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Contratti Pa. Carbone (Fials): “Ora confronto con Aran. Ma rimane nodo risorse per rinnovo”

Il segretario del sindacato: “Siamo convinti che toccherà al confronto di settembre il compito di ricercare un punto d'incontro per far partire davvero il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici tenendo presente che siamo disponibili, per il comparto sanità, ad affrontare l’annoso problema del recupero degli sprechi con l’efficienza del sistema”.

29 AGO - “Terminata la pausa estiva, attendiamo ora la convocazione dell’ARAN come da impegno del Ministro Madia durante l’incontro con i sindacati del 26 luglio”. È quanto afferma in una nota Giuseppe Carbone Segretario Generale della FIALS.
 
“Un confronto tecnico – precisa - , che auspichiamo termini a metà settembre, e che servirà a raccogliere indicazioni su alcuni istituti contrattuali quali le assunzioni, la mobilità, la valutazione dei dipendenti pubblici ed in particolare anche le risorse economiche per il rinnovo dei contratti pubblici, per poi la successiva emanazione dell’atto di indirizzo da parte del Ministro Madia da trasmettere all’Aran intorno al 10 settembre, in concomitanza con la presentazione della legge di Stabilità”.
 
“Il confronto tecnico - prosegue Carbone - raccoglierà anche elementi utili alla stesura del Testo unico del pubblico impiego, che la ministra intende presentare a gennaio 2017, visto che la delega scade a febbraio. Per noi il nodo da sciogliere sono le risorse per i rinnovi contrattuali, il fondo di soli 300 milioni di euro previsto dalla legge di Stabilità 2016 rimane una provocazione, un’offesa per ogni singolo dipendente. Le cifre stanziate dal Governo sono talmente poche che al massimo si può ipotizzare aumenti di appena una decina di euro lordi mensili a testa e non per tutti e la FIALS, ripete Carbone, non è disponibile ad accettare, dopo sette anni di blocco contrattuale, un aumento irrisorio ed irricevibile. Siamo anche lontani dal discutere sulle indiscrezioni che trapelano da Palazzo Chigi, la cifra che il Governo ipotizza ora di stanziare sarebbe di circa 2,5 miliardi a regime, ovvero alla fine del 2018, perché con uno stanziamento di 2,5 miliardi si determinerebbe un aumento in busta paga di circa 80 euro mensili lordo a dipendente, una specie di incentivo come quello concesso ai lavoratori dipendenti con il Bonus Renzi. Il governo sia serio, i rinnovi contrattuali devono essere fatti perché il blocco penalizza il dinamismo economico del nostro paese, penalizza l’efficienza della Pubblica Amministrazione ed in particolare il comparto della Sanità che la FIALS rappresenta”.

 
“Per quanto attiene gli aspetti economici retributivi - prosegue Carbone - Palazzo Chigi, indichi subito le risorse per il rinnovo del contratto dei circa 3,2 milioni di dipendenti pubblici, risorse che devono essere adeguate alla perdita economica mensile di questi ultimi sette anni -  una media di 220-230 euro al mese in termini di potere d'acquisto a cui seguirà anche una politica sul calo delle tasse. Non acconsentiremo mai che si discuta di  aumenti retributivi di parte fissa  selettivi, vale a dire non per tutti, visto che il ministro ha detto di dare priorità ai redditi medio-bassi”.
 
“Siamo convinti - rimarca Carbone - che toccherà al confronto di settembre il compito di ricercare un punto d'incontro per far partire davvero il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici tenendo presente che siamo disponibili, per il comparto sanità, ad affrontare l’annoso problema del recupero degli sprechi con l’efficienza del sistema in modo da valorizzare con i risparmi i dipendenti con la contrattazione di secondo livello, quella decentrata”.
 
“Resto convinto - continua Carbone - che tramite efficaci processi di ottimizzazione, si possano certamente reperire risorse all’interno del nostro contratto nazionale di lavoro per condurre una buona trattativa e quindi più produttività, più investimenti, più ricchezza da distribuire.  Bisogna fare in modo con la contrattazione di secondo livello di poter alzare le retribuzioni di tutti, nessun escluso a priori o in percentuale come vuole la Brunetta, collegandoli alla produttività e riattivare la domanda rendendo contemporaneamente più competitivo il paese. A questo deve necessariamente seguire, come avviene nel settore privato, la detassazione non solo dei premi di produttività, ha spiegato Carbone, ma anche di tutte le altre voci dell’accessorio retributivo”.
 
