Quotidiano on line
di informazione sanitaria
Sabato 24 AGOSTO 2019
Lettere al direttore
segui quotidianosanita.it

Osteopatia all’estero. Quanta ignoranza!

12 GIU - Gentile direttore,
mi sento in dovere di intervenire per correggere alcune affermazioni della sedicente osteopata Michela Podestà, che aveva la pretesa di informare i lettori su come stanno realmente le cose, ma ha travisato completamente il significato della classificazione dell’OMS.
 
Podestà scrive infatti che “a completa smentita delle illazioni riportate nella lettera, vorrei ribadire che l'osteopatia non è medicina alternativa, bensì tradizionale (Fonte: Rapporti OMS); di conseguenza gli osteopati non sono maghi ma professionisti in grado di interpretare manualmente e culturalmente sintomi e referti”. Ma molto probabilmente non ha nemmeno letto i “rapporti OMS” (quali?) che cita, dato che nel documento “WHO Traditional Medicine Strategy 2002-2005” l’Organizzazione Mondiale della Sanità scrive che la “Medicina Tradizionale è un termine globale utilizzato per riferirsi sia alla medicina tradizionale come la Medicina Tradizionale Cinese, l’Indiana Ayurveda e l’Arabica Unani, sia a varie forme di medicina indigena”.  Per sgombrare la mente da eventuali altri dubbi, si afferma inoltre che “nei Paesi in cui il sistema sanitario dominante è basato sulla Medicina Allopatica, o dove la Medicina Tradizionale non è stata incorporata in tale sistema sanitario, la Medicina Tradizionale è spesso chiamata Complementare, Alternativa o Non-Convenzionale”, tant’è vero che l’acronimo utilizzato dall’OMS è frequentemente TM/CAM – Traditional Medicine/Complementary and Alternative Medicine.

 
Le “illazioni” del fisiatra, e le affermazioni di altri che avrebbero sostenuto con “tracotanza” che i modelli diagnostici di riferimento osteopatico siano estranei ai principi della medicina, sono quindi assolutamente corrette, dato che l’osteopatia è classificata dall’OMS nel documento Benchmarks for Training in Osteopathy tra le Medicine Complementari ed Alternative (TM/CAM).
 
Invito quindi la signora Podestà, che sul proprio sito si definisce dottoressa, ma non è chiaro di quale laurea sia in possesso, e che risulta essere anche docente (!) in uno dei corsi per diventare “osteopati”, ad informarsi in maniera corretta, prima di fare affermazioni pubbliche completamente false.
 
Sono questi i professionisti che pretendono il riconoscimento come professione sanitaria di primo contatto e non hanno nemmeno idea di che cosa sia la loro professione? Che parlano di innumerevoli pubblicazioni scientifiche a supporto dell’osteopatia ma che non conoscono ciò che viene pubblicato?
 
Il Registro degli Osteopati Italiano (ROI) ha affermato che l’osteopatia può essere utile in alcune patologie per le quali il Sistema Sanitario Inglese afferma pubblicamente sul proprio sito che non ci siano evidenze di efficacia, come le otiti e l’asma, e anche la BPCO, il cui unico studio citato a supporto dalla presidente, dimostra un effetto, in realtà, nocivo del trattamento osteopatico.
 
Come fisioterapisti veniamo accusati di fare ostruzionismo al riconoscimento dell’osteopatia perché avremmo paura di avere nuovi competitors sul mercato, e veniamo tacciati di lobbismo e protezione di interessi personali, da persone che utilizzano in modo strumentale la letteratura scientifica e documenti dell’OMS che non hanno forse nemmeno letto?  Inoltre, mi risulta che gli osteopati stiano già tranquillamente lavorando su pazienti, per cui di quali “nuovi” competitors staremmo parlando?
 
Perché invece non parliamo delle recenti fortissime polemiche sui chiropratici australiani dopo la segnalazione di 400 siti internet che facevano pubblicità ingannevole, che hanno determinato l’intervento del Ministro della Salute Australiano, il quale ha scritto all’Australian Health Practitioner Regulation Agency e al Chiropractic Board of Australia pretendendo azioni concrete per contrastare questo fenomeno? In una recente news del Chiropractic Board of Australia si afferma che verranno perseguiti quei chiropratici che non rispettano i vincoli legislativi e che rifiuteranno di correggere i loro annunci pubblicitari.
 
Ha fatto ulteriore scalpore il video del chiropratico australiano Ian Rossborough che praticava un “adjustment” vertebrale ad un neonato di 4 giorni, che soffriva di coliche e reflusso. Il video ha raggiunto oltre un milione di visualizzazioni su youtube ed il presidente del Royal Australian College dei Medici di Medicina Generale ha affermato che non c’è assolutamente alcuna motivazione per questo “bizzarro” trattamento su un neonato, che si potrebbero rompere legamenti, muscoli o persino ossa, se fosse presente qualche problematica ossea, e ha poi proseguito dicendo che non c’è alcuna base scientifica per la maggior parte delle cose che fanno.

L’Ordine dei medici australiani è quindi arrivato ad affermare pubblicamente di sconsigliare i pazienti a recarsi dai chiropratici, ed il chiropratico Ian Rossborough è stato temporaneamente sospeso dal servizio.

