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Otto posti per il Servizio Civile a Milano con il Progetto Arca, per il recupero dei senza dimora con problemi di dipendenze

C’è tempo fino al 30 giugno per iscriversi. Si rivolge a ragazzi e ragazze tra i 18 e i 28 anni interessati a un’esperienza di cittadinanza attiva al servizio della comunità e delle persone più fragili. Il progetto prevede per 12 mesi l’affiancamento alle equipe di educatori professionali di Progetto Arca in due centri residenziali a Milano per persone senza dimora con problemi di dipendenza

09 GIU - “Al servizio di pronta accoglienza” è il progetto di Fondazione Progetto Arca cui sono destinati 8 posti di Servizio Civile a Milano, rivolti a ragazzi e ragazze tra i 18 e i 28 anni interessati a un’esperienza di cittadinanza attiva al servizio della comunità e delle persone più fragili.

Il progetto prevede per 12 mesi l’affiancamento alle equipe di educatori professionali di Progetto Arca nei due centri residenziali a Milano per persone senza dimora con problemi di dipendenza (in via degli Artigianelli e via Amantea). I giovani selezionati parteciperanno alla vita quotidiana del centro, oltre che all'organizzazione di attività educative e di svago fuori dalla struttura accompagnando gli ospiti ai servizi sul territorio. C’è tempo fino al 30 giugno per iscriversi.

La storia di Progetto Arca nasce più di vent’anni fa proprio dall’area delle dipendenze, il primo ambito di intervento della fondazione. Da qui, negli anni, l’offerta è cresciuta molto e si è differenziata, ampliando il servizio di accoglienza e creando progetti di sostegno alimentare e housing sociale per famiglie e persone in difficoltà.


Alle persone senza dimora con problemi di dipendenza (da alcool, stupefacenti, gioco d’azzardo) Progetto Arca offre un ambiente protetto e accogliente, dove gli ospiti possono condividere con altri la propria vita e le proprie difficoltà, contando sulla presenza e il supporto H24 degli educatori della fondazione. Il percorso di ogni ospite dura 90 giorni, in cui ognuno ha l’occasione di recuperare la quotidianità persa vivendo per strada (banalmente svegliandosi e mangiando alla stessa ora, guardando la televisione, cucinando) e di capire quindi che è possibile riprendere in mano la propria vita. L’obiettivo ultimo è il reinserimento della persona in un programma riabilitativo definitivo, individuato sulla base della storia e dei bisogni individuali (ogni anno il 40% delle persone accolte chiede di intraprendere tale percorso di recupero all’interno delle comunità residenziali di accoglienza).

In particolare, il centro di via Artigianelli è stato aperto un anno fa sulla base di un progetto, interdisciplinare e a carattere partecipativo, di social design. Vivere in un luogo bello, ospitale, funzionale e ricco di contenuti simbolici dà senso alla convivenza e stimola la relazione, la persona recupera la fiducia in se stessa e il percorso di uscita dal disagio viene accelerato.
 
Lorenzo Proia

09 giugno 2016
© Riproduzione riservata


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