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Chirurgia plastica. Le "belle bugiarde". Ovvero, mi ritocco ma non lo dico

La maggior parte delle pazienti non rivela di essersi sottoposta al ritocco neanche al partner e alle amiche. Due le ragioni principali:  il desiderio di sembrare naturalmente belle, senza alcun aiuto esterno, e quello di evitare le opposizioni. I trattamenti più frequenti sono filler e tossina botulinica. Il report della Sicpre.

21 DIC - Sono quasi esclusivamente donne, hanno in media tra i 35 e i 55 anni e in generale appartengono a un livello socio-economico medio, medio-alto.
È questo l’identikit della paziente che fa chirurgia plastica e trattamenti di medicina estetica, sì, ma non lo dice neanche al partner e nemmeno all’amica del cuore.  Nel corso della tavola rotonda 'Chirurgia estetica, chi la fa e non lo dice?', i membri del Consiglio Direttivo della Sicpre, l’associazione che raccoglie l’80% dei chirurghi plastici presenti nel nostro Paese, hanno individuato i tratti salienti di questa fascia di pazienti.

“Le abbiamo chiamate pazienti silenziose, o belle bugiarde – dice Fabrizio Malan, presidente della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica –. Sono un target con esigenze estremamente precise per quanto riguarda il periodo dell’intervento e con esigenze altrettanto minuziose in termini di informazioni sul decorso post-operatorio, proprio perché la volontà di non far sapere niente a nessuno richiede la massima preparazione su tutti i fronti”.


Le ragioni del segreto. Cosa spinge i pazienti (ma si tratta di donne, nell’oltre 90% dei casi) a non svelare il ritocco? “In sintesi, le ragioni principali sono due – dice ancora Malan -: il desiderio di sembrare naturalmente belle, senza alcun aiuto esterno, e quello di evitare le opposizioni del partner, opposizioni che nascono sia per ragioni economiche, sia per volontà di controllo, a volte espressa anche con un ‘sei già bella così’. In ogni caso, anche a costo di programmare l’intervento mentre il partner è via per lavoro, queste donne non rinunciano al trattamento a cui hanno deciso di sottoporsi”. I più frequenti, a pari merito, sono filler e tossina botulinica, che se ben eseguiti lasciano dietro di sé, e solo in alcuni casi, piccole ecchimosi. Ma non mancano le più “sfacciate” (o coraggiose), che nella stessa modalità segreta si sottopongono anche alla blefaroplastica, l’intervento che permette di ringiovanire le palpebre ed eliminare le borse sotto gli occhi, alla mastoplastica additiva e alla lipoaspirazione, rispettivamente per aumentare il volume delle mammelle e per ridurre le adiposità localizzate. 

Ricostruzione dell’imene l’intervento con crescita maggiore. Le “belle bugiarde”, in generale, costituiscono un target stabile. Ma il discorso non vale per le pazienti che hanno deciso di sottoporsi a ritocchi ai genitali e soprattutto, in una fascia d’età decisamente più bassa, alla ricostruzione dell’imene. “Sembra proprio questo l’intervento ‘segreto’ in crescita più rapida, anche se in generale va segnalato il notevole incremento di tutti gli interventi estetici ai genitali femminili – spiega Malan -. In base ai dati della Società Italiana di Chirurgia Ginecologica, nel 2012 hanno fatto registrare + 24 % rispetto all’anno precedente. Per quanto riguarda la nostra osservazione, gli interventi estetici ai genitali femminili più eseguiti sono la riduzione delle piccole labbra e l’aumento delle grandi labbra. La ricostruzione dell’imene presenta numeri più esigui, ma tra quelli segreti è quello che cresce di più”.

“Sono stata dal dentista”. Regina della programmazione, la “bella bugiarda” di solito si informa bene su quali possono essere gli eventuali indizi rivelatori del ritocco. E si prepara di conseguenza. “Per quanto emerso nel corso della tavola rotonda, ci sono pazienti che spiegano l’aumento del seno con l’assunzione della pillola contraccettiva – dice Malan -, e altre che riconducono la silhouette decisamente migliorata all’inizio dell’allenamento con il personal trainer”. Per tutti i casi di edemi ed ecchimosi del viso, invece, di solito è colpa di un intervento dal dentista (prima risposta data a chi fa una domanda specifica), o di un piccolo incidente domestico (la classica botta contro un armadietto della cucina). Last but not least, chi si è sottoposta a un intervento di rinoplastica riconduce il tutore indossato per 10 giorni e lividi e gonfiori impossibili da nascondere a un intervento al naso, sì, ma solo limitato al setto, per risolvere problemi di respirazione. Dalla nostra tavola rotonda è emerso che, in alcuni casi, lo sforzo di nascondere il post-operatorio è totalmente inutile, visto che le persone più vicine alla paziente, e in alcuni casi lo stesso partner, non si accorgono neanche del cambiamento a convalescenza conclusa”.

21 dicembre 2014
© Riproduzione riservata


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