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Covid. Parla Walter Ricciardi: “Si è deciso di non combattere più il virus. Senza interventi su ospedali, scuola e trasporti avremo un autunno disastroso”. E sulla quarta dose non ha dubbi: “Estenderla a over 70 e operatori sanitari”

di Giovanni Rodriquez

"Questo sarebbe il momento di creare un grande piano articolato su diversi punti: proteggere con il vaccino fin da subito le persone più fragili, attrezzare le scuole con sistemi di areazione adeguati, potenziare i mezzi di trasporto pubblico lasciando per questi l'obbligo di utilizzo delle mascherine e allargare immediatamente la platea per la quarta dose anche a over 70 e operatori sanitari. Se non facciamo queste cose è certo che avremo un autunno catastrofico". Quanto ai nuovi vaccini, "Moderna è quello più avanti nel processo di autorizzazione"

06 LUG -

"Ogni strategia non incentrata a combattere questo virus è destinata a procurarci dei problemi seri". Ne è convinto Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza.

E l'Italia, così come il resto dell'occidente, sembra abbia ormai deciso di non combattere più il Covid. Da qui la deflagrazione dei casi in piena estate ed il flop della campagna vaccinale per la somministrazione delle quarte dosi ai più fragili. Senza un immediato intervento di programmazione per gli ospedali, le scuole, i trasporti e la messa in sicurezza delle persone più a rischio, avverte Ricciardi, ci avvieremo verso un "autunno disastroso" che potrebbe vedere non solo un deciso aumento della mortalità proprio tra i più fragili, ma anche una forte pressione sui servizi sanitari. 

Professor Ricciardi, l'impressione è che con il venir meno delle misure restrittive sia calata anche l'attenzione sull'importanza della campagna vaccinale, in particolare per quanto riguarda la somministrazione della quarta dose. È così?
Per quanto riguarda le quarte dosi, ma anche per le misure di contrasto al virus, io avevo dato indicazioni già da aprile al Ministero della Salute suggerendo come intervenire. Ci sono state però delle difficoltà visto che tutti i Paesi europei avevano già avviato percorsi per un ritorno alla normalità. In Italia siamo riusciti a mantenere solo l'obbligo di utilizzo delle mascherine sui treni, sui mezzi di trasporto e negli ospedali. Troppo poco. L'impressione è che ormai un po' ovunque si sia deciso di smettere di combattere il virus. Anche il superamento dello stato di emergenza non ha aiutato, siamo tornati ad uno stato di normalità in cui le decisioni sono frammentate e, soprattutto, tardive. Di fronte ad un’opinione pubblica molto stanca si è deciso di scendere compromessi tutti al ribasso. Si è cessato di combattere il virus autorizzando comportamenti che, come vediamo oggi, hanno contribuito a far deflagrare il numero di contagi. Un altro elemento sul quale si è tornati ad una frammentazione operativa è stata poi la vaccinazione.

È per questo che meno del 30% della platea degli aventi diritto ha oggi ricevuto la quarta dose?

La frammentazione operativa ha senz'altro contribuito a questo risultato. Mentre prima la struttura commissariale di Figliuolo garantiva una rapidità di approvvigionamento e somministrazione attraverso gli hub, oggi siamo tornati alla normalità. E noi sappiamo come questa normalità non sia adeguata al raggiungimento degli obiettivi vaccinali, ad eccezione dei bambini per i quali i vaccini sono però obbligatori per andare a scuola. Questa normalità si traduce quindi in una scarsa copertura che non farà altro che preparare la strada ad un autunno disastroso.

Molte persone oggi preferiscono non farsi somministrare la quarta dose per attendere i nuovi vaccini aggiornati. Cosa possiamo dire loro?
Alle persone fragili e agli over 80 posso dire di fare immediatamente il vaccino e di non attendere perché per loro si tratta a tutti gli effetti un'operazione salvavita. Non arrivate in condizioni di vulnerabilità a settembre quando ricominciando le scuole si rimetterà in moto un processo di infezione trainato da un virus che è il più contagioso mai conosciuto dall'inizio della storia della microbiologia.

Già oggi, con oltre 100 mila nuove diagnosi al giorno il rischio per loro di infettarsi è enorme.
A mio parere oggi viaggiamo su numeri ben superiori ai 100mila nuovi casi al giorno, il numero reale sarà almeno doppio se non triplo. E questo anche perché i vaccini sono sì dei salvavita, proteggendo dalla malattia grave e dalla morte, ma riescono ad incidere in misura ben più ridotta contro l'infezione.

Nell'attuale contesto epidemiologico si può raccomandare ai fragili e alle persone che convivono con loro l'uso delle mascherine?
Ma certamente, devono continuare a tenere alto il livello di attenzione per quanto riguarda i contatti e la frequentazione nei luoghi pubblici. E devono farsi somministrare la quarta dose il prima possibile per essere protetti dai rischi più gravi.

Se queste sono le premesse, a livello di organizzazione ospedaliera, scuole e trasporti siamo pronti ad affrontare il prossimo autunno?
Ad oggi è sicuro che andremo incontro a problemi importanti. Questo sarebbe il momento di creare un grande piano articolato su diversi punti: proteggere con il vaccino fin da subito le persone più fragili, attrezzare le scuole con sistemi di areazione adeguati, potenziare i mezzi di trasporto pubblico lasciando per questi l'obbligo di utilizzo delle mascherine e allargare immediatamente la platea per la quarta dose anche a over 70 e operatori sanitari. Se non facciamo queste cose è certo che avremo un autunno catastrofico con un aumento enorme della mortalità dei fragili e una forte pressione sui servizi sanitari.

Quanto alla prossima campagna vaccinale di massa, verranno utilizzati i vaccini aggiornati e sarà aperta a tutti?
I vaccini aggiornati alla variante Omicron di Pfizer e Moderna sono già in rolling review all'Ema. Quello di Moderna sembra essere più avanti nel suo processo di autorizzazione, ma oggi è ancora troppo presto per parlare nel dettaglio della prossima strategia vaccinale. Forse si potrebbe ragionare su una vaccinazione universale per priorità. 

Ma è vero che con varianti così trasmissibili non esistono strategie di contenimento capaci di funzionare?
Non è vero. Le misure di protezione funzionano e servono ad attenuare una circolazione bruciante che mette a rischio proprio la vita dei più fragili.

Possiamo però dire che con queste varianti è ormai superato il concetto di immunità di popolazione?
Sì, abbiamo ormai capito che con queste varianti non ci sarà immunità di popolazione perché le persone si reinfettano. Tra l'altro più volte una persone si reinfetta più aumentano le probabilità di avere disturbi da long Covid. Anche con Omicron la negativizzazione resta piuttosto lenta, in media ci voglio dai 10 ai 20 giorni. Per questo il virus va combattuto. Ogni strategia non incentrata a combattere questo virus è destinata a procurarci dei problemi seri.

Giovanni Rodriquez



06 luglio 2022
© Riproduzione riservata

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