Recentemente il Board dei chiropratici Australiani ha affermato che “there is no evidence chiropractic care benefits babies or can treat them for medical conditions and that there is not enough evidence to suggest it can achieve general wellness or treat various organic diseases and infections”. Una pesantissima ammissione di probabile inefficacia in risposta al comportamento di molti professionisti che pubblicizzavano l’efficacia della chiropratica su una serie di patologie per le quali non era affatto stata documentata l’efficacia di tale approccio. Tra queste patologie venivano indicate i problemi di sviluppo e comportamentali, i disordini dello spettro autistico ADHD, l’asma, le coliche infantili, l’enuresi, le infezioni dell’orecchio e i problemi digestivi.
 
Allo stesso modo un sondaggio della Good Thinking Society denuncia la falsa pretesa degli osteopati inglesi di poter curare le coliche infantili, così come si evince dalle numerose telefonate fatte nei loro studi in Inghilterra, mentre non c’è alcuna evidenza scientifica di efficacia delle tecniche osteopatiche su tali problematiche. Il fenomeno è quindi stato denunciato al General Osteopathic Council Inglese.
 
Non si tratta quindi di polemiche dei fisioterapisti italiani contro il riconoscimento degli osteopati, ma di pesanti criticità presenti anche nei Paesi in cui queste Medicine Non Convenzionali sono state riconosciute, e che, ancora oggi, nonostante decenni di ricerche, non riescono a dimostrare sufficienti evidenze di efficacia per le loro teorie e tecniche. 
 
Inoltre, contro queste modalità di individuazione di nuove professioni si stanno pronunciando tutti quei professionisti competenti negli ambiti specifici, dai fisioterapisti (anche con formazione in osteopatia o terapia manuale), ai fisiatri, ai giuristi e ognuno evidenzia delle forti criticità in base alle proprie competenze, fino ad arrivare ai chiropratici che in realtà sono contrari a quegli stessi provvedimenti che dovrebbero essere a loro (e solo loro) garanzia!
 
Siamo di fronte ad una scelta incomprensibile della politica di fare a meno del parere della scienza, con l’aggravante che la Legge di sistema (43/2006) che determina l’iter per individuare nuove professioni sanitarie l’ha scritta ovviamente lo stesso Parlamento e non mi risulta modificata. Pare quanto meno strano che una Legge sia citata per dare (qualche) supporto normativo a tale individuazione di nuove professioni, ma se ne ometta proprio il comma 3 dell’articolo 5, titolato “Individuazione di nuove professioni in ambito sanitario”.
 
Gli emendamenti presentati, inoltre, istituiscono le due nuove professioni, senza alcun riferimento ai percorsi formativi e alle relative competenze, ed è ancora più grave, perché appunto come sostenuto da Boldrini, si identifica prima il “chi” senza indicare il “cosa”, cioè le peculiarità e le competenze specifiche delle due figure sanitarie e che, per legge, non potranno sovrapporsi alle competenze di altri professionisti sanitari già esistenti.
 
Perché quindi c’è tutta questa fretta nel voler riconoscere osteopatia e chiropratica come nuove professioni sanitarie? Perché non si è disposti a seguire il corretto iter legislativo della legge 43 per l’istituzione delle nuove professioni sanitarie? Perché proprio in concomitanza dell’istituzione di Ordini e Albi delle professioni sanitarie? Non sarà forse che siano proprio gli osteopati ad avere timore delle eventuali ripercussioni dell’istituzione degli Ordini dei professionisti sanitari sull’attività osteopatica, che il Ministero della Salute ha dichiarato essere attività sanitaria? Oppure di non ottenere un parere tecnico-scientifico positivo da parte delle Commissioni che dovrebbero essere appositamente istituite?
 
Come fisioterapisti, quindi, rifiutiamo ogni tipo di strumentalizzazione delle nostre affermazioni, della letteratura scientifica, di toni offensivi che ci sono impropriamente stati attribuiti e rinnoviamo con forza la nostra posizione, dalla parte della scienza, delle pubblicazioni scientifiche, dei fenomeni misurabili e riproducibili, con profonda fiducia nella medicina convenzionale, allopatica (e non tradizionale!) basata sulle evidenze. Siamo quindi preoccupati della superficialità che osserviamo nelle modalità di istituzione di queste due professioni sanitarie, ed è per questo che chiediamo nuovamente il rispetto INTEGRALE dell’art.5 della legge 43/06.
 
Davide B. Albertoni
Presidente Nazionale del Gruppo di Terapia Manuale – AIFI
Consigliere Nazionale AIFI

12 giugno 2016
© Riproduzione riservata


Altri articoli in Lettere al direttore

lettere al direttore
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWS LETTER
Ogni giorno sulla tua mail tutte le notizie di Quotidiano Sanità.

gli speciali
iPiùLetti [7 giorni] [30 giorni]
1  
2  
3  
4  
5  
6  
7  
8  
9  
10  
Quotidianosanità.it
Quotidiano online
d'informazione sanitaria.
QS Edizioni srl
P.I. 12298601001

Via Boncompagni, 16
00187 - Roma

Via Vittore Carpaccio, 18
00147 Roma (RM)


Direttore responsabile
Cesare Fassari

Direttore editoriale
Francesco Maria Avitto

Direttore generale
Ernesto Rodriquez

Redazione
Tel (+39) 06.59.44.62.23
Tel (+39) 06.59.44.62.26
Fax (+39) 06.59.44.62.28
redazione@qsedizioni.it

Pubblicità
Tel. (+39) 06.89.27.28.41
commerciale@qsedizioni.it

Copyright 2013 © QS Edizioni srl. Tutti i diritti sono riservati
- P.I. 12298601001
- iscrizione al ROC n. 23387
- iscrizione Tribunale di Roma n. 115/3013 del 22/05/2013

Riproduzione riservata.
Policy privacy