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Sulla sanità il Governo deve darsi una svegliata

04 GEN - Gentile Direttore,
oltre alla ricorrenza dei 40 anni del SSN è bene ricordare che sono anche passati esattamente 70 anni da quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite deliberò la Dichiarazione Universale dei diritti umani. Sempre nello stesso anno è entrata in vigore la nostra Carta Costituzionale, che ha recepito nel suo insieme i principi ispiratori della Dichiarazione suddetta. Risulta impossibile non associare queste tre ricorrenzee domandarsi se le democrazie liberali, compresa la nostra, abbiano protetto e riconfermato nel corso degli anni i valori contenuti in quei documenti, o se invece non se ne siano allontanate o li abbiano addirittura minati.

Circostanziando all’ambito sanitario, si sta assistendo da parte del ministero allo sviluppo di azioni per il recupero di valori contenuti nella Carta, quali l’universalismo e l’equità delle cure. Duole però constatare che le apprezzabili misure che si stanno sviluppando non sono sufficienti per promuovere il cambiamento auspicato: per essere davvero efficaci devono essere corroborate da un intervento riformatore di tutto ilSistema Sanitario Pubblico. Tali provvedimenti risultano insufficienti in quanto di natura marginalista e manutentiva.


In effetti, bisogna tener conto che il sinistro bombardamento perpetrato ai danni del nostro sistema sanitario nel corso degli anni, l’hanno minato a tal punto da rendersi necessario un approccio riformistico di sistema che lo ricostruisca a partire dalle sue fondamenta, dai suoi capisaldi.

E’ arrivato pertanto il momento di accogliere le sollecitazioni arrivate da più parti. Mi riferisco, per esempio, a quelle del Prof. Ivan Cavicchi che suggerisce da diverso tempo la necessità di una quarta riforma. Un rinnovamento diventato urgente per recuperare il ritardo storico che ha allontanato il nostro SSN dai valori della Carta.

Eppure è sorprendente constatare come il ministero non percepisca questa capitale necessità e non abbia pertanto allo studio un progetto riformatore. Esistono le sensibilità, le intelligenze e le competenze che possono collaborare. E’ spiazzante constatare come non “si approfitti” di questo capitale.

Se il ministero a guida Cinquestelle vuole mantenere fede al proprio vessillo dimostrando di rappresentare davvero “il cambiamento”, se vuole scrivere una bella pagina di storia, allora l’unica strada possibile è quella del riformismo con un progetto sulla Sanità con un orizzonte più ampio dell’istante e certamente in contrapposizione alle proposte politiche che si sollecitano in maniera incessante in questo periodo. Proposte le cui idee vanno nella direzione di indebolire ulteriormente la sanità già afflitta da molti problemi.

Mi riferisco nello specifico alle richieste delle tre Regioni di avere maggiori poteri in ambito sanitario. Le istanze presentate risultano dissonanti rispetto ai valori della Carta, nonché foriere di ulteriore discriminazione.

In definitiva, si vuole ancorare ancor più un diritto fondamentale ai venti effimeri delle politiche regionali, alle concezioni personali dei singoli assessori, alle loro competenze. E’ conveniente per la nostra società ormeggiare il “Diritto per eccellenza” nel porto di coloro che avanzano queste richieste? Pensiamo che sia prudente vincolare al livello locale “il Diritto”che è da ritenere padre di tutti gli altri diritti? Diritto senza il quale è difficile esercitare appieno gli altri diritti? In definitiva, stiamo parlando di quel “Diritto” che per sua intrinseca natura è propedeutico a tutti gli altri. Vogliamo che i Governatori Regionali siano sempre più i protettori di questo bene? Pensiamo che la loro richiesta sia guidata solo da senso eticoe da nessuna aspirazione al potere?

Sono certo che questa “secessione dei ricchi” porterebbe più problemi che benefici agli italiani; sono altresì certo che predisporrebbe uno scenario tale per cui si incrementerebbero le discriminazioni, per questo lo ritengo di dubbia costituzionalità perché va in direzione contraria rispetto a quanto predisposto dall’art.3della Carta Costituzione.

Per il bene degli italiani, ritengo al contrario che si debba intraprendere il percorso del riformismo straordinario che interpreti e rafforzi i valori della Carta. E’ necessario manifestare il proprio dissenso verso la proposta avanzata dalle Regionie richiamare il governo sulla necessità di avviare la quarta riforma. Urge sollecitarlo affinché promuova un riformismo serio partendo dall’istituzione di una commissione con delle competenze e delle sensibilità riformatrici cui dare il compito di redigere una proposta.

Un ripensamento riformatore è condizione vincolante affinché la sanità del ventunesimo secolo sia al passo con i tempi e sia allineata ai principi solidaristici della Carta. Una riforma per riempire il gap della complessità. Ossia l’abisso tra l’enorme complessità dell’ammalato e della società contemporanea e la rudimentale e disomogenea Sanità Pubblica attuale.

Antoine Bayda
Medico chirurgo, specialista in ematologia


04 gennaio 2019
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