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Se anche parlando di salute si diventa violenti

di Ivan Favarin

24 GIU - Gentile Direttore,
gli attentati riportati nella cronaca internazionale ci spaventano, ma a quanto pare non sono un buon deterrente a placare i toni. In Italia stiamo assistendo ad una escalation di violenza diffusa a tutti gli strati della popolazione. La cronaca ci informa ormai quotidianamente di delitti e gravi violenze domestiche, di appostamenti degni di sicari, pianificati con diabolica freddezza. Sembra un campionario di casi di studio per un trattato di criminologia (scienza che diverrà sempre più necessaria).

Ma al di là delle vie di fatto, delle violenze fisiche che creano lutti (e gravi costi per il SSN, la magistratura e le forze dell'ordine), c'è molta violenza anche scritta da parte della "società civile".

40 anni fa, leggevo sui muri moltissima rabbia e tensione socio-politica (come ci ricorda la canzone di Finardi "Musica ribelle") e non solo. Gli stadi erano e restano collettori di rabbia per eccellenza, ma oggi quelle parole sono riversate sui blog e nei forum con foga degna di miglior causa. Prendete un forum a caso, in un qualsiasi articolo di giornale o altro. Troverete qua e là risposte cariche di aggressività. E non solo su argomenti "scottanti" o pruriginosi, ma persino quando si parla di argomenti scevri di implicazioni emotive, psicologiche, sociali, etc (ad esempio ho letto ingiurie persino in un forum sulle tecniche di giardinaggio!).


Internet a me pare una cartina tornasole che vira puntualmente sul polemico. E se polemica non c'è, qualche provocatore la innesca inserendo commenti etico-socio-politici ad arte. Non parlo del semplice "troll" che prova gusto a giocare con lo sberleffo; parlo del ben più preoccupante sedicente alfiere di questa o quella posizione ideologica. Talora scrive e martella dietro pseudonimo come il classico troll, ma talora si qualifica col proprio nome.

A molti lettori di questa testata, come a me, non sarà sfuggito questa "violenza da forum" ormai diffusa è praticata come sport, con dei veri primatisti della polemica. Discarica pubblica delle frustrazioni? Battaglie civili portate all'estremo? "Defusing"? "Si urla così ci si sfoga"? Peccato che tutta questa violenza verbale sortisca questi effetti:
- squalifica chi la scrive.
- turba e allontana il lettore che rifugge la violenza.
- attrae come mosche al miele i facinorosi.
- degrada l'impressione generale.
- trasmette un pessimo messaggio alle giovani generazioni.

Grandi leader non violenti (Gandhi, Martin Luther King, Nelson Mandela e molti altri) ci hanno insegnato che la violenza genera violenza, e che neppure le cause più nobili la giustificano.

Ricordo che nella mia Università in Gran Bretagna già nel 1995 - agli albori di internet - c'era appesa la sempre valida "netiquette" in sala computer.
Proprio questioni come la Salute, mi si permetta, mi pare che vadano affrontate con mente fredda e apertura verso punti di vista divergenti, abbassando i toni. Sempre educatamente, per favore. Grazie.

Vi immaginate se ci si insultasse a raffica durante una rianimazione cardiopolmonare, in sala operatoria, o anche solo in sala d'attesa? Al male aggiungeremmo altro male.

Vedremo in futuro (fra altri 40 anni?) dove si trasferiranno le parole di violenza. Almeno non addosso agli operatori, per favore.

Ivan Favarin
Infermiere 


24 giugno 2017
© Riproduzione riservata


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