematiche respiratorie tipiche di questa infezione virale.
 
Stesso accordo (punteggio 9) è emerso sulla necessità di maggiori investimenti per migliorare la gestione dell’ordinario: da troppi anni infatti la sanità è stata considerata nei bilanci finanziari un capitolo di spesa da contrarre anziché un’area di investimento da supportare e dunque, dai medici intervistati, arriva un netto richiamo a ripensare all’intera organizzazione sanitaria, chiamata oggi più che mai a garantire e proteggere la Salute Pubblica.
 
Appare critica la valutazione sulla comunicazione istituzionale, indicata come frammentaria e caotica e per questo all’origine di un certo disorientamento (su cui si concentra un accordo di valore pari a 7 su 10), mentre solo leggermente più basso (pari a 6) è il grado di accordo sulla sottovalutazione del rischio economico di questa emergenza sanitaria.
 
Andando ad analizzare l’impatto dell’emergenza COVID-19 sul piano strettamente professionale, emerge con chiarezza il livello di concentrazione, motivazione e coinvolgimento con cui il campione intervistato sta svolgendo la propria missione medica. Tutto questo è in linea con le storie che abbiamo sentito in queste settimane e con le amare statistiche che hanno riguardato stoici medici e infermieri. Il grafico della Fig. 2 chiaramente dimostra lo stato d’animo dei professionisti all’inizio della crisi; val la pena sottolineare che alla domanda: “Nelle prime due settimane di marzo 2020 con quale frequenza le è capitato di”, il 72% dei medici intervistati ha risposto di essersi sentito motivato “sempre” a svolgere al meglio il proprio lavoro, il 38% ha risposto di non essersi sentito “mai” vuoto alla fine della giornata lavorativa, il 15% “raramente” e il 22% “qualche volta”.
 

 
Un’abnegazione dunque che ha retto all’urto del contesto, ma che sta cominciando a risentire della persistenza dell’insulto sulla salute fisica; il campione dei medici intervistato, infatti, sottolinea questa preoccupazione (punteggio 7) legata alla consapevolezza della propria esposizione al contagio ma anche al peso della responsabilità nei confronti dell’intero Paese.

Infatti, una maggiore preoccupazione è riferita alla salute fisica ed anche mentale della popolazione (il valore attribuito al livello di preoccupazione si assesta sul punteggio 8 su 10) non soltanto per la diffusione del virus, ma anche per la riduzione delle cure per altre malattie gravi, per la dura prova di un isolamento prolungato e per l’aggravamento di situazioni di disagio.
 
Andando ad analizzare l’ambito socio-economico, il campione di medici è concorde sull’attenzione da porre per contenere le conseguenze sociali dell’emergenza sanitaria e si dimostra maggiormente preoccupato su tre aspetti essenziali:
- la situazione finanziaria (recessione, crollo dei consumi, crollo del PIL…) (livello di preoccupazione 9);
- il rapporto tra le persone (perdita di fiducia, aumento dell’esclusione sociale e marginalizzazione, disinteresse per gli altri…) (livello di preoccupazione 8);
- la sicurezza (ordine pubblico, aumento della criminalità, speculazione…) (valore 7).
 
Va sottolineata la visione dello specialista in malattie infettive che, pur nella consapevolezza della gravità della situazione attuale, dichiara tendenzialmente un impatto più contenuto in merito alla summenzionata tenuta sociale, economica ed istituzionale. Un dato interessante, questo, che proviene da figure specialistiche con un patrimonio di conoscenze/esperienze e di studi su fenomeni analoghi occorsi nel tempo che danno un punto di vista da tenere in alta considerazione anche per le progettualità del dopo COVID-19. 
 
In sintesi, attraverso l’indagine nel suo complesso, si delinea un quadro di professionisti sanitari che stanno contribuendo con grande tenacia ma anche con profonda umanità alla gestione di una emergenza che con ogni probabilità lascerà una traccia importante nella vita di ognuno di noi: non facciamo mancare loro la nostra riconoscenza. 
 
Non si è ancora nella fase in cui ci si può chiedere “quale è la lezione che abbiamo imparato”, ma si deve fare tutto il possibile per capitalizzare l’esperienza giornaliera, per accumulare tutte le informazioni, per raccogliere i segnali, ed elaborare piani di azione appropriati a fronteggiare situazioni complesse e, soprattutto a non dimenticare.

Loredana Alletto, Senior Project Leader Health Web Observatory;
Alfonso Bellia, Dipartimento di Medicina dei Sistemi Università di Roma Tor Vergata e Membro Consiglio Direttivo Health Web Observatory;
Lucio Corsaro, Membro Consiglio Direttivo Health Web Observatory e GM Medipragma;
Ketty Vaccaro, Presidente Health Web Observatory.


28 aprile 2020
© Riproduzione riservata


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