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Le donne in sanità e l’equilibrio (che manca) tra famiglia e lavoro

08 MAR - Gentile Direttore,
all’improvviso la Fnomceo si accorge che si va verso una: femminilizzazione della medicina. La tendenza è questa: si assiste ad un incremento di giovani specializzande supervisionati da medici della generazione “baby-boomer” e più delle volte direttori di clinica declinati al maschile. In Italia, la generazione dei baby-boomer potrebbe, usufruendo della quota cento e per l’età, lasciare il servizio sanitario. Questo potrebbe portare ad ulteriore svuotamento del sistema sanitario, senza che il sistema è pronto a gestire questa nuova sfida.
 
Attualmente queste giovane colleghe hanno diversi scogli nel loro percorso professionale.
Gli anni in cui ci si aspetta la massima produttività a livello sono gli anni in cui le donne interrompono le loro attività lavorativa a causa della maternità; tuttavia, si è osservato come le donne, una volta cresciuti i figli, hanno una produttività superiore rispetto agli uomini nella seconda fase del loro percorso professionale.

 
In un recente report sulla sanità inglese viene sottolineato che circa il 10,7% delle donne lavorano part-time e questo part-time nel 91,2% è in relazione alla genitorialità. suggerendo che il peso di avere figli è probabilmente ancora più spesso con la madre che con il padre. Un altro studio, che ha affrontato l'impatto del genere e della genitorialità sulle carriere dei medici, ha riportato che i medici di sesso femminile, specialmente quelli con figli, avevano un tasso di occupazione più basso e punteggi più bassi rispetto ai loro colleghi maschi della stessa età, le donne avevano un punteggio minore di anzianità, meno probabilità di avere un mentore, più probabilità di lavorare in un piccolo ospedale o studio privato e meno probabilità di aspirare a posizioni apicali ospedaliere o accademiche. Questo si traduce spesso in una minore soddisfazione lavorativa da parte delle donne con maggiori fenomeni di burn-out.
 
Le statistiche non tengono conto di quante non continuano a lavorare per la mancanza di supporto nel difficile equilibrio lavoro-famiglia.
In questo momento ci possiamo permettere di non ottimizzare i talenti femminili? Dobbiamo avere una visione che guarda ai prossimi: Nel 2025 potrebbero mancare in Italia circa 16.500 medici specialisti nel settore pubblico e se non ottimizziamo le colleghe donne questa situazione potrebbe ulteriormente peggiorare.
 
Che possiamo fare per non perdere la loro professionalità? Si dovrebbero creare dei modelli femminili e questo role-modelling potrebbe facilitare l’ingresso di più donne in posizioni apicali ospedaliere. Un altro approccio è “Fix the institutions” cercando di adattare i modelli organizzativi rendendoli più alla portata delle esigenze delle donne: iniziare la visita dopo l’apertura degli asili, evitando riunioni dopo la chiusura degli asili, flessibilità dell’orario di lavoro, accesso in remoto a cartelle cliniche con protezione della privacy dei pazienti. Tutte queste azioni potrebbero facilitare l’integrazione delle donne in un percorso di lavoro che permette loro di gestire l’equilibrio famiglia-lavoro.

Valeria Caso
Past president European Stroke Organisation
Diriegente Medico I livello,
Ospedale Santa Maria della Misericordia
Perugia


08 marzo 2019
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