DDL Lorenzin. Fisioterapisti Aifi: “Persa un’occasione importante per migliorare un provvedimento rilevante atteso da molto tempo”

DDL Lorenzin. Fisioterapisti Aifi: “Persa un’occasione importante per migliorare un provvedimento rilevante atteso da molto tempo”

DDL Lorenzin. Fisioterapisti Aifi: “Persa un’occasione importante per migliorare un provvedimento rilevante atteso da molto tempo”
L'associazione all'indomani del via libera al provvedimento esprime “forte preoccupazione e disappunto per aver dato il via libera all’istituzione di nuove professioni sanitarie sottovalutando il rischio legato alla omessa valutazione di solidità scientifica alla base delle istituende nuove professioni”.

“Con l’approvazione al Senato si è compiuto il primo passaggio legislativo previsto per il DDL Lorenzin, un provvedimento da noi molto atteso soprattutto nella parte di intervento sul riordino delle Professioni Sanitarie.
Per quanto auspicato da molto tempo e da centinaia di migliaia di professionisti, riteniamo che il testo licenziato in prima lettura non sia affatto soddisfacente” è il primo commento dei fisioterapisti dell’Aifi dopo il via libera del Senato al DDL 1324.
 
“Vedremo se il segnale inviato dall’aula di Palazzo Madama al governo, che attraverso un ordine del giorno sottoscritto da senatori di diverse forze parlamentari – dichiara Mauro Tavarnelli, Presidente nazionale AIFI – auspica l’adozione di specifiche misure al fine di istituire ordini professionali propri per le professioni che superino i 20.000 iscritti agli albi, sarà seguito da azioni concrete. Una cosa è certa, il riconoscimento di un ordine proprio è questione rilevante per la storia e le profonde radici culturali e scientifiche della professione del fisioterapista. Una professione che svolge un ruolo fondamentale nei percorsi di cura dei cittadini. E’ fuori di dubbio che non possa esistere salute senza adeguati livelli di partecipazione e autonomia, e che questi non possono essere raggiunti e mantenuti senza il fondamentale apporto della nostra Professione”.
 
AIFI esprime poi “forte preoccupazione e disappunto per aver dato il via libera all’istituzione di nuove professioni sanitarie sottovalutando il rischio legato alla omessa valutazione di solidità scientifica alla base delle istituende nuove professioni”.
 
Anche se, sottolinea una nota, “AIFI non è mai stata  contraria a priori all’istituzione di nuove professioni sanitarie e mai lo sarà”, ma in ogni caso “il testo licenziato va cambiato, e anziché ringraziare, la onorevole ministra farebbe meglio a  occuparsi del fatto che il provvedimento che porta il suo nome agisce in deroga alle norme, che dispongono che in tema di salute e sicurezza delle cure la valutazione scientifica deve orientare l’azione politica”.
 
“Nonostante la brutta pagina scritta –  dichiara ancora il Presidente di AIFI -, rileviamo che, a differenza di quanto accaduto in 12ͣ commissione, non si è registrato un consenso trasversale al provvedimento. L’ampia discussione in aula e l’approvazione non più all’unanimità ma a maggioranza stanno a significare che la scelta politica di voler procedere in un determinato modo a tutti i costi, mostra delle crepe. Evidentemente su questo delicato tema esistono sensibilità diverse, che speriamo trovino spazio  nel prossimo passaggio parlamentare”.
 
“Ulteriore motivo di imbarazzo”, secondo AIFI, “è riscontrabile nell’ordine del giorno firmato della senatrice Annalisa Silvestro (e prontamente accolto da relatrice e sottosegretario), che …impegna il Governo a valutare l'opportunità di attivarsi, successivamente all'entrata in vigore della presente legge, con cadenza periodica quinquennale, al fine di individuare e rendere noto l'eventuale riconoscimento di nuove professioni sanitarie da ricomprendere in una delle aree di cui agli articoli 1, 2, 3 e 4 della legge 10 agosto 2000, n. 251, secondo le disposizioni di cui all'articolo 5, comma 1, della legge 10 febbraio 2006, n. 43”.
 
“Dobbiamo dedurre che il rispetto della legge vigente si avrà solo dopo l'entrata in vigore di una legge che non la rispetta?”, conclude Tavarnelli, che aggiunge: “Quello che chiediamo, che abbiamo sempre e solo chiesto e che continueremo a chiedere nel proseguimento dei lavori alla Camera, è che per l’individuazione delle nuove professioni sanitarie venga rispettato  l’art.5 della L.43/06 nella sua interezza, oggi come in futuro”.
 

25 Maggio 2016

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