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La "seconda" vita dei bifosfonati. Dalla cura dell'osteoporosi a "super" vaccini

Già utilizzati per il trattamento dell'osteoporosi, i farmaci potrebbero essere oggetto di un re-positioning in farmacologia. Il loro uso potrebbe essere “spostato” alla produzione di vaccini. In particolare in caso di antigeni scarsamente immunogenici, negli anziani o in altri pazienti immunologicamente compromessi.

29 OTT - I bifosfonati sono farmaci clinicamente approvati e già utilizzati da milioni di pazienti come inibitori del riassorbimento osseo nel trattamento dell’osteoporosi. Ma che presto potrebbero essere utili nella produzione vaccini efficaci. A dirlo è una ricerca è pubblicata sulla rivista Cell Reports e finanziata dallo European Research Council e dalla Fondazione Armenise-Harvard. Lo studio, condotto da Matteo Iannacone e dal suo team dell’Unità Dinamica delle Risposte Immunitarie dell’IRCCS Ospedale San Raffaele ha infatti svelato una nuova imprevedibile proprietà di questi farmaci: se somministrati in dosi clinicamente rilevanti aumentano notevolmente le risposte anticorpali.
 
 
Si tratta di un altro importante caso di serendipity nella ricerca scientifica: si è notato infatti che molti farmaci già approvati per alcune patologie tengono nascoste nuove e interessanti proprietà farmacologiche per malattie completamente diverse.
La produzione di vaccini sicuri ed efficaci richiede, oltre a componenti derivati dai microrganismi contro i quali si vuole sviluppare una risposta immune (gli antigeni), l’utilizzo di sostanze addizionali, chiamati adiuvanti, per stimolare l’immunità protettiva. Gli attuali vaccini sono più sicuri ma hanno minore capacità immunogenica e sono pertanto più adiuvante-dipendenti rispetto a quelli più vecchi. Nonostante decenni di ricerche in questo campo, solo quattro adiuvanti sono stati finora approvati, e l’innalzamento delle norme di sicurezza ha rallentato la commercializzazione di nuove sostanze.

 
La ricerca di Iannacone e dei suoi collaboratori ha evidenziato la proprietà dei bifosfonati di agire come adiuvanti. Afferma Iannacone: “Siamo riusciti a dimostrare che la somministrazione di dosi clinicamente rilevanti di bifosfonati aumenta notevolmente le risposte anticorpali a virus vivi o inattivi, proteine, apteni e formulazioni di vaccini esistenti. Abbiamo scoperto che i bifosfonati esercitano questa attività adiuvante indipendentemente dai meccanismi cellulari e molecolari attraverso i quali si pensa che agiscano tutti gli adiuvanti approvati. I bifosfonati inducono direttamente i linfociti B, cellule deputate alla difesa del nostro organismo, ad aumentare la loro espansione e la produzione di anticorpi non appena si incontrano con l’antigene”.
 
Questa ricerca in particolare dimostra alcuni vantaggi: accorcia i tempi di approvazione clinica, avendo i bifosfonati già superato i test tossicologici e taglia i costi di sviluppo. Si tratta infatti di una nuova strategia nella progettazione farmacologica, detta re-positioning.
I bifosfonati permetterebbero di diminuire la quantità di antigeni richiesti per sviluppare la protezione vaccinale, diminuendo così i costi di produzione, soprattutto quando è urgente una vaccinazione su larga scala con attrezzature di produzione limitate; permetterebbero inoltre l’immunizzazione con meno dosi di vaccino, per esempio in caso di vaccinazioni che richiedono iniezioni multiple oppure in situazioni particolarmente difficili e in paesi ad alto rischio epidemico.
Se confermati da trials clinici su larga scala, i risultati di questa ricerca suggeriscono quindi che i bifosfonati possano essere utilizzati come adiuvanti nello sviluppo di nuove preparazioni di vaccini, e particolarmente utili in caso di antigeni scarsamente immunogenici. Per esempio negli anziani o in altri pazienti immunologicamente compromessi, le risposte immunitarie ai vaccini tradizionali possono essere diminuite e l’aggiunta di bifosfonati potrebbe aumentare la potenza della risposta immunitaria.

29 ottobre 2013
© Riproduzione riservata


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