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Enpam-Inps: un paragone tra i due Enti previdenziali è impossibile

19 NOV - Gentile direttore,
nell’articolo del 15 u.s. il segretario Fimmg Lombardia, fa delle affermazioni, fra l’altro facendo paragoni fra Inps e Enpam. “In altre parole l’Inps, che ha un volume di attività 200 volte superiore a quello dell’Enpam, ha un patrimonio pari a due terzi della Cassa privata dei medici”. Ritengo doveroso fare alcune precisazioni.
 
Valutare in termini patrimoniali il bilancio dell’Inps è poco significativo e fuorviante (impossibile). L’Inps (lo Stato) infatti assolve a quanto prescritto all’ art. 38 della Costituzione e quindi oltre alla previdenza deve provvedere all’assistenza. (invalidità Cassa integrazione, solo per citarne alcune) Non  solo, ma dovendo garantire la previdenza a tutti i cittadini (il citato art. 38), deve farsi carico anche delle pensioni di quei cittadini iscritti a Casse privatizzate, che dovessero risultare amministrate in modo dissennato. (ecco perché le controlla) Infatti Nel 2003 ha dovuto assorbire l’Inpdai, la Cassa dei dirigenti d’azienda. Quindi non è che abbia confiscato i beni di quella Cassa, ma si è dovuta fare carico di pagare le pensioni di tutti gli iscritti a quella Cassa.

Nell’articolo è riportato “Gli investimenti dell’Enpam nei primi otto mesi di quest’anno hanno reso 3,5%. In termini teorici questo significa che se la stessa tendenza si riproporrà fino a dicembre, il 2016 si chiuderà con una performance del 5,25%”.  Magari !!!

Faccio presente che dalla relazione del 27 luglio 2016 della Commissione Parlamentare di Controllo (pag.10) risulta che nel 2015  il rendimento netto del portafoglio totale dell’Enpam è stato del 1,5% . Per una analisi dei bilanci dell’ Enpam, anche dal punto di vista metodologico, si rimanda alle relazioni tecniche dell’Ordine di Piacenza. Scrive il collega “L’Enpam ha un saldo fra entrate e uscite previdenziali ampiamente positivo (quest’anno: oltre 0,8 miliardi di euro; senza un euro di aiuto statale) grazie alla riforma delle pensioni approvata in autonomia”. Il collega non si è reso conto che per fare quadrare i bilanci (leggi equilibrio di gestione) e cercare di soddisfare i requisiti di sostenibilità  per non andare in dissesto, l’Enpam  ha agito nel modo più banale, altro che grande strategia di manager che paghiamo profumatamente!
 
Ha aumentato infatti le entrate e diminuito le uscite. Ma tutto a spese dei medici che pagano di tasca propria più contributi ( le entrate) e andranno in pensione con 3 anni di ritardo (quindi minori uscite) rispetto a chi è andato in pensione fino al 2012 e questo “Grazie alla riforma delle pensioni approvata in autonomia”.

Per la precisione dal 2018 con Enpam si va in pensione a 68 anni, con l’INPS a 66,7. Non solo, ma i medici di famiglia e i pediatri si sono resi conto che fra pochi anni le trattenute pensionistiche decurteranno e non di poco la il loro stipendio netto?

L’articolo riporta poi  “L’Inps invece è in deficit cronico e solo nel 2016 ha avuto bisogno di 102 miliardi di trasferimenti dallo Stato”. Prima di chiarire il supposto deficit INPS, è bene ricordare che ben 2/3 delle entrate dell’Enpam vengono dal SSN, cioè dallo Stato. Fatta questa precisazione circa il deficit INPS, va spiegato come si tratti di un falso problema; il presunto deficit INPS si è determinato con il passaggio nell’Inps della gestione Inpdap (ente di previdenza dei dipendenti pubblici). Il contributo previdenziale 32,65% (8,85% a carico del lavoratore) non viene versato mensilmente dall’amministrazione pubblica che quindi è debitrice nei confronti dell’Inps.
 
Ma l’Inps poi versa mensilmente al dipendente la pensione al momento del pensionamento. L’Inps garantisce inoltre l’erogazione di tutti i servizi previdenziali, creditizi e assistenziali prima forniti dall’INPDAP. Oltre ai servizi previdenziali l’INPS si occupa anche di TFR e TFS, e di numerosi servizi creditizi e sociali agevolati per gli iscritti alla gestione ex INPDAP.

Il supposto deficit dell’Inps è quindi una partita di giro fra amministrazioni dello Stato. In pratica solo se lo Stato fallisse l’Inps non pagherebbe le pensioni. Ma se andasse in default una Cassa?

Ecco perché non è assolutamente possibile paragonare e/o assimilare Enpam ed Inps.

A differenza dell’Enpam l’Inps, a gestione pubblica, ha un Presidente, che a prescindere da valutazioni politiche, è stato scelto per il suo indiscusso specifico curriculum professionale. Vogliamo paragonarlo a quello di qualche presidente di Casse privatizzate? Fra l’altro l’Inps essendo ente pubblico ha un tetto alla retribuzione del presidente; gli amministratori Enpam, grazie all’autonomia, invece si attribuiscono prebende iperboliche ( e poi aumentano le aliquote contributive a carico dei medici !!! ). Inoltre il presidente Inps pubblica non solo il suo CUD e quello della moglie, ma anche le autovetture e le proprietà dell’intera famiglia. E gli Amministratori Enpam? Si sono sempre rifiutati di pubblicare gli emolumenti realmente percepiti. Sempre in tema di trasparenza, l’Inps pubblica le delibere, cita i nomi dei consulenti, gli incarichi e le relative retribuzioni.
 
Perché ENPAM non ha mai pubblicato le delibere, l’elenco dei consulenti e le loro retribuzioni? Dice Filippo Turati “ L’ amministrazione come "casa di vetro" attraverso cui ogni cittadino può guardare, è tale solo se il cittadino, per affacciarsi, non ha bisogno di  chiedere ad alcuno il  permesso di aprire le tende”.
 
Enpam è stata costretta ad aprire qualche tenda solo dopo intervento dell’Autorità Giudiziaria Sentenza TAR N. 16489/14. E per non aprire le tende agli iscritti ha pagato fior di parcelle per resistere in giudizio (paradosso, sono stati usati i nostri soldi per  non farci sapere come sono stati utilizzati i nostri soldi).
 
Quanto alla facile ironia circa la richiesta di commissariamento dell’Enpam occorre informare correttamente i colleghi che, in caso di Commissariamento le loro pensioni non corrono alcun rischio, anzi. Non è una tesi personale.
 
Infatti nel 1993 l’Enpam fu commissariato, il Presidente andò in galera, le pensioni non ebbero alcun problema. Ci rimisero le poltrone i componenti del Consiglio di Amministrazione.
 
Per concludere, in caso di Commissariamento nessun danno alle pensioni, a rimetterci sarà solamente chi è comodamente seduto sulle poltrone sia del Consiglio di Amministrazione sia su quelle delle consociate es. E.R.E. (forse i colleghi non sanno che questi nominati, e non eletti, prendono le stesse prebende dei consiglieri). Quindi notevole risparmio per le casse del nostro Ente

Prof. Salvatore Sciacchitano
Già Consigliere Enpam

19 novembre 2016
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