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Il mancato trapianto al Brotzu. Arru: “È stata una situazione eccezionale. Medici in over attività”

17 DIC - Gentile Direttore
mi corre obbligo scrivere in relazione alla notizia comparsa su Quotidiano Sanità su l'annullamento dei trapianti di rene presso Ospedale Brotzu di Cagliari per superato limite orario di lavoro e sui commenti sulla normativa europea su limite orario. Scrivo con profondo disagio perché pur svolgendo attività di assessore alla sanità della Regione Sardegna ho svolto attività clinica fino a due anni fa come ematologo clinico. Ma scrivo con maggior imbarazzo perché per anni ho sostenuto che la gestione del rischio in sanità dovesse partire da una verità banale ma rivoluzionaria: il medico é soggetto alle stesse regole fisiologiche di tutti gli altri esseri umani, come tutti gli altri esseri umani é soggetto all'errore, causato dalla nostra anatomia e fisiologia.
 
Tutti coloro che hanno fatto queste affermazioni sono psicologi che hanno studiato le performances umane in contesti organizzativi e di lavoro ad alto rischio e le conseguenze dell'errore e sulla sicurezza. Si è oramai concordi che l'organizzazione sanitaria sia comparabile ad altre organizzazioni complesse, e per contrastare i problemi, molto spesso comuni alle altre organizzazioni, debba seguire delle regole simili. Tra queste é chiaro che dopo un certo numero di ore di lavoro, in condizioni di stress, le conseguenze sul l'attenzione e sulla precisione dei movimenti e sulla capacità di assumere decisioni è influenzata con possibilità di commettere errori. La Direttiva Europea parte da queste considerazioni. E chiaro che un sistema che si é sempre basato sulla abnegazione dei medici ed infermieri che sono andati avanti al di là delle regole fisiologiche, trova incomprensibile una direttiva che paradossalmente li tutela e tutela il cittadino.

 
Ricordo con profondo dolore il caso del collega cardiologo interventista che in Lombardia, venne chiamato in reperibilità per effettuare un angioplastica per un infarto del miocardio, nonostante avesse lavorato tutto il giorno e accusasse un dolore toracico; il collega mori dopo aver completato con successo la procedura. Non credo che si possa procedere fino a chiedere il sacrificio estremo!
 
E allora non esistono soluzioni? La prima é quella di sbloccare immediatamente il blocco del turn over consapevoli della necessità di aumentare il finanziamento del Ssn, pur vedendo una grande difficoltà in regioni come la Sardegna, di fatto in pieno piano di rientro. E' sufficiente la prima azione? No.

Credo che sia necessario ripensare l'organizzazione Ssn, i rapporti contrattuali e soprattutto il modello organizzativo degli ospedali. Fondamentale ridisegnare la formazione (education and training) utilizzando tutte le modalità, sia quelle che classiche dell'apprendistato che le nuove modalità (deliberate practice), aumentando il numero dei professionisti che abbiano le Clinical competence necessarie, e che siano abituati a lavorare in team.
 
Infine per quanto riguardo il caso dell'ospedale Brotzu di Cagliari, come già specificato dal Direttore Centro Nazionale Trapianti, Alessandro Nanni Costa, si é trattato di una situazione eccezionale perché gli urologi avevano effettuato in pochi giorni sia attività di trapianti (4 trapianti) che chirurgia oncologica non procrastinabile. I reni non sono andati persi ma usati in altra regione nel pieno rispetto della condivisione delle risorse e solidarietà nazionale che caratterizzano il Sistema Sanitario Nazionale.

Mi permetta, Gentile Direttore, di ringraziare pubblicamente tutti i medici ed infermieri e il management dell'ospedale Brotzu di Cagliari che meritano tutta la mia gratitudine e di tutti i cittadini sardi e che soprattutto meritino la ribalta nazionale per le cose positive.

Luigi Arru
Assessore Dell'Igiene e Sanità e Assistenza Sociale della Regione Sardegna


17 dicembre 2015
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