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Coronavirus. Dalle Regioni le linee guida per le Unità speciali di continuità assistenziale. Ecco come dovranno essere gestiti i pazienti che non necessitano il ricovero

di Luciano Fassari

Queste Unità sono previste dal Dl 14/20 e lo standard è di un presidio ogni 50.000 abitanti e a loro spetta la gestione domiciliare dei pazienti affetti dal virus che non necessitano di ricovero. Il reclutamento dei medici potrà avvenire per chiamata diretta. Non saranno applicate le normative sul massimale orario. Per i corsisti in Medicina generale che lavoreranno nelle Unità tutte le ore dovranno essere considerate a tutti gli effetti quali attività pratiche e non ci sarà la sospensione della borsa.

17 MAR - Il decreto 14/20 prevede l’istituzione di una unità speciale ogni 50.000 abitanti per la gestione domiciliare dei pazienti affetti dal virus che non necessitano di ricovero ospedaliero. Per rendere uniforme l’applicazione della misura le Regioni hanno per questo adottato delle linee guida.
 
Ricordiamo che possono far parte dell'unità speciale: i medici titolari o supplenti di continuità assistenziale; i medici che frequentano il corso di formazione specifica in medicina generale; in via residuale, i laureati in medicina e chirurgia abilitati e iscritti all'ordine di competenza. L'unità speciale è attiva sette giorni su sette, dalle ore 8.00 alle ore 20.00, e ai medici per le attività svolte nell'ambito della stessa è riconosciuto un compenso lordo di 40 euro ad ora.
 
Ma torniamo al documento delle Regioni. Innanzitutto per il reclutamento si prevede la chiamata diretta con pubblicazione di avviso aziendale di disponibilità, mediante scorrimento delle graduatorie aziendali per incarichi a tempo determinato. Qualora la procedura richieda la definizione di una graduatoria gli incarichi ai medici verranno assegnati tenendo conto dell’ordine di arrivo delle domande di partecipazione e, in subordine, a parità di posizione, dei seguenti criteri di priorità: minore età al conseguimento del diploma di laurea, voto di laurea e anzianità di laurea.

 
Numero di Unità da attivare. Nel documento delle Regioni si precisa che il numero (lo standard è di 50 mila abitanti) è da considerare indicativo ed è direttamente proporzionale alla situazione della diffusione del virus così come l’individuazione delle sedi delle unità speciali di continuità assistenziale.Ogni unità speciale di continuità assistenziale dovrà essere costituita da un numero di medici pari a quelli già attivi nella sede di continuità assistenziale prescelta o da un numero congruo rispetto alla casistica. Le Regioni potranno però valutare, in relazione alla necessità di sorveglianza, l’integrazione delle unità con personale di supporto.
 
Le Regioni specificano poi che per i medici facenti parte delle unità speciale di continuità assistenziale non si applicano le disposizioni in tema di limiti massimi di orario.
 
Ribadito poi che per i corsisti in medicina generale tutte le ore di attività erogate nell’ambito delle unità speciali di continuità assistenziale dovranno essere considerate a tutti gli effetti quali attività pratiche, da computarsi nel monte ore complessivo. In ogni caso la borsa di studio non sarà sospesa
 
Le Regioni infine specificano che le attività relative a tutti i trienni dei corsi di formazione specifica in medicina generale attualmente attivi (2017-2020; 2018-2021), qualora non siano effettuabili con modalità di formazione a distanza, sono sospese.
 
Luciano Fassari

17 marzo 2020
© Riproduzione riservata


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