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Ritardo dello sviluppo. Screening inutili nei bambini fino ai 4 anni

Un gruppo di esperti governativi canadesi, in un lavoro pubblicato dal Canadian Medical Association Journal, suggerisce di non sottoporre i bambini da 1 a 4 anni di età – che non hanno disturbi evidenti – ai test di screening per i disturbi di ritardo dello sviluppo. Oltre a rivelare elevati tassi di falsi positivi, questi test non appaiono utili a migliorare la salute dei piccoli.

30 MAR - (Reuters Health) – La raccomandazione degli esperti della Canadian Task Force on Preventive Health Care rispecchia in gran parte le raccomandazioni degli Stati Uniti per quanto riguarda le evidenze sui ritardi e i disturbi del linguaggio e dello spettro autistico. “Il consiglio vale per bambini di età compresa da 1 a 4 anni che non hanno segni o sintomi di ritardo nello sviluppo”, ha dichiarato Brett Thombs, un membro della Task Force. “Se i genitori pensano che il loro bambino sia in ritardo rispetto ad alcuni traguardi importanti, questo non si applica a quei bambini”, ha detto Thombs, della McGill University di Montreal. I ritardi nello sviluppo possono includere, ad esempio, problemi nelle capacità motorie, nella parola, nel linguaggio, nel pensiero, nelle abilità sociali e nelle attività della vita quotidiana. Gli esperti della Task Force sottolineano che quando questi ritardi persistono, i bambini sono a maggior rischio di difficoltà di apprendimento, problemi comportamentali e menomazioni funzionali più tardi nella vita.
 
Il lavoro della Task force

In ogni caso la Task Force ha commissionato un riesame delle prove esistenti, per verificare se i benefici dello screening per i ritardi nello sviluppo potrebbero essere superiori ai potenziali danni, nei bambini di tutte le età e nei bambini di 1-4 anni, indipendentemente dal fatto che abbiano mostrato o meno segni evidenti di ritardo dello sviluppo.” Gli strumenti di screening sono di solito dei questionari che si basano sull’accumulo di punti fino a un certo limite. – ha spiegato Thombs – Questi punti dovrebbero determinare se i medici devono agire o preoccuparsi”.
 
Due importanti studi randomizzati e controllati sono stati inclusi nel riesame delle prove. Ebbene, gli esperti della Task Force hanno scoperto che gli strumenti di screening, in ultima analisi, non sono utili per migliorare i problemi di salute dei bambini. “Al contrario, gli strumenti di screening mostravano tassi molto elevati di falsi positivi”, ha precisato Thombs.

“Non è consigliabile che i genitori sottopongano ai test i loro figli a meno che non abbiano tutti i segni allarmanti specifici”, ha ribadito Thombs. Ha poi sottolineato che nel mese di febbraio, la Preventive Services Task Force degli Stai Uniti ha dichiarato di non aver trovato, per quanto riguarda i bimbi più piccoli, da 18 a 30 mesi, prove sufficienti per raccomandare uno screening universale per i disturbi dello spettro autistico. Allo stesso modo, nel 2015, la stessa Task Force USA ha dichiarato che non ci sono prove sufficienti per raccomandare ai bambini sotto i cinque anni, uno screening universale per i disturbi della parola e del linguaggio. “Non stiamo suggerendo che genitori e medici non debbano tenere alta la sorveglianza”, ha concluso Thombs. “Se i genitori hanno dei dubbi su tutto, i medici dovrebbero affiancarli e controllare”.

Fonte: CMAJ online

Andrew M. Seaman

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

30 marzo 2016
© Riproduzione riservata


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