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Nascite. Lorenzin presenta il piano nazionale per le emergenze a Messina: “Mai più casi come quello di Nicole”. Confermata chiusura strutture con meno di 500 parti: “Deroghe solo in casi particolari”

Scelta certamente simbolica quella del ministro che oggi si è recata proprio in Sicilia per presentare il nuovo piano nazionale sulle emergenze-urgenze pediatriche. “Il 14 febbraio 2015, il giorno del dramma di Nicole, ero incinta, ha raccontato Lorenzin, e l'immagine dei due genitori è stata una cosa tremenda”. Bevere (Agenas): “Coinvolgere anche pediatra di base”.

30 NOV - "L'obiettivo è fare le cose meglio, non in più". Con questo slogan il ministro alla Salute, Beatrice Lorenzin, ha presentato a Messina il Piano nazionale sulle emergenze-urgenze pediatriche secondo quanto si legga in una nota dell'agenzia Italpress. Una riorganizzazione che, in Sicilia, porterà alla chiusura di 17 punti nascita, quelli al di sotto dei 500 parti annui. 

"Ci saranno delle deroghe - ha però specificato il Ministro – ma solo per casi particolari per i quali dovranno essere garantiti elevati standard di sicurezza strutturali, per il personale e per la sicurezza della mamma e del bambino". 

Dovrà essere la Regione a chiedere le deroghe e le strutture dovranno essere supportate dalla stessa Regione per garantire gli standard richiesti. Sarà poi il Comitato tecnico istituito presso il Ministero a esaminare tutte richieste di deroga. Il tetto stabilito ad oggi è 500 nascite all'anno ma l'obiettivo è arrivare a tenere aperti punti nascita con minimo mille parti annui. 

Dal Piano, è stato reso noto, si evidenzia come siano tre milioni i minori che si presentano nei Pronto Soccorso pediatrici ogni anno e solo lo 0,1% sia da codice rosso e il 12% da codice giallo.


"Occorre - ha detto Francesco Bevere, direttore generale dell'Agenzia per i servizi sanitari regionali - che quello 0,1% trovi un ambiente adeguato e specialisti che possano affrontare le condizioni di gravità e siano in grado di agire immediatamente”.
 
Il problema preso in considerazione è la gestione dell'emergenza-urgenza che dovrà coinvolgere anche il pediatra di base. "Nel 90% dei casi nessuno chiama il pediatra, ma si va direttamente in ospedale - ha sottolineato Bevere -. Il pediatra di base deve essere parte del sistema, per questo lavoriamo per un'assistenza pediatrica garantita, con turni, che arrivi a 12 ore al giorno e ci sia anche nei festivi e prefestivi".

Le linee guida del Ministero, è stato puntualizzato, guardano alla formazione degli specialisti che dovranno prendere in carico il bambino (rianimatori, anestesisti) e a studiare in quali strutture collocare dei trauma-center pediatrici o la terapia intensiva.
 
"Le figure professionali su cui bisogna investire sono ostetriche, anestesisti, pediatri", ha detto Bevere. "Il 14 febbraio 2015, il giorno del dramma di Nicole, ero incinta - ha raccontato il Ministro Lorenzin - e l'immagine dei due genitori è stata una cosa tremenda. E dalla vicenda drammatica di Nicole, ma anche di tante altre, ho chiesto al mondo sanitario di dare delle procedure più congrue. I punti nascita non chiudono per motivi economici, chiudono perché non sono sicuri, perché mettono a rischio la vita delle persone. C’è necessità di una rete che garantisca parametri e condizioni di sicurezza per figli e mamme e tutti dovrebbero potervi accedere alle stesse condizioni. Presentiamo questo studio a Messina perché è nelle regioni del Sud che, purtroppo, i dati ci dicono che queste cose accadono con più frequenza".

30 novembre 2015
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