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Milleproroghe. Lo scontro sui vaccini prosegue in Commissione Sanità. Testo ‘blindato’ approda in Aula al Senato


Fissato per questa mattina alle 10 il termine per la presentazione di emendamenti. Il testo 'blindato' dalla maggioranza, verrà approvato e convertito o in legge a pochi giorni dalla sua scadenza del 23 settembre. Intanto ieri, prima dell'approvazione del parere da parte della Commissione Sanità, sono proseguite le polemiche sul comma 3-quater dell'articolo 6 del testo con il quale viene data forza di legge alla circolare Grillo-Bussetti che prolunga la validità dell'autocertificazione anche per l'anno scolastico in corso.

19 SET - Il decreto Milleproroghe, approvato la scorsa settimana alla Camera, dopo il via libera da parte delle Commissioni competenti sbarcherà in Aula al Senato in terza lettura. Il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato per questa mattina alle ore 10. Il testo, 'blindato' dalla maggioranza, verrà approvato convertito in legge a pochi giorni dalla sua scadenza del 23 settembre.
 
I componenti PD della Commissione Affari Costituzionali hanno occupato insieme agli altri senatori del gruppo l'Aula della Commissione per protestare contro la decisione del Presidente Stefano Borghesi di portare il testo in Aula oggi pomeriggio senza relatore. "La maggioranza M5S-Lega - dice il capogruppo dem Dario Parrini - passa da uno stato all'altro, il Parlamento è continuamente umiliato perché il governo ha fretta di approvare un provvedimento vergognoso come quello sui vaccini".

 
Intanto, la querelle riguardante i vaccini anche ieri ha continuato a tenere banco con l'ennesimo scontro registratosi in Commissione Sanità. Prima di dare il via libera al parere, i senatori della XII Commissione hanno lungamente dibattutto sulla misura, introdotta all'articolo 6 con la quale si dà forza di legge alla circolare Grillo-Bussetti che prolunga la validità dell'autocertificazione anche per l'anno scolastico in corso.

 
Ad introdurre il dibattito è stata la relatrice, Maria Domenica Castellone (M5S), illustrando il contenuto del comma 3-quater dell'articolo 6, concernente gli obblighi di vaccinazioni per i minori.
 
Davide Faraone (PD) ha poi stigmatizzato la scelta, a suo avviso "scellerata", di porre mano alle disposizioni introdotte dal decreto-legge Lorenzin, peraltro "senza manifestare un orientamento lineare ed univoco e ingenerando conseguentemente il caos a livello interpretativo ed applicativo". Quanto all'autocertificazione, il senatore dem ha sottolineato come la normativa approvata nel corso della passata legislatura prevedesse il ricorso a tale istituto solo "entro un limite temporale assai contenuto e allo scopo di agevolare le famiglie in fase di prima applicazione, mentre il testo in esame amplia in maniera non condivisibile tale possibilità, con il rischio di mettere a repentaglio la salute degli alunni più fragili ed interrompere la tendenza al rialzo delle coperture vaccinali registratasi negli ultimi mesi".

Maria Rizzotti (FI), osservando che l'Italia è "l'unico Paese in cui da più di un anno gran parte del dibattito politico è focalizzato sulle vaccinazioni, col risultato di minare la certezza del diritto proprio nella fase cruciale dell'avvio dell'anno scolastico", sottolinea come sarebbe ora "del tutto controproducente, nell'ottica della tutela della salute collettiva, tornare indietro". Rileva infine che, in linea generale, "il ricorso all'autocertificazione dovrebbe essere escluso in ambito medico, come peraltro previsto dalla normativa originaria".
 
A sottolineare la gravità della confusione ingenerata dalla maggioranza e dal Governo in una materia delicata come quella in esame, per di più nell'imminenza dell'avvio dell'anno scolastico", è stato successivamente Vasco Errani (Leu). "Personalmente  - ha proseguito - non sono contrario a discutere di percorsi volti a superare lo strumento dell'obbligatorietà in favore di quello del convincimento, ma per fare ciò è indispensabile abbandonare atteggiamenti di critica dissennata nei riguardi del mondo scientifico e prendere atto dell'imponderabilità insita in ogni atto medico. Si devono abbandonare approcci di carattere ideologico e smettere di considerare il tema dei vaccini alla stregua di uno strumento per la ricerca del consenso".
 
Il pentastellato Giovanni Endrizzi ha invece definito l'attuale situazione " figlia delle forzature imposte dalla maggioranza pro tempore nel corso della passata legislatura, attraverso un decreto-legge che, in assenza di una reale situazione di necessità ed urgenza, giungeva a innalzare in maniera inopinata il numero delle vaccinazioni fino a dodici, prefigurava la possibile perdita della potestà genitoriale, prevedeva sanzioni incongrue e dal sapore classista e penalizzava il diritto all'istruzione dei bimbi in tenera età". Per il senatore 5 stelle, il tema oggetto del dibattito non sono i vaccini in sé, "ma gli strumenti per assicurare adeguate coperture vaccinali: è opinabile l'opportunità di un approccio di tipo coercitivo, anche alla luce dell'esperienza di paesi come la Svezia, che ottengono adeguati livelli di immunizzazione senza ricorrere alla coazione".
 
Una lettura, quella di Endrizzi, contestata da Caterina Bini (Pd), per la quale il decreto-legge Lorenzin "ha introdotto innovazioni fondamentali che hanno determinato l'oggettivo innalzamento dei livelli di copertura vaccinale. Non è accettabile la narrazione fuorviante del Movimento 5 Stelle ed è preoccupante la critica aprioristica dell'operato del precedente Governo, non fondata su ragioni scientifiche ma volta alla mera ricerca del consenso, e portata avanti a costo di porre a repentaglio la tutela della salute dei soggetti più fragili".
 
G.R.

19 settembre 2018
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