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25 SETTEMBRE 2016
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Sostituzione transcatetere della valvola aortica. Bene anche a novanta anni

L'età non dovrebbe indurre a escludere da questo tipo di intervento i pazienti più anziani con stenosi severa dell'aorta. Lo ha dimostrato uno studio apparso sul Journal of the American College of Cardiology.

30 MAR - (Reuters Health) - I pazienti novantenni con stenosi severa dell’aorta possono beneficiare della tecnica transcatetere di sostituzione della valvola aortica (TAVR – transcatheter aortic valve replacement). A dimostrarlo è un’analisi pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology. “L’età – spiega Health Michael Mack del The Heart Hospital Baylor Plano di Plano, in Texas – non dovrebbe essere un criterio di esclusione di questi pazienti. Si tratta di persone selezionate e non tutti i novantenni possono sottoporsi a questo tipo di intervento miniinvasivo”. La TAVR è sempre più usata per trattare la stenosi severa in pazienti che non possono sottoporsi a intervento chirurgico a cuore aperto, ma gli effetti di questa tecnica su persone con più di novant’anni non sono mai stati studiati, dal momento che pazienti così anziani vengono presi solo di rado in considerazione nei trials clinici.
 
Lo studio
Mack e colleghi, per lo studio, hanno utilizzato i dati raccolti dalla Società di Chirurgia Toracica dell’American College of Cardiology relativamente alla terapia transcatetere delle valvole. I ricercatori hanno quindi paragonato le procedure, l’andamento a 30 giorni e a un anno dall’intervento su 3773 novantenni e 20.252 pazienti più giovani che si sottoponevano a TAVR. La quota di decessi tra i novantenni in ospedale è stata leggermente più alta rispetto ai pazienti più giovani (6,5% contro 4,5%), così come la mortalità a 30 giorni, 8,8% contro 5,9%, e a un anno, 24,8% tra i novantenni e 22% tra pazienti più giovani. “Ci sono stati 24 pazienti ultracentenari che non sono deceduti dopo 30 giorni dalla TAVR e che hanno registrato un tasso di mortalità pari a 6,6% dopo un anno”, ha dichiarato Mack.


Dopo aver riletto i dati sulla base di diversi fattori prognostici, i novantenni hanno continuato a mostrare un aumento del rischio di mortalità del 46% a 30 giorni dall’intervento, il 20% in più su un anno e il 35% in più del rischio di insufficienza cardiaca a 30 giorni. Il dato sulla qualità della vita è stato inoltre leggermente più basso tra i nonagenari piuttosto che tra i più giovani, a 30 giorni, ma non è significativamente cambiato a un anno di distanza dalla TAVR.
“Se selezionati bene – ha dichiarato Mack – i risultati nei novantenni sono paragonabili a quelli dei pazienti più giovani-. Il registro dei trattamenti dei difetti delle valvole cardiache è l’unico strumento per valutare la riuscita di nuove tecniche subito dopo la loro approvazione e introduzione nella pratica clinica”. “La scelta di eseguire una TAVR in un paziente con più di 90 anni – ha dichiarato William Weintraub del Christiana Care Health System di Newark, in Delaware – è comunque una decisione clinica. E anche se imperfetti, i dati raccolti nello studio mostrano che la procedura può essere fatta sui novantenni e per molti porta allungamento della vita e miglioramento della qualità di vita”.

“Nonostante i numeri dello studio – ha notato l’esperto americano in un editoriale che accompagnava l’articolo – non abbiamo sufficiente esperienza, però, per identificare realmente i pazienti che potrebbero beneficiare da questa tecnica. Così, standard precisi su novantenni non sono, almeno oggi, appropriati”.
 
Fonte: J Am Coll Cardiol 2016
 
Will Boggs MD
 
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

30 marzo 2016
© Riproduzione riservata


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