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“Vi presento le cure oncologiche personalizzate”. Intervista a Nicola Normanno (INT Pascale)

30 LUG - Farmaci come missili intelligenti, molecole bersaglio sempre più specifiche, approccio sempre più multidisciplinare: non c’è dubbio che la ricerca oncologica abbia avuto negli ultimi anni una spinta in avanti prorompente, seppure ancora non si sia trovata cura definitiva al cancro.
 
Si è aperta l’era della medicina personalizzata, dicono gli esperti. Si legge sui giornali che si basa sul concetto di colpire solo le specificità della neoplasia, senza danneggiare i tessuti sani dell’organismo. In un certo senso sembra ridonare al paziente il ruolo che dovrebbe avere: al centro della cura e della terapia. Ma cosa sono in realtà le cure oncologiche personalizzate? Funzionano veramente così bene? Sono per tutti?
 
Abbiamo posto queste ed altre domande a Nicola Normanno, direttore del dipartimento di Ricerca dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione G. Pascale di Napoli e uno tra i massimi esperti italiani in questo campo.
                                     

Prima di tutto, per poter parlare di cure personalizzate in campo oncologico, bisogna capire cosa siano. Perché se ne sente parlare sempre di più?
“La terapia dei tumori si è basata per molto tempo sull’impiego esclusivo dei farmaci chemioterapici, che sono in grado di uccidere le cellule tumorali ma danneggiano anche le cellule normali. La conoscenza sempre più approfondita dei meccanismi che consentono alla cellula tumorale di crescere e di sopravvivere ha consentito di disegnare farmaci in grado di bloccare questi meccanismi in maniera selettiva nelle sole cellule tumorali. Questi sono proprio i farmaci molecolari, i cosiddetti farmaci personalizzati.”
 
Sui giornali del settore si sente spesso parlare i buoni risultati i farmaci molecolari. Ma quali sono le differenze di outcome e di qualità della vita nei pazienti che si sottopongono a terapie con questo tipo di medicinali, rispetto ai trattamenti standard?
“Premesso che solo alcuni pazienti hanno le caratteristiche per poter essere trattati con i farmaci molecolari, l’impiego di questi agenti può avvenire in combinazione con la chemioterapia o come singolo farmaco. Nelle combinazioni, i farmaci molecolari aumentano l’attività dei farmaci chemioterapici, in genere con solo un modesto aumento di tossicità rispetto all’impiego della sola chemioterapia. In alcuni pazienti con tipologie specifiche di tumori i farmaci molecolari usati da soli hanno dimostrato una attività superiore alla chemioterapia e rappresentano la terapia di prima scelta. In questi casi l’introduzione delle cure personalizzate ha di fatto rivoluzionato la storia naturale della malattia, garantendo un significativo aumento di sopravvivenza con effetti collaterali minimi o assenti che consentono al paziente di svolgere una vita pressoché normale.”
 
In che direzione va la ricerca, quali sono le novità e gli ambiti di studio a suo avviso più interessanti?
“Le novità in questo campo sono molte. L’impiego di nuove tecnologie di indagine sta consentendo di individuare nuove alterazioni genetiche per le quali sono già disponibili inibitori specifici. Molti farmaci molecolari sono in corso di sperimentazione e potrebbero essere presto impiegati nella pratica clinica quotidiana. Inoltre, le nostre conoscenze sui meccanismi di resistenza delle cellule tumorali a questi nuovi agenti stanno aumentando di giorno in giorno. Insomma, la combinazione di tutte queste nuove tecnologie e conoscenze potrebbe consentirci in un futuro ormai prossimo di trattare i pazienti oncologici anche con diverse linee di trattamento non-chemioterapico, garantendo quindi una buona sopravvivenza con una accettabile qualità di vita.”
 
Quando si parla di oncologia e immunologia, l'Italia sembra essere piuttosto all'avanguardia. Quanta ricerca di questo tipo si fa effettivamente in Italia?
“L’Italia sta contribuendo in maniera significativa allo sviluppo della medicina personalizzata in oncologia, come dimostrato dalla importante mole di lavori scientifici pubblicati dai ricercatori italiani in questo specifico settore. I fondi rappresentano sempre una nota dolente nel panorama della ricerca in Italia, per la scarsezza di fondi pubblici e privati disponibili. Per quanto riguarda le strutture, esiste un divario importante tra Nord e Sud del paese, anche se paradossalmente alcuni dei contributi più importanti allo sviluppo della medicina personalizzata vengono da ricercatori di strutture meridionali.”
 
Le difficoltà che sta incontrando oggi questo tipo di ricerca sono solo di carattere finanziario?
“No. Oltre a quelle di ordine economico per la scarsa quantità di finanziamenti disponibili, le difficoltà sono soprattutto legate alla enorme complessità della malattia cancro, alla eterogeneità delle alterazioni molecolari che variano di paziente in paziente ed alla plasticità del tumore, ovvero alla sua capacità di mettere in campo meccanismi per ‘sfuggire’ alla attività dei farmaci, anche quelli più innovativi. A queste difficoltà i ricercatori stanno rispondendo con lo sviluppo di nuove metodologie di indagine e di farmaci sempre più sofisticati che, come accennavo in precedenza, saranno probabilmente in grado nei prossimi anni di superare molti degli ostacoli sinora incontrati nello sviluppo della medicina personalizzata in oncologia.”
 
Ma insomma, potremo presto fare a meno della chemioterapia oppure no?
“Ogni tumore presenta un quadro diverso di alterazioni genetiche che sono responsabili della crescita tumorale, pertanto, la medicina personalizzata in oncologia presuppone la individuazione delle alterazioni presenti nel tumore di ogni singolo paziente così da poter somministrare farmaci molecolari specifici. Tuttavia va ricordato che i farmaci molecolari hanno dimostrato efficacia solo in alcuni casi ben definiti e che la chemioterapia ha salvato e continuerà a salvare moltissime vite umane.”
 
Laura Berardi

30 luglio 2012
© Riproduzione riservata

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