“Per quanto riguarda le principali questioni normative in campo, il grande nodo - spiega il Segretario Generale della FIALS - è comunque quello dell’orario di lavoro e come conciliare l’obbligo di rispettare la direttiva su riposi e pause di lavoro con le dotazioni organiche e contrastare, nel contempo, il fenomeno del demansionamento specie delle professioni sanitarie. Serve pervenire ad un investimento in sanità per un turn-over generazionale vero che porterebbe una ventata di competenze, professionalità e fiducia nei servizi sanitari da parte dei cittadini e maggiore occupazione viste le necessità dopo il blocco del tur-over di questi ultimi anni”.

Ma non solo, per Carbone la FIALS “si impegnerà anche per l’individuazione di criteri accettabili per la distribuzione di particolari turni di lavoro come ad esempio guardie e pronte disponibilità notturne in modo più equo e per fasce di età anagrafica. Resta anche da rimodulare il trattamento accessorio legato al servizio notturno e festivo, ordinario e straordinario, prestato nei turni di guardia e di pronta disponibilità, come anche riconoscere a tutto il personale l’indennità di esclusività nell’ottica più ampia di un riconoscimento di valore a tale condizione, senza dimenticare l’irrisolto problema della copertura assicurativa della responsabilità civile da parte delle Aziende specie per le professioni sanitarie".

Dobbiamo capire, indica Carbone, come organizzare il lavoro negli ospedali e nelle strutture sanitarie recuperando anche un ruolo dei sindacati che Brunetta ci aveva tolto”.
 
“Non dimentichiamo – fa notare Carbone – che riposi e turni si riflettono non solo sulla salute degli operatori ma hanno ricadute importanti su chi è sottoposto alle cure da un operatore stressato da turni di lavoro inaccettabili. Poi c’è il problema della stabilizzazione dei precari con la fine dell’abuso di una contrattazione impropria che viene assunta a surrogato di quella che è la linea maestra della contrattazione di assunzione per concorso.  Prioritario rimane anche riportare a livello contrattuale il sistema della mobilità del personale tra Aziende Sanitarie abolendo l’attuale riferimento del nulla osta da parte dell’Azienda cedente. Come resta importante includere nel comparto sanità l’istituto contrattuale  della possibilità di mobilità per ricongiungimento familiare”.
 
“Ed ancora - prosegue Carbone - c’è anche il nodo degli standard e delle progressioni di carriera che devono essere assicurati con fondi certi e disponibili quali quelli che scaturiranno dalla revisione dei fondi contrattuali. La questione è quindi ricercare sistemi e metodi di progressione di carriera, in assenza di un incarico prevalentemente gestionale, e come FIALS riteniamo che sia possibile proporre un meccanismo che consenta di valutare le competenze individuali degli operatori,  le sue capacità e farlo così progredire progressivamente anche da punto di vista economico. Non bisogna diventare coordinatore o con funzioni di posizione organizzativa per vedersi riconosciute anche economicamente le proprie competenze.
Riteniamo, anche, che dopo anni di intenso confronto con Governo e Regioni, con la sua consacrazione a rango normativo ritenuta necessaria proprio dall’esecutivo e sancita dal comma n. 566 dell’art. 1 della legge di stabilità l’implementazione delle competenze delle professioni sanitarie deve passare alla sua fase attuativa, come descritto anche nell’atto di indirizzo del Comitato di Settore all’ARAN, tenendo in considerazione la creazione dell’area delle professioni  socio sanitarie”.
 
“Non mancherà ancora - conclude  - chiedere per determinate professioni sanitarie il riconoscimento reale della loro attività come lavoro usurante, come la necessità del welfare aziendale ad iniziare dalla creazione degli asili nido, alla revisione dell’istituto della mensa”.

29 agosto 2016
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