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Oss. Un riconoscimento che rischia di essere un “regalino senza batterie e garanzie”

02 NOV - Gentile Direttore,
si apre la strada del riconoscimento oss come personale sanitario. Queste figure quindi non saranno più riconosciute come personale tecnico, poiché saranno dei sanitari a tutti gli effetti. In questo modo si conta di risolvere buona parte delle questioni controverse legate al loro attuale inquadramento come ruolo tecnico. Apparentemente può sembrare una buona notizia, ma non è tutto “rose e fiori”.

Il Ddl Lorenzin che prevede la nascita dell’area delle professioni socio sanitarie, ha subito un taglio di tutti gli emendamenti da parte della Camera dei Deputati, emendamenti che potevano dare alla categoria una “professione maggiore” che riguardavano formazione, ruolo, competenze per l’oss, che avevamo con forza promosso in anni di sensibilizzazione e battaglie come Migep e appoggiati dal SEL. Rigettata anche la proposta di passare la competenza della formazione dalle regioni al ministero, restiamo perciò, per ora, di “proprietà” delle regioni.

È venuta a mancare una volontà politica, impegnata forse come al solito su altri temi “più importanti”, che lascia come sempre per ultimi gli oltre 200.000 “declassati” Operatori Sociosanitari, che anche stavolta vedono sfumare le possibilità di un cambiamento che stava realmente palesandosi. Una leggerezza di sorvolare la tematica degli Oss è sinonimo di una voluta presa di posizione politica, che attraverso i suoi “onorevoli” ha di proposito scavalcato il problema, demandando ad altri organi istituzionali.


La competenza dunque, di questo meccanismo di revisione del Ruolo e successive pertinenze e formazione, viene rinviato alla conferenza stato regioni, da cui siamo nati e dalla quale per oltre 15 anni siamo rimasti nella totale indifferenza. Sarebbe stato meglio che fosse stato il Ministero della Salute a stabilire gli ambiti di competenza, dal momento che con le Regioni “c’è più dispersione e più difficoltà di dialogo”.

Rischia di essere un semplice “regalino senza batterie e garanzie”. La cancellazione di tutti gli emendamenti non permette agli Oss di “rivendicare una professione spettante e di diritto”.

Infatti all’incontro Aran del 31 ottobre sul contratto molti sindacati si sono espressi per un “No” all’area socio sanitaria per l’oss, sollevando il dubbio riferito alla questione economica, dal momento che essa riconoscerebbe le indennità economiche che la categoria richiede, demandando a situazioni post-contrattuali la contestualizzazione degli indennizzi, come nella contrattazione aziendale, intendendo che tale manovra di inserimento in area socio sanitaria porterebbe via una parte economica agli infermieri senza sbilanciarsi ulteriormente sulla questione.

Mentre Il sindacato Fsi pone sempre il dubbio dell'attuazione dell'area sociosanitaria a livello contrattuale per l'Oss, proponendo ancora la collocazione in area prettamente sanitaria, che, a nostro avviso porterebbe gli Operatori Sociosanitari ad un livello inferiore di ruolo, come figura sanitaria subordinata all'infermiere.

La Fials e stata propositiva nei confronti della categoria oss, affermando “area socio sanitaria”.

Il Dott. Saverio Proia per l'Aran ha puntualizzato che l’Area Socio Sanitaria non è collegata solo alle indennità, come sostenuto da taluni interventi sindacali, ma alla tutela della salute. Essa rappresenta una risposta contrattuale utile per il superamento dei quattro ruoli su cui in passato tutti i sindacati si sono trovati d’accordo in altre sedi e per l’inquadramento adeguato di alcune categorie professionali, non correttamente collocate nei ruoli ex DPR 761/1979, anche con riferimento alla formazione e alle nuove funzioni precisando che la stessa Area è finalizzata alla riaggregazione di professioni che non erano correttamente collocate nei vecchi ruoli e alla definizione di nuove funzioni. rimarcando la linea di lavoro dell’Aran e i principi espressi coerentemente in questi anni dalla Federazione Migep.

Se possiamo dunque, gioire per l'Area delle professioni sociosanitarie e la collocazione dell'Oss in essa, il riconoscimento è ancora a metà; il secondo tempo si giocherà in Conferenza Stato-Regioni e non sarà facile portare a casa il risultato sperato. Per adesso – se l’oss dovesse entrare nell’area socio sanitaria “si entra nudi, senza niente, uguale come adesso”, bisogna capire come si esprimerà il senato e cosa possiamo portare a casa con il contratto.

Tra l'altro, nessun sindacato ha speso due righe per gli infermieri generici e per le puericultrici, (oltre 30 mila) solamente il Dottor Proia, con modo vellutato ha accennato il problema di queste figure ad esaurimento, ed esaurite da tanta trascuratezza, ricordando gli errori commessi in passato, tra sanatorie discriminanti e collocazioni in ruoli obsoleti.

Appare chiaro, che non c’è volontà politica e sindacale per nessuno se non per elargire solamente le tessere intellettuali con evidenza di un baronato infermieristico.

Sulla costituzione di Aree “prestazionali” proposta dall’Aran abbiamo delle grosse perplessità poiché non affronta le grandi problematiche che riguardano il lavoro, pare che venga richiamato e riciclato il comma 566, spinta con varie proposte dell’ipasvi come se fosse Lei la controparte delle Regioni e non i Sindacati, una specie di percorso, dove alcuni operatori devono passare attraverso una serie di porte con abili espedienti contrattuali cioè di scappatoie escogitate dai burocrati che definirei “pluralismo professionale” - “la classificazione delle professioni in aree, la definizione delle aree in termini prestazionali”, una parificazione non giuridica ma funzionale tra professioni diverse sull’uso e sull’impiego delle professioni secondo necessità non più secondo norme, o profili, o competenze predefinite.

La logica che pone l’Aran non è quella del lavoro di equipe, della multidisciplinarietà, della complementarietà tra le professioni ma è quella della loro intercambiabilità per abolire norme a livello regionale sui rapporti tra le professioni cioè tra medici e infermieri e tra infermieri e oss attraverso un contratto a costo zero.

Angelo Minghetti
Federazione Nazionale Migep


02 novembre 2017